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14/07/2021

digital

Studi professionali: nel 2020 in crescita gli investimenti nel digitale

 

Le stime per il 2021 indicano un ulteriore aumento del 5,6%, fino a sfiorare quota 1,8 miliardi. Gli studi multidisciplinari sono la categoria che ha speso di più.
Tra gli avvocati l'incremento maggiore


Il cambiamento indotto dal COVID-19 e relativi investimenti in transizione digitale non hanno riguardato solo le aziende.
La pandemia ha accelerato infatti il processo di rinnovamento delle professioni giuridico-economiche, che hanno reagito alla situazione di emergenza aumentando gli investimenti in tecnologie digitali, ripensando le modalità di gestione e relazione col cliente e riprogettando spazi e modelli organizzativi dello studio per adattarli alle mutate condizioni di lavoro.
Nel 2020 avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro hanno investito 1,694 miliardi di euro in strumenti digitali, con un aumento del 7,9% rispetto all'anno precedente, e le stime per il 2021 indicano un'ulteriore crescita del 5,6%, fino a sfiorare quota 1,8 miliardi.

Studi professionali: nel 2020 in crescita gli investimenti nel digitale

A trainare la spesa negli studi di piccole, medie e grandi dimensioni sono stati soprattutto gli investimenti in tecnologie per la gestione elettronica documentale (+34%), strumenti di workflow (+57%), CRM (+120%), business intelligence (+86%) e machine learning (+125%).
Le micro strutture, invece, oltre che sulla gestione elettronica documentale (+37%), hanno puntato su tecnologie meno articolate e più incentrate sulle esigenze immediate che su quelle di lungo periodo, come i canali social (+26%) e le VPN (+44%).
Gli studi multidisciplinari hanno stanziato i budget più consistenti, 25.300 euro in media, ma sono gli avvocati a mostrare l'incremento maggiore, con un +29,9% di investimenti ICT.
L'emergenza sanitaria ha portato anche nuove consapevolezze sui cambiamenti necessari per mantenere competitivo lo studio.

Studi professionali: nel 2020 in crescita gli investimenti nel digitale

In primo luogo, una maggiore comprensione dei propri punti di forza e di debolezza, particolarmente presente negli avvocati (che l'hanno maturata nel 25% dei casi), e una più attenta valutazione delle attitudini dei collaboratori, oltre che dei soli aspetti organizzativi del lavoro in remoto, soprattutto fra i consulenti del lavoro (34%) e negli studi multidisciplinari (43%).
Uno studio legale, commercialista e multidisciplinare su quattro, poi, è pronto a ripensare i modelli organizzativi della propria struttura, mentre per il 70% la crisi ha cambiato le modalità di gestione della clientela, per la quale sempre più servono adeguate tecnologie collaborative e un investimento nella formazione dei professionisti e dei dipendenti dello studio.

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Sono i risultati della ricerca dell'Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, condotta su un campione di oltre 3mila studi di avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro e presentata oggi durante il convegno online "Viaggio al centro del cambiamento: un biglietto di sola andata per gli studi professionali".
"L'emergenza sanitaria non ha scoraggiato gli studi professionali, anzi ne ha accelerato la trasformazione digitale e organizzativa e ha dato una scossa di consapevolezza anche a quei professionisti che ancora non avevano imboccato la strada della digitalizzazione", afferma Claudio Rorato, Responsabile scientifico dell'Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale.
"Circa il 20-25% degli studi che aveva già iniziato da qualche anno il processo di rinnovamento ha avuto conferma della bontà degli investimenti effettuati, riuscendo ad adattarsi con successo a modalità di lavoro e relazioni con la clientela sempre più tech driven e arricchendo il portafoglio clienti.

Restano ancora ai margini, invece, i micro studi e quei professionisti che per diverse ragioni anche culturali non riescono ad avviare il rinnovamento, anche dal punto di vista collaborativo".
"Le tecnologie sono le protagoniste della trasformazione organizzativa degli studi, perché cambiano le modalità di lavoro e di relazione con la clientela e abilitano nuovi servizi", afferma Federico Iannella, Ricercatore dell'Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale.
"Il loro impiego è aumentato ed è stato fondamentale per garantire la continuità di business in un momento in cui, contrariamente a quanto si pensi, il lavoro per gli studi non è diminuito ma è aumentato, per effetti dei vari provvedimenti governativi.
E hanno consentito di gestire non solo le emergenze contingenti ma anche di pensare al futuro, elaborando una nuova visione e gettando le basi per realizzarla
".

Gli investimenti digitali degli studi professionali

Nel 2020 quasi un terzo degli studi professionali ha investito oltre 10mila euro in tecnologie digitali (il 31%), con una crescita del 6% rispetto al 2019, il 36% ha speso una cifra compresa fra 3mila e 10mila euro, il 17% fra mille e 3mila euro e il 12% meno di mille euro.

Invece, il 4% del campione analizzato, quasi totalmente composto da micro e piccole strutture, non ha dedicato risorse all'innovazione digitale, esponendosi a ulteriori rischi di marginalizzazione, in un periodo in cui la tecnologia è risultata ancor più abilitante per lo svolgimento delle attività lavorative.
Gli studi multidisciplinari sono la categoria che ha investito di più, 25.300 euro in media, seguita dai commercialisti con 12.100 euro, dai consulenti del lavoro con 10.100 euro e dagli avvocati con 8.700 euro.
Ma sono i legali ad aver aumentato maggiormente la spesa digitale, con una crescita del 29,9%, davanti a consulenti del lavoro (+13,5%), studi multidisciplinari (+11%) e commercialisti (+5,2%).
Le tecnologie più presenti in tutte le categorie professionali sono la fatturazione elettronica (adottata dall'85% degli avvocati, dal 92% dei commercialisti, dall'86% dei consulenti del lavoro e dal 96% degli studi multidisciplinari) e le applicazioni per le videochiamate (89% legali, 74% commercialisti, 71% consulenti del lavoro e 70% studi multidisciplinari).

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Quasi un commercialista su due punta sull'e-learning (49%), mentre è ancora limitato l'investimento nei canali digitali, con solo il 39% che ha un sito proprietario e il 25% che è presente sui social media.
Limitata ma in miglioramento la presenza digitale dei consulenti del lavoro, il 45% ha un sito web e il 27% uno o più account social, che invece è più sviluppata fra gli avvocati, che hanno un sito nel 54% dei casi e una presenza social nel 36%.
La VPN è la terza tecnologia più adottata dagli studi multidisciplinari (61%), che hanno anche la presenza digitale più strutturata (il 59% ha un sito web, il 40% almeno un account social).

Il mercato servito degli studi

Gli sviluppi normativi dell'ultimo anno e mezzo e gli interventi del governo a sostegno delle diverse categorie colpite dagli effetti della crisi sanitaria, hanno aumentato il lavoro degli studi professionali, perlomeno di commercialisti, consulenti del lavoro e studi multidisciplinari, mentre per gli avvocati l'attività presso i tribunali ha subito importanti rallentamenti.

Da un sondaggio condotto dall'Osservatorio su un campione statisticamente rappresentativo di 535 PMI e 122 grandi imprese emerge un'evidente differenza nella domanda di servizi professionali agli avvocati rispetto alle altre categorie.
Solo il 32% delle PMI italiane si avvale con continuità degli studi legali, mentre la parte restante solamente in modo saltuario.
Presso le grandi imprese, invece, gli avvocati raddoppiano la regolarità di intervento (60%).
Diversa la situazione per commercialisti e consulenti del lavoro, cha hanno un tasso di continuità di intervento presso le PMI rispettivamente dell'85% e del 78%, mentre i valori scendono al 54% e 46% con le grandi imprese.
Ciò apre per ciascuna professione una riflessione sulle strategie da adottare per l'acquisizione della clientela e per la sua fidelizzazione, grazie anche all'impiego di nuovi servizi e di tecnologie collaborative.



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