Blue Monday: la narrativa che alimenta la tristezza di gennaio
Mascitti (Mio Cugino ADV): la storia del Blue Monday, le sue radici di marketing e l'impatto emotivo in inverno
Blue Monday continua a comparire nei media ogni gennaio, nonostante l'assenza di prove scientifiche a sostegno dell'affermazione "giorno più triste dell'anno". La data, fissata al terzo lunedì del mese, è nata nel 2005 come parte di una campagna pubblicitaria. Una società di relazioni pubbliche incaricò lo psicologo Cliff Arnall di ideare una formula capace di individuare il giorno più depresso, mescolando fattori arbitrari quali condizioni meteo, debiti post-feste, calo della motivazione e la pressione di "ripartire". La formula non è mai stata convalidata né replicata; lo stesso Arnall ha riconosciuto in seguito che si trattava di un'iniziativa mediaticamente guidata.
Il successo di Blue Monday non risiede nella sua validità, ma nella potenza della narrazione. Dal punto di vista della psicologia e del neuromarketing, attribuire un'etichetta a un'emozione facilita il riconoscimento da parte del cervello e ne semplifica la condivisione sociale. Quando si dice "oggi è il Blue Monday", si trasmette implicitamente l'idea di non essere soli nella propria malinconia.
Il contesto stagionale accentua la sensibilità emotiva. Gennaio è tradizionalmente un periodo di calo dei consumi non essenziali, ma anche di vulnerabilità psicologica legata al disturbo affettivo stagionale (SAD). Le stime globali indicano che circa il 5% della popolazione mondiale sperimenta questa condizione, con sintomi che emergono nei mesi invernali e si attenuano con l'aumento della luce solare. La prevalenza varia in base alla latitudine, ma il dato evidenzia una vulnerabilità reale spesso sottovalutata.
L'intersezione tra narrazione e mercato è evidente: molte aziende sfruttano Blue Monday per inserirsi nella conversazione, proponendo messaggi di conforto, ironia o suggerimenti di "cura di sé". Questo approccio rientra nella strategia di emotional marketing, che può risultare efficace se gestito con sensibilità, ma rischia di banalizzare emozioni complesse se spinto verso il sensazionalismo.
«Il Blue Monday funziona perché offre una narrazione pronta all'uso a un'emozione che molte persone provano davvero in questo periodo dell'anno. Non crea la tristezza, la rende riconoscibile», afferma Luna Mascitti.
«Da un punto di vista di neuromarketing, il Blue Monday è un esempio perfetto di come una cornice narrativa possa orientare l'attenzione e influenzare la percezione emotiva. Quando un concetto è facile da ricordare, condividerlo diventa una scorciatoia mentale per i brand», prosegue Mascitti.
L'utilizzo responsabile di Blue Monday richiede di evitare l'idea che "oggi dobbiamo sentirci tristi". È più efficace trasmettere un messaggio onesto, riconoscendo che la malinconia può rappresentare una pausa necessaria per ricalibrare energie e aspettative, piuttosto che un errore di sistema da correggere.
Conoscere le origini della narrativa e i meccanismi che la sostengono permette di non subire passivamente le emozioni, ma di scegliere come impiegarle, anche semplicemente per concedersi un momento di rallentamento senza sensi di colpa.
Luna Mascitti è fondatrice di Mio Cugino ADV, agenzia di marketing digitale specializzata in strategie basate su storytelling e neuroscienze.
