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20/09/2023

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Agrifood: innovazione e sostenibilità cambiano le regole del gioco

Ignace De Coene (DPAM): fornire cibo a una popolazione mondiale in costante aumento rimane una delle finalità chiave per il settore richiamata anche nel secondo Obiettivo di Sviluppo delle Nazioni Unite

Negli ultimi anni l'agricoltura e la produzione alimentare sono finite sotto i riflettori. La crescente imprevedibilità dei modelli meteorologici (dovuta almeno in parte ai cambiamenti climatici), la guerra in Ucraina e le impennate dei prezzi pongono la sicurezza alimentare in cima alle agende della maggior parte dei governi.
Le restrizioni alle esportazioni possono solo esacerbare le preoccupazioni esistenti. Fornire cibo a una popolazione mondiale in costante aumento rimane una delle finalità chiave per il settore richiamata anche nel secondo Obiettivo di Sviluppo delle Nazioni Unite (Fame Zero).

Agrifood: innovazione e sostenibilit cambiano le regole del gioco

Un caso esemplificativo riguarda la ridotta disponibilità (o il timore di una ridotta disponibilità) dell'olio di girasole e dei cereali (grano e mais).
Questo ha portato gli attori della catena alimentare ad aumentare le scorte, con conseguente aumento dei prezzi, ma anche a grandi cambiamenti nei flussi logistici, dato che l'Ucraina e la Russia erano i principali fornitori dei Paesi africani (da qui lo sconvolgimento di molti Paesi africani quando la Russia è uscita dall'accordo sui cereali).
Una riduzione dell'offerta (e timori sulla futura disponibilità di olio di girasole) ha innescato un aumento della domanda di prodotti alternativi come l'olio di palma, i cui prezzi sono cresciuti.
Questo ha indotto i governi produttori a implementare politiche restrittive, come ha fatto l'Indonesia con il divieto di esportazione al fine di abbassare i prezzi interni.

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Dato l'elevato impatto del settore sulle emissioni globali, il miglioramento della sostenibilità della produzione alimentare è fondamentale nella lotta al cambiamento climatico.
La velocità con cui il settore potrà ridurre le emissioni dipenderà in larga misura dalle politiche governative (nella maggior parte dei Paesi l'agricoltura classica è fortemente sovvenzionata) e dalle decisioni dei consumatori.
In questo contesto, piuttosto che sperare in una rapida diffusione di innovazioni come l'alimentazione a base vegetale, sarebbe preferibile investire in innovazioni che riducano l'impatto degli attuali metodi di produzione.

Ciò è in linea con il quadro "Farm to Fork" definito dalla Commissione Europea, che combina una minore impronta ambientale con altri elementi come la sicurezza alimentare e un impatto ridotto sull'ambiente (emissioni più limitate, biodiversità, adattamento al clima e molto altro).
Per illustrare questo aspetto, diamo un'occhiata all'olio di pesce, ampiamente utilizzato nell'alimentazione animale (mangimi per suini e pesci) per il suo contenuto di omega 3 e omega 6.
Per il momento, l'olio di pesce proviene per lo più da pesca selvaggia, come quella delle acciughe al largo delle coste del Perù.
L'approvvigionamento è regolato da quote per evitare il sovrasfruttamento, creando così una grande volatilità sia nell'offerta sia nei prezzi.
È stata sviluppata una fonte alternativa, che consiste nella produzione di alghe attraverso un processo di fermentazione e che fornisce gli ingredienti necessari (omega 3 e 6): ha un costo stabile (attualmente persino più economico dell'olio di pesce) e riduce l'impatto sull'ambiente.

Nell'ultimo decennio l'innovazione ha subito un'accelerazione e le aziende hanno proposto prodotti molto interessanti che possono cambiare il settore.
Deere ha lanciato See & Spray, un prodotto di irrorazione ad alta tecnologia che riduce materialmente l'uso di sostanze agrochimiche.
DSM-Firmenich, oltre al suo coinvolgimento nell'olio di pesce alternativo, ha portato sul mercato Bovaer, che riduce le emissioni di metano dei bovini.
E non dimentichiamo gli sforzi compiuti dall'industria alimentare per migliorare la qualità degli alimenti riducendo lo zucchero o sostituendo gli ingredienti chimici con quelli naturali.
Le prospettive del settore sono quindi strettamente legate all'innovazione continua.
La sfida principale non è solo produrre di più, ma produrre una quantità sufficiente di cibo gustoso e salutare, con un impatto minimo sull'ambiente. Si tratta anche di ridurre gli sprechi alimentari, fattore determinante per raggiungere questo obiettivo.

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Le aziende che affrontano queste sfide possono trarre vantaggio nel medio e lungo termine.
Idealmente, per aumentare la probabilità e la velocità di adozione delle innovazioni, devono esserci vantaggi per tutti: per l'agricoltore/produttore (costi inferiori), per il consumatore (alimenti più sani) e per l'ambiente (meno risorse, meno emissioni).
Associare un costo all'impatto ambientale (o agli alimenti non salutari) invece di sovvenzionare semplicemente la produzione può essere utile per "indirizzare" sia i produttori sia i consumatori verso una produzione e una dieta meno impattante.
Ignace De Coene, Gestore Fundamental Equity, DPAM



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