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22/06/2022

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Mi costringi a tornare in ufficio fulltime? E io me ne vado

Marisa Campagnoli (ADP): i lavoratori italiani sono alla ricerca di un miglioramento del proprio equilibrio tra lavoro e vita privata. E c'è chi accetterebbe una riduzione di stipendio pur di lavorare da remoto


I lavoratori desiderano maggiore flessibilità nella loro vita lavorativa: smartworking e organizzazione personalizzata delle ore e del luogo di lavoro.
Sono solo alcune delle tendenze che emergono da "People at Work 2022: A Global Workforce View" l'annuale survey redatta dall'ADP Research Institute.
L'indagine si è svolta su circa 33.000 lavoratori in 17 Paesi, di cui circa 2000 in Italia.
Sebbene la retribuzione sia ancora per i lavoratori italiani il fattore più importante in un lavoro (62%), la ricerca ha anche rilevato come circa un terzo di loro sia disposto ad accettare una riduzione della paga per ottenere maggiore flessibilità o controllo sulla propria vita lavorativa.

Mi costringi a tornare in ufficio fulltime? E io me ne vado

Il 35% accetterebbe infatti una riduzione della retribuzione se ciò significasse migliorare il proprio equilibrio tra lavoro e vita privata, anche senza nessuna modifica delle ore lavorative, ma con la possibilità di decidere come e dove distribuire le ore lavorative durante la giornata.
"Per i datori di lavoro che sono ancora alle prese con una decisione in merito al rientro dei dipendenti dopo il periodo di smart semplificato, è fondamentale garantire loro un ambiente di lavoro sereno, alla luce di tutte le pressioni che hanno subito e la dedizione dimostrata durante la pandemia, dando loro maggiore flessibilità e fiducia.
Dallo studio emerge come un numero crescente di dipendenti consideri sicuro un lavoro che permetta loro di guadagnarsi da vivere alle proprie condizioni, senza intaccare aspetti essenziali quali la salute, il benessere, il tempo da dedicare alla famiglia o persino i loro valori e le convinzioni personali
", ha dichiarato Marisa Campagnoli, HR Director ADP Italia.

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Il dato forse più rappresentativo è quello che emerge dalla domanda "Se dovessi dover ritornare in ufficio 5 giorni su 5, cercheresti di cambiare lavoro in favore di uno più flessibile?" Il 45% degli intervistati ha risposto "si".
Da notare che la percentuale sale al 58% tra i 25 e i 34 anni, mentre scende al 26% con gli over 55.
"Questi risultati sono in contrasto con l'ipotesi che i giovani desiderino disperatamente tornare al posto di lavoro per motivi sia sociali sia di carriera.

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Questo preoccupa i manager che sanno quanto sia particolarmente importante per i giovani essere circondati da pari e superiori per imparare e acquisire esperienza e creare reti all'inizio della loro carriera.
Se temono che i giovani stiano diventando più isolati a causa della recente interruzione del loro sviluppo professionale e delle loro relazioni, i datori di lavoro dovranno trovare nuovi modi per incoraggiarli a tornare in un ambiente fatto di persone, coinvolgendoli e aiutandoli a ricostruire fiducia e capacità
", afferma Campagnoli.
Altro dato fondamentale è quello relativo al lavoro ideale.
Per il 42% degli italiani la combinazione migliore è data da lavoro da remoto unito a lavoro da ufficio, il 19% vorrebbe lavorare solo da casa mentre il 32% solo da ufficio.
"Al momento, c'è una lunga lista di ciò che i lavoratori vogliono da un lavoro.
Sebbene la retribuzione sia una preoccupazione immediata per molti, anche la flessibilità e l'equilibrio tra lavoro e vita privata sono molto importanti.

Oggi i lavoratori hanno in mente qualcosa di più di un semplice stipendio fisso.
La pandemia ha sottolineato ancora di più l'importanza del benessere personale e della vita privata e ha aumentato il desiderio di condizioni lavorative più allettanti, come una maggiore flessibilità, la possibilità di lavorare a distanza e una migliore cultura aziendale.
I dipendenti si interessano sempre di più all'etica e ai valori di un'azienda
", conclude Campagnoli.


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