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18/02/2026

marketing

Italia guida la circolarità in Europa: perché gli acquisti nuovi stanno diminuendo

Sacchi (BearingPoint): per brand e retailer è un'opportunità strategica. Occorre integrare servizi dedicati, modelli omnicanale e nuovi format commerciali

Italia si conferma il Paese più maturo d'Europa in materia di circolarità, secondo il nuovo Barometro del Retail Sostenibile realizzato da BearingPoint su 4.000 intervistati. Quasi un italiano su quattro dichiara di comprare meno prodotti nuovi entro il 2025, segnale di una trasformazione strutturale delle abitudini d'acquisto. Parallelamente, la fiducia nei confronti di retailer e produttori cala: il 68% degli intervistati si mostra scettico sulle iniziative green dei brand.
Il rapporto evidenzia che le pratiche alternative stanno diventando mainstream. In particolare:

- 69% degli italiani acquista prodotti di seconda mano (vs 63% in media europea).

- 70% rivende a privati, valore più alto tra i Paesi analizzati.
- La rivendita a professionisti cresce di oltre 5 punti rispetto all'anno precedente, superando di 6 punti la media europea.
- L'85% pratica la riparazione dei beni acquistati.
- Oltre l'80% effettua donazioni a parenti o associazioni.
Le categorie più influenzate sono moda e tecnologia, dove il riuso prolunga il ciclo di vita dei prodotti e risponde a consumatori più attenti al valore complessivo. "I dati mostrano come la circolarità sia ormai parte integrante delle scelte dei consumatori italiani. Seconda mano, riparazione e donazione non sono più comportamenti di nicchia, ma pratiche diffuse che riflettono una crescente attenzione all'impatto ambientale e all'uso più efficiente delle risorse", afferma Nicolò Masserano, Sourcing & Procurement & Sustainability Lead di BearingPoint Italia. 

Nel settore alimentare, la filiera corta rimane il pilastro culturale del consumo sostenibile: il 90% degli italiani la preferisce, valore più alto d'Europa (media 77%). L'acquisto di prodotti sfusi coinvolge l'82% della popolazione, ma registra un'inversione generazionale, con gli over 50 in crescita e gli under 35 in calo di 15 punti. Anche il consumo di prodotti biologici è in diminuzione (79%), soprattutto tra i sotto i 49 anni, sebbene l'Italia mantenga valori superiori alla media europea (74%).

Nonostante l'incertezza economica, l'80% dei consumatori è disposto a pagare un sovrapprezzo per un prodotto davvero sostenibile; il 41,6% privilegia la sostenibilità anche a fronte di costi più elevati, contro il 19,6% che mette al primo posto il potere d'acquisto.
Il risultato è chiaro: la sostenibilità non è più una semplice tendenza, ma una trasformazione strutturale che impone ai brand e ai retailer di colmare il divario tra intenzioni e realtà. "La progressiva riduzione dell'acquisto di prodotti nuovi e la normalizzazione delle pratiche circolari delineano un nuovo equilibrio del retail. Per brand e retailer è un'opportunità strategica: integrare servizi dedicati, modelli omnicanale e nuovi format commerciali per rispondere a una domanda sempre più consapevole e attenta a valore, qualità e riduzione degli sprechi. Il consumatore italiano è sempre più esigente e chiede evidenze concrete, non solo narrazioni green: integrare la sostenibilità in modo autentico e misurabile diventa così un fattore competitivo decisivo nel 2026", conclude Gianluca Sacchi, Consumer Goods & Retail Lead di BearingPoint Italia.

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