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18/02/2026

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Pagamenti centralizzati: la sfida di Konvergence nel mondo cashless

Dalla grande distribuzione alla ristorazione, come KPay sta rivoluzionando l'esperienza di pagamento per merchant e consumatori

Il mondo dei pagamenti sta vivendo una trasformazione profonda. Un ecosistema sempre più complesso, dove convivono carte di credito, carte di debito, buoni pasto, gift card, wallet digitali, sistemi di Buy Now Pay Later, carte fedeltà e coupon promozionali. Un universo in cui ogni attore della filiera - dall'utente finale alle aziende, passando per chi sviluppa e gestisce i sistemi - è chiamato a fare i conti con un'innovazione che non conosce soste. Al centro di questa evoluzione c'è Konvergence, azienda italiana che con la sua piattaforma KPay ha scommesso fin dal 2008 su un'idea tanto semplice quanto visionaria: centralizzare e unificare la gestione di tutti i pagamenti cashless in un unico sistema.

Una visione nata con largo anticipo

Quando KPay ha mosso i primi passi, nel biennio 2008-2009, il panorama dei pagamenti era radicalmente diverso da quello attuale. Gli smart payment non esistevano ancora, e il dibattito ruotava esclusivamente intorno ai pagamenti elettronici tradizionali. Eppure, già allora, Konvergence aveva individuato un bisogno destinato a diventare centrale.
«La soluzione nasce con lungimiranza, perché intravedeva già all'epoca la possibilità di dare il controllo dei sistemi di pagamento cashless ai grandi merchant», spiega Guerino Di Giacomo di Konvergence. «Nasceva già all'epoca la necessità di dare controllo ai grandi retailer sui terminali di pagamento e sulle negoziazioni con le banche acquirer, liberandosi dal vincolo di avere un terminale di proprietà della banca».

Il principio cardine era - e resta - l'ottimizzazione: un unico terminale capace di instradare i pagamenti verso la banca acquirer più conveniente, in base al tipo di carta e all'istituto emittente. «Poter decidere di mandare in autorizzazione una carta alla banca che l'ha emessa accorcia i sistemi che devi attraversare e quindi di fatto accorcia le commissioni», chiarisce Di Giacomo, facendo riferimento al meccanismo tecnico noto come ONAS.
L'esplosione degli strumenti di pagamento

Nel corso degli anni la piattaforma si è arricchita progressivamente, integrando gift card privative, buoni pasto - prima cartacei, poi elettronici - la Carta Nazionale dei Servizi e, più di recente, tutti i principali smart payment: Satispay, Bancomat Pay, Postepay, Scalapay e gli altri wallet basati su QR code.


«Fatto uno smart payment, a meno che non ci siano use case completamente diversi, li hai fatti tutti», sintetizza Di Giacomo. «Noi trattiamo con lo stesso use case, con la stessa velocità, con gli stessi meccanismi tutti quei pagamenti che alla fine il cliente deve confermare tramite un QR code».
È proprio l'architettura centralizzata a rendere possibile questa agilità: niente server di negozio, ma servizi web e API attraverso cui il sistema di cassa dialoga con KPay, che a sua volta governa il terminale. Il risultato è che l'introduzione di un nuovo metodo di pagamento avviene con un impatto minimo sull'infrastruttura esistente del merchant.


Il food retail in prima linea

Il settore alimentare - tanto la grande distribuzione organizzata quanto la ristorazione - si conferma uno dei terreni più fertili per l'innovazione nei pagamenti. I numeri parlano chiaro: circa il 70% delle transazioni avviene ormai senza contante, una percentuale in costante crescita, accelerata anche dalla spinta del periodo pandemico.
«Sia nella GDO alimentare che nel food, con un'altissima frequenza vengono introdotti nuovi strumenti di pagamento», osserva Di Giacomo. «Ultimamente anche il Buy Now Pay Later è arrivato nel mondo del food. Nella ristorazione, invece, stiamo vedendo una crescita nell'utilizzo di sistemi di pagamento al tavolo, con l'integrazione di pagamenti fisici e digitali attraverso wallet e SoftPOS».


Il wallet intelligente: pagare con un solo tap

Una delle funzionalità più innovative di KPay è il wallet programmabile, che consente al consumatore di aggregare diversi strumenti di pagamento - carte di credito, gift card, buoni pasto - definendo una priorità d'utilizzo. Alla cassa, con un solo gesto, il sistema distribuisce automaticamente l'importo tra le varie fonti disponibili.
«Il cliente non deve più tirare fuori prima i buoni pasto, che di solito non chiudono il valore della spesa, e poi la carta di credito», spiega Di Giacomo. «Con un solo tap, in base alla disponibilità sulle gift e al totale da pagare in buoni pasto, si chiude la transazione. KPay è integrato con tutti gli emettitori di buoni pasto».


Il caso Coop Alleanza 3.0: lo Scan & Go in 100 negozi

La dimostrazione più concreta delle potenzialità di questo approccio è il progetto realizzato con Coop Alleanza 3.0, uno dei principali player della grande distribuzione italiana. Konvergence ha sviluppato insieme alla cooperativa un'applicazione di mobile self-scanning - il cosiddetto Scan & Go - che integra al suo interno un wallet KPay completo.
«In produzione ci sono clienti di Coop su circa 100 negozi che stanno utilizzando questa applicazione per fare la spesa con il proprio telefono e poi pagare senza andare alla pay station», racconta Di Giacomo. «All'interno dell'applicazione c'è un wallet KPay che consente di pagare utilizzando sia carta di credito tokenizzata, sia la carta socio, ma anche i buoni pasto. È un caso d'uso non soltanto teorico, ma effettivamente in produzione».


La collaborazione tra Konvergence e Coop Alleanza risale al 2017, inizialmente con un'infrastruttura on-premises. Quest'anno il salto tecnologico: la migrazione su Google Cloud sia di KPay che dell'applicazione di mobile scanning. Una scelta architetturale che, secondo Di Giacomo, ha fatto la differenza.
«Immaginate se KPay fosse stato installato su un server di negozio, l'applicazione mobile scanning magari sul cloud, le applicazioni di Coop da qualche altra parte. L'utilizzo di infrastrutture centralizzate semplifica l'integrazione di sistemi fra di loro complessi: sistemi di verifica della spesa, di scansione, di definizione delle scontistiche, di pagamento», afferma Di Giacomo.


Dietro la semplicità, la complessità

Se per il consumatore l'esperienza si traduce in un gesto rapido e intuitivo, dietro le quinte si muove un'infrastruttura mission critical progettata per funzionare senza interruzioni durante tutti gli orari di apertura dei punti vendita, 365 giorni all'anno, con procedure di business continuity e disaster recovery allo stato dell'arte.
«Tutto questo è, fra virgolette, invisibile al cliente, ma è fondamentale affinché l'esperienza sia fluida, veloce e non abbia mai intoppi», sottolinea Di Giacomo. «La user experience è fondamentale, ma se dietro non hai la tecnologia che la abilita, l'applicazione può essere bellissima quanto vuoi: dietro ci devono essere infrastrutture in grado di scalare e funzionare 20 ore al giorno».


Una lezione che vale per l'intero settore dei pagamenti digitali: la vera innovazione non è solo nell'interfaccia che il cliente vede, ma nella capacità di connettere, orchestrare e rendere affidabile un ecosistema di crescente complessità. Una sfida che Konvergence, con la sua architettura centralizzata e la sua esperienza quindicennale, sembra aver raccolto con largo anticipo.

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