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06/07/2022

economia

Sui mercati è tornato il nervosismo

Brian Nick (Nuveen): negli USA un rallentamento della crescita economica sembra ormai inevitabile, anche se sembra ancora possibile scongiurare una recessione

L'inflazione core sembra aver raggiunto il picco negli Stati Uniti, ma l'aumento dei prezzi dell'energia potrebbe determinare nei prossimi mesi una situazione più di stallo che di calo.
I mercati hanno stimato una stretta decisamente di più ampia portata da parte della Fed, e la Fed stessa prevede un aumento dei tassi tra il 3,25% e il 3,50% entro la fine di quest'anno.
Gli investitori hanno stimato l'alta probabilità di un ulteriore rialzo dei tassi di 75 punti base nella riunione di luglio, con aumenti di portata decrescente previsti per le restanti riunioni del 2022 e nel corso del 2023.
Prevediamo che i dati entro la fine dell'estate - relativi alle posizioni di lavoro aperte, alla crescita dei salari e ad altre misure dell'inflazione dei prezzi - possano contribuire a ridurre le aspettative sui tassi.

Sui mercati  tornato il nervosismo

Occorre tenere presente che non sono trascorse poche settimane dal rapporto sull'occupazione di maggio, che mostrava un solido aumento della creazione di posti di lavoro, una forza lavoro in espansione e una crescita salariale moderata.
Il sentiment dei mercati può cambiare molto rapidamente.
La Fed non dovrebbe fare rialzi troppo elevati, nel contesto di un moderato rallentamento del mercato del lavoro e del mercato real estate già in atto.
Prevediamo una serie di aumenti dei tassi in una successione relativamente rapida, fino al raggiungimento del 3% circa alla fine di quest'anno, seguita da una pausa.
Il rendimento del Treasury USA a 10 anni sembra destinato a stabilizzarsi in questa fascia, con una curva dei rendimenti sostanzialmente piatta.

Un posto dove scappare e nascondersi?

Come gli investitori sanno bene, nel 2022 le condizioni di mercato non sono state favorevoli.

Seguici: 

Sia i titoli azionari che obbligazionari hanno stentato a generare rendimenti positivi, se non per periodi molto brevi, con una volatilità particolarmente marcata.
Tuttavia siamo ancora convinti che l'economia statunitense saprà evitare la catastrofe, anche se la politica sta tirando il freno in modo più deciso per fermare l'inflazione, e abbiamo concentrato la nostra attenzione su una serie di potenziali opportunità.
In primo luogo, i titoli obbligazionari municipali hanno subito la volatilità dei tassi d'interesse tanto quanto, se non di più, qualsiasi altra classe d'investimento, ma i fondamentali del credito delle amministrazioni statali e locali si confermano piuttosto solidi, anche dopo la pandemia.

Aspetteremmo ad estendere in modo significativo la duration, data l'attuale fase di oscillazione della curva, ma gli investitori possono raccogliere interessanti rendimenti esentasse dai titoli in scadenza e rating di credito.
Anche i titoli azionari non hanno dato grandi soddisfazioni.
Persino i titoli del settore energetico, che nel 2022 sono stati i più performanti, hanno perso più dell'8% rispetto al picco raggiunto all'inizio del mese.
Un rallentamento della crescita economica sembra ormai inevitabile, anche se sembra ancora possibile scongiurare una recessione.
Ci stiamo concentrando maggiormente sulle aree del mercato che beneficiano di una crescita scarsa, soprattutto nel settore tecnologico.
Gli investitori che desiderano una posizione ancora più difensiva possono prendere in considerazione le utilities o i beni di prima necessità, ma molti di questi titoli sono già scambiati con un premio di valutazione significativo, vista la loro storia di sovraperformance durante la fase orso dei mercati.

Gli asset reali offrono rendimento, caratteristiche difensive e spesso una copertura contro l'inflazione, che sembrerebbero indicarli come l'investimento ideale per il contesto attuale.
Tuttavia, gli investitori devono scegliere in modo selettivo.
I TIPS, ad esempio, spesso registrano buone performance con aspettative inflazionistiche in crescita, ma gli investitori possono registrare delle perdite in un contesto di inflazione effettivamente elevata, con la Fed che adotta politiche aggressivamente restrittive.
Anche l'oro e gli altri "sostituti del dollaro" sembrano in teoria adatti a compensare l'inflazione e la svalutazione, ma non hanno saputo tenere il passo con l'impennata del dollaro statunitense e i mercati che scontano tassi più elevati.
Il real estate e altri asset reali, come i terreni agricoli e gli asset forestali, offrono molti dei vantaggi a cui gli investitori puntano - rendimento e resistenza all'inflazione - senza la volatilità quotidiana che spesso caratterizza gli asset più liquidi.

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Brian Nick, Chief Investment Strategist, Nuveen



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