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09/12/2020

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Il 41% delle imprese italiane taglia gli investimenti per l'anno in corso causa epidemia

 

Dario Scannapieco (BEI): l'incertezza è uno dei maggiori ostacoli agli investimenti, tanto da rappresentare un limite per il 96% delle aziende italiane. Il manifatturiero il più interessato 

Ci sarà un forte ridimensionamento degli investimenti previsti da parte di un'ampia percentuale di imprese italiane in conseguenza dell'epidemia di COVID-19. Lo afferma l'ultima edizione dell'Indagine sugli investimenti condotta dalla Banca Europea degli Investimenti (BEI).

Il 41% delle imprese italiane taglia gli investimenti per l'anno in corso causa epidemia

Circa il 41% delle imprese italiane dichiara previsioni di investimento al ribasso per il 2020 a causa della crisi provocata dall'epidemia di COVID-19. Più precisamente, l'indagine mostra come, con il 50% delle imprese che intendono ridimensionare i propri piani di investimento in risposta alla pandemia di coronavirus, il settore manifatturiero sia quello maggiormente interessato dal calo degli investimenti.
Le imprese italiane si caratterizzano per un'impronta pessimistica delle previsioni a breve termine in relazione alla maggior parte degli aspetti toccati dal sondaggio. In Italia le imprese che si aspettano un deterioramento del contesto politico/regolamentare, del clima economico, delle prospettive di business e della disponibilità di finanziamenti interni nei prossimi dodici mesi sono più numerose rispetto a quelle che prevedono invece un miglioramento in questo senso.

Il 41% delle imprese italiane taglia gli investimenti per l'anno in corso causa epidemia

Tuttavia, a differenza della sensazione generale a livello europeo, la percentuale di imprese italiane secondo cui la disponibilità di finanziamenti esterni è destinata a migliorare è superiore del 21% rispetto a quella delle analoghe realtà che si attendono invece un peggioramento in questo senso (contro una media negativa dell'UE pari a -2%); con ogni probabilità il dato tiene conto degli effetti delle politiche economiche attuate.
Infine, per quanto attiene gli ostacoli agli investimenti a lungo termine, quasi il 96% delle imprese italiane intervistate vede l'incertezza sul futuro come un importante impedimento. La percentuale di imprese che si pronunciano in questo senso è aumentata rispetto alla precedente edizione dell'indagine ed è anche leggermente più elevata rispetto alla media dell'UE, pari all'81%.

Seguici: 

Maggiore ricorso alle tecnologie digitali a seguito della pandemia atteso dalle imprese italiane
I risultati dell'indagine indicano che oltre due terzi (67%) delle imprese italiane hanno introdotto, in tutto o in parte, almeno una delle diverse tecnologie digitali menzionate nel sondaggio. Da questo punto di vista si è quindi registrato un aumento della percentuale rispetto alla precedente edizione dell'indagine, che aveva fatto registrare un 58%.
Inoltre, il 45% delle imprese italiane si aspetta un incremento nell'utilizzo delle tecnologie digitali nel futuro post COVID-19. L'indagine rivela che sono soprattutto le grandi imprese a pronosticare un maggior ricorso alle tecnologie digitali (52% contro il 40% delle PMI).
Incremento degli investimenti per le attività di innovazione in Italia
Un altro elemento interessante illustrato dall'indagine è che nel 2019 le imprese italiane ha dato prova di innovatività. Il 49% ha infatti sviluppato o introdotto nuovi prodotti, procedure o servizi, e l'11% ha dichiarato che tali innovazioni prima non esistevano a livello nazionale o mondiale. Nel complesso, sono percentualmente più numerose le imprese italiane che hanno sviluppato un'innovazione rispetto alla media dell'UE, pari al 42%.

Consapevolezza dell'impatto dei cambiamenti climatici da parte delle imprese italiane
Oltre i tre quinti (63%) delle imprese italiane ritengono che la loro attività abbia subito le conseguenze dei cambiamenti climatici e delle mutate condizioni meteorologiche che ne derivano; il 23% di tali imprese ha addirittura parlato di "impatto rilevante".
In Italia sono più numerose le imprese che prevedono un impatto positivo sulla propria attività del passaggio a un'economia a basse emissioni di carbonio rispetto a quelle che invece vedono in tale transizione un fattore negativo. Nel complesso, sono più numerose le imprese che prevedono un impatto positivo della transizione a livello di reputazione, domanda di mercato e catena di approvvigionamento nei prossimi cinque anni rispetto a quelle che si attendono invece conseguenze negative in tal senso.

Quasi due terzi (65%) delle imprese italiane hanno già investito o intendono investire nei prossimi tre anni in misure volte ad affrontare l'impatto degli eventi meteorologici e a ridurre le emissioni di carbonio. Il dato è in linea con la media dell'UE (67%).
"L'indagine della BEI dimostra che prima dell'epidemia di COVID-19 le imprese italiane stavano investendo nella giusta direzione, con una spesa per l'innovazione superiore a quella della media dell'UE. Ora la pandemia sta frenando gli investimenti e rischia di compromettere la nostra capacità di affrontare le sfide del XXI secolo", ha dichiarato il Vicepresidente della BEI Dario Scannapieco. "C'è bisogno di un'azione congiunta a livello europeo per superare l'incertezza in quanto fattore che condiziona le società italiane più di quelle di altri paesi. È necessario investire ora e guardare oltre la ripresa in un'ottica di transizione climatica e digitale. Il Gruppo BEI è uno dei maggiori investitori europei nel campo dell'innovazione e rappresenta inoltre la 'banca dell'UE per il clima', di conseguenza è in grado di assumere un ruolo importante in relazione a queste sfide e al sostegno necessario per far decollare gli investimenti".

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"L'indagine della BEI sugli investimenti mostra chiaramente come le imprese dell'UE si trovino ad affrontare sfide sempre più ardue. Nel contempo anche l'epidemia di COVID-19 ha innescato una trasformazione del mercato che ha imposto alle imprese determinati investimenti e una maggiore capacità di adattamento nelle direzioni della digitalizzazione, dell'innovazione, del clima e della riorganizzazione delle catene globali del valore", ha commentato Debora Revoltella, Capo economista della BEI. "Le esigenze di investimento e la pressione sui finanziamenti interni delle imprese europee richiedono agli investitori pazienza e prospettive di lungo termine - con una combinazione di capitale, debito e assistenza tecnica nonché servizi di consulenza".



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