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09/02/2022

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Come la pandemia ha cambiato le abitudini dei consumatori globali

Alessio Agostinelli (BCG): digitale e attenzione alla sostenibilità in forte crescita. La casa è sempre più concepita come un luogo dove vivere e non solo abitare.
I fornitori di beni e servizi devono comprendere al meglio le mutate necessità dei clienti


La pandemia da COVID-19 ha accelerato alcuni comportamenti dei consumatori, consolidandoli in abitudini.
In alcuni Paesi, a fronte di un calo complessivo della fiducia, si è registrato un grande spostamento verso l'eCommerce, il digitale e le attività in casa.
Lo dice una delle ultime Executive Perspective di BCG, la serie di analisi periodica lanciata nell'aprile 2020 e condotta in vari Paesi a livello globale per tastare il polso dei consumatori e aiutare i leader globali a capire come la pandemia sta cambiando il mondo.

Come la pandemia ha cambiato le abitudini dei consumatori globali

L'analisi "How COVID-19 Changed the Consumer" rivela come l'impatto sull'acquisto di beni e servizi si è verificato soprattutto negli Stati Uniti.
Come spiega Alessio Agostinelli, Managing Director e Partner di BCG, "mentre diverse categorie di prodotti sono state colpite più duramente dalla pandemia, alcune stanno emergendo come vincitrici a lungo termine, guidate da nuovi comportamenti e propensioni d'acquisto che potrebbero rimanere anche quando le restrizioni saranno eliminate.
Questi cambiamenti stanno creando un nuovo ambiente in cui le imprese devono imparare a giocare.
Per le aziende, adesso è il momento di puntare all'analisi delle nuove esigenze dei consumatori per allineare opportunità di differenziazione e innovazione di prodotti, servizi e canali di offerta
".
Già ad agosto 2021 (prima della diffusione di Omicron), il 48% degli intervistati temeva che a causa della variante Delta il peggio della pandemia non fosse passato.

Seguici: 

Mentre si notava più ottimismo nei mercati emergenti.
In Cina, il 56% degli intervistati pensava che il ritorno ai livelli pre-pandemici fosse già stato realizzato, mentre in Vietnam e Arabia Saudita, l'81% e il 63% pensava che la ripresa potesse arrivare entro il 2022.
I vaccini sono stati la chiave di un primo ritorno alla normalità.
Il 50% degli americani ha ammesso che l'aumento degli immunizzati è la maggiore garanzia per poter circolare in sicurezza.

Percentuali ancora più alte in quei Paesi, come Brasile o India, dove l'impatto della pandemia è stato ancora più violento e la circolazione dei vaccini più lenta.
Qui gli intervistati sostenitori dell'immunizzazione sono rispettivamente l'87% e l'84%.

Cresce la richiesta di lavoro in remoto

Al di là dell'evoluzione del contagio, il COVID-19 ha determinato l'evoluzione di nuove abitudini destinate a perdurare anche dopo la sua fine.
Il 50% del campione di intervistati nello studio, infatti, ammette di aver utilizzato molto di più canali di vendita online.
Il 51% è ricorso a pagamenti digitali, mentre il 52% ha sottoscritto abbonamenti a piattaforme di streaming.
Modi di vivere che stanno dando luogo anche a preferenze ben precise.
Il 67% degli intervistati nel post Covid vorrebbe usufruire di modelli di lavoro in remoto o almeno ibrido.

Il 18% ha scelto di cambiare residenza, preferendo luoghi con una maggiore qualità della vita o più spazio.
Cambia anche la funzione della casa stessa, intesa non più come luogo dove abitare e, spesso, lavorare, ma anche dove passare il tempo libero ed allenarsi.
Modi di vivere che mutano e potenziano automaticamente determinate categorie di business.
Il 40% degli intervistati ammette che ha intenzione di ordinare più cibo online rispetto ai livelli pre-pandemici.
Il 28% ha affermato di aver speso più soldi per prodotti per la casa rispetto a prima della pandemia e infine il 27% acquisterà beni non essenziali online anche quando il Covid sarà solo un ricordo.
La pandemia ha anche sviluppato una coscienza green nei consumatori.
Il 23% ha affermato di comprare più prodotti ecosostenibili rispetto a prima del coronavirus.
Il 56% ha detto di aver avuto modo di riflettere sui danni che l'uomo infligge all'ambiente durante i vari lockdown, mentre ben il 60% pensa che la lotta contro il cambiamento climatico dovrebbe diventare una priorità.

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Non solo parole, ma anche fatti.
Il 21% ha iniziato a usare bottiglie per l'acqua riutilizzabili, mentre il 23% ha smesso di fare la spesa con sacchetti usa e getta.
"Al cambiamento della domanda - spiega Agostinelli - si deve adeguare anche quello dell'offerta.
I fornitori di beni e servizi devono comprendere al meglio le mutate necessità dei clienti.
Questo significa capire quali siano i trend più vantaggiosi su cui puntare e dotarsi di strumenti in grado di prevedere autonomamente come potrebbe orientarsi la domanda, aumentando le interazioni digitali per misurare la soddisfazione dei consumatori
".
A fronte di settori che con la pandemia hanno subìto una battuta di arresto, che potrebbe durare anche nei prossimi tre anni, infatti, ce ne sono altri che hanno registrato un boom, in alcuni casi destinato a continuare anche sul lungo termine.
Fra le attività più colpite dalla fase acuta della pandemia ci sono quelle legate alla moda, ai viaggi, alla ristorazione e al lusso.

La buona notizia, per loro, è che dopo oltre un anno di crisi potranno tornare gradualmente ai livelli pre-Covid, soprattutto se si adatteranno ai nuovi stili di vita che la pandemia ha inevitabilmente imposto.
Il comparto viaggi, in particolare, risentirà della ripresa lenta degli spostamenti per motivi di lavoro, ma potrà compensare con il ritorno agli spostamenti di piacere.
Molto più critica la situazione per tutta l'industria dell'intrattenimento fuori casa, che deve fare i conti, da un lato, con l'aumento importante dei servizi di streaming e, dall'altro, con le limitazioni imposte quanto a capienza degli spazi pubblici per evitare il diffondersi del virus.

I business che con la pandemia hanno visto i loro guadagni aumentare

Nell'anno più duro della crisi pandemica, settori come i prodotti per la casa, alcune categorie alimentari e le polizze sulla salute hanno visto lievitare i loro bilanci.

Ma potrebbe trattarsi di un boom momentaneo e i livelli si normalizzeranno sul lungo termine.
Alcuni comparti invece sono destinati a consolidare il loro trend di crescita.
In testa c'è tutta l'industria legata agli animali domestici, intesa come alimentazione e servizi, conseguenza del boom di adozioni di cani e gatti durante i lockdown.
Seguono i già citati servizi di home entertainment, nonché quelli di consegna del cibo a domicilio e di pulizia della casa, sempre più concepita come un luogo dove vivere e non semplicemente abitare.



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