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25/02/2026

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Come lo smartworking sta trasformando il benessere del lavoratore e la cultura aziendale

Fowlston (Robert Walter): il lavoro da remoto migliora la salute mentale e la diversità è decisiva per la scelta di carriera

Il remote non è più solo una soluzione operativa: in Italia è diventato un elemento centrale per la qualità della vita sia professionale sia personale. Una indagine di Robert Walter rileva che quasi 7 professionisti su 10 attribiscono al lavoro da casa un impatto positivo sulla salute mentale, evidenziando l'importanza di autonomia, equilibrio vita-lavoro e flessibilità.
Il fenomeno si inserisce in un contesto nazionale in cui lo smartworking è ormai diffuso, con oltre 3,5 milioni di lavoratori che, secondo l'Osservatorio Smartworking del Politecnico di Milano, svolgono almeno parte delle attività in modalità remote nel 2025.

Il 69% degli intervistati ritiene che il lavoro agile migliori l'equilibrio tra vita professionale e personale, riducendo lo stress grazie alla diminuzione degli spostamenti e alla maggiore libertà di organizzare i propri tempi.
Solo il 7% segnala effetti negativi, mentre il 15% dichiara di non usufruire dello smartworking.
Il 63% dei professionisti afferma di rifiutare un'offerta da parte di un'azienda che presta poca attenzione a DEI (diversità, equità e inclusione).
Top 5 evidenze della ricerca:

- Il 70% riconosce un effetto positivo sulla salute mentale.
- Il 69% evidenzia un miglioramento del bilanciamento vita-lavoro.

- il 15% non beneficia ancora del lavoro da remoto.
- Il 7% segnala effetti negativi del remote.
- Il 63% considera la mancatica di attenzione a DEI un motivo per rifiutare un'offerta.
La diversità, l'equità e l'inclusione non sono più concetti teorici: influiscono concretamente sulle decisioni di carriera. La stessa indagine mostra che il 27% dei professionisti rifiuta sicuramente un'offerta da un'azienda con scarso impegno su DEI, mentre il 36% lo farebbe probabilmente. In totale, circa 63% indica la mancatica di attenzione a questi valori come fattore decisivo per scartare una proposta.
Per molti, la flessibilità del smartworking e l'impegno su DEI costituiscono il "contratto psicologico" con l'impresa. Professionisti di generazione Z, in particolare, richiedono ambienti che rispettino sia le loro esigenze personali sia i loro valori sociali, più di un semplice salario o titolo di ruolo.


"Sempre più professionisti vedono nello smartworking non solo un vantaggio operativo ma un fattore determinante per la propria salute mentale. Allo stesso modo, l'impegno verso diversità, equità e inclusione non è un lusso etico, ma un elemento tangibile che condiziona scelte di carriera e retention", commenta Toby Fowlston, Ceo di Robert Walters

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