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25/02/2026

economia

Scegli il tuo veleno: geopolitica o intelligenza artificiale

Morris (BNP Paribas AM): l'AI sta cambiando i margini e la volatilità dei titoli tech, con utili in crescita ma guidance più cauta

AI è al centro dell'attenzione dei mercati. Alphabet, la holding di Google, ha annunciato nuovi investimenti in conto capitale molto superiori alle stime precedenti. L'aumento dei costi suggerisce margini di profitto più stretti. Allo stesso tempo, la diffusione di strumenti Open source riduce le potenziali entrate dei concorrenti, sollevando dubbi sulla sostenibilità di spese così ingenti.
"È difficile quantificare l'impatto complessivo della ?distruzione creativa' generata dall'AI sul mercato del lavoro e sulla domanda dei consumatori, soprattutto quando le competenze professionali diventano improvvisamente molto meno preziose e si perdono posti di lavoro", afferma Daniel Morris, Chief Market Strategist e Co-head of the Investment Insights Centre di BNP Paribas AM.

La volatilità del settore tecnologico è stata circa il doppio rispetto al resto del mercato dall'estate scorsa. Gli analisti hanno ancora tempo per valutare l'effetto netto di questi fattori e adeguare le previsioni sugli utili.

Nel breve periodo si consiglia prudenza. Quasi la metà delle società incluse nell'indice Nasdaq 100 deve ancora comunicare i risultati trimestrali. Per quelle che hanno già pubblicato i conti, la crescita degli utili è dell'11% complessivo, in linea con le attese. Per lo S&P 500 la crescita è del 14% e le sorprese positive sono dell'8%, spiegando la sovraperformance dei titoli non tecnologici.
Le indicazioni positive ("guidance") fornite dai CEO sono nuovamente in calo, pur rimanendo su livelli storicamente elevati.
Sul piano strategico, Morris ritiene che il trend rimanga favorevole per il tech. Attualmente, si prevede un incremento dei profitti delle aziende tech del 31% quest'anno, contro appena il 10% dei titoli non tech (per il 2025 le stime sono rispettivamente del 26% e del 6%). Il divario ampio rende improbabile una inversione di tendenza, a meno di un forte peggioramento delle prospettive di profitto o di una riduzione significativa delle valutazioni.

Il rischio di valutazione appare più marcato per i titoli "value". Lo z-score del rapporto prezzo/utili prospettico per il Nasdaq100 è 0,2, mentre per i mercati emergenti è pari a zero. Per indici value come MSCI Japan e Russell1000 Value, lo z-score è 1,8; l'Europa registra 0,5, sopra la media ma non a livelli estremi.
"Gli eventi recenti rafforzano l'importanza di una buona diversificazione dell'esposizione al settore tecnologico, sia tra industrie diverse sia tra aree geografiche, includendo mercati sviluppati ed emergenti", prosegue Morris.

La recente sorpresa positiva dell'indice ISM manifatturiero USA a gennaio, 52,6, evidenzia un potenziale rischio per lo scenario rialzista delle azioni USA. La crescita del PIL è stata in media del 4,1% negli ultimi due trimestri; la stima GDPNow della Fed di Atlanta indica il 4,2%, ben al di sopra del potenziale di lungo periodo, stimato intorno all'1,8%.


"Considerando che l'inflazione potrebbe risalire nei prossimi mesi con la fine degli effetti distorsivi legati alle chiusure e al clima, la Federal Reserve potrebbe trovare difficoltà a realizzare i due tagli dei tassi di interesse attualmente scontati dal mercato. Molto dipenderà dall'evoluzione del mercato del lavoro: da un lato l'offerta aumenta perché le aziende sostituiscono lavoratori con strumenti di AI; dall'altro diminuisce a causa delle deportazioni. Un adeguamento dei mercati azionari a meno tagli o a nessun taglio da parte della Fed sarebbe traumatico, poiché l'aumento del tasso di sconto ridurrebbe i multipli di valutazione, soprattutto per i titoli tecnologici e le small cap. Una volta completato questo aggiustamento, però, uno scenario di crescita economica solida e inflazione leggermente più alta potrebbe sostenere nuovi rialzi dei mercati", conclude Morris

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