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17/06/2020

idee

Manca la benzina per far ripartire il motore delle aziende

 

Galassi (API): la liquidità per il 65% delle PMI è in situazione negativa. Questa crisi ha fatto venire al pettine i nodi di un'economia già in crisi

"Per una piccola e media impresa la mancanza di liquidità è paragonabile ad avere un'automobile con serbatoio vuoto: sarà un'auto che non parte o che si fermerà presto. E l'Italia come potrà tagliare il traguardo o posizionarsi in pole position se la sua scuderia non solo è senza benzina ma anzi la corsa delle PMI sarà frenata da mille altri ostacoli, come la burocrazia?
Il know how del Made in Italy verrà disperso? A settembre, quando inizierà un autunno caldo in tema di relazioni industriali, dove finiranno le competenze dei lavoratori delle industrie?
".
Non usa mezzi termini Paolo Galassi, presidente di API (Associazione Piccole Imprese), commentando i dati del sondaggio dell'associazione delle piccole e medie industrie "Liquidità, le PMI lanciano un SOS (?)".

Manca la benzina per far ripartire il motore delle aziende

Se alla domanda "Sul fronte liquidità, come descriverebbe la situazione della sua azienda pre COVID-19?" oltre il 74% degli imprenditori ha risposto positivamente, post COVID la situazione si è quasi ribaltata: per quasi il 65% delle imprese viene ritenuta negativa.
Oltre il 39% delle aziende registra problemi di liquidità a causa degli insoluti, il 31,7% per la necessità di pagare i dipendenti, il 24,4% per i pagamenti dei fornitori.
La reazione delle PMI per fronteggiare la situazione non si è fatta attendere: nelle ultime settimane, il 64,5% ha già contattato gli istituti di credito richiedendo finanziamenti per 25 mila euro (50%), fino a 100 mila euro (10%), da 100 a 200 mila euro (5%), da 200 a 300 mila euro (15%), da 500 a 750 mila euro (5%), da 750 mila a 1 milione (10,0%); superiore al milione (5%).
La maggior parte degli imprenditori (60%) ha optato per un finanziamento di 72 mesi, il 20% per 48 mesi, di 36 mesi il 15,0%, mentre inferiore a 24 mesi per il restante 5,0%.

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Dalle richieste è emerso che, per gli imprenditori, il rapporto con le banche è ancora una nota dolente il 64% giudica negativamente le informazioni e il supporto fornito dall'istituto di credito, inoltre, il 74% non ha riscontrato corrispondenza tra le informazioni in suo possesso sul Decreto Liquidità e le informazioni ricevute dall'istituto contattato.
"Gli imprenditori - afferma Galassi - chiedono da anni di abbattere il costo dei contributi da lavoro dipendente, il famigerato ?cuneo fiscale', di dare maggiore accesso a crediti e finanziamenti semplificando burocrazia, di erogare contributi a fondo perduto e non finanziamenti per far indebitare ulteriormente le aziende già provate dalla situazione. Un'emergenza va gestita con misure straordinarie e con facilità di accesso agli strumenti. I fondi ci sono, l'Europa è finalmente scesa in campo, ora gli imprenditori si aspettano che i soldi arrivino e non restino intrappolati a causa di cavilli e burocrazia.

La tempestività è oggi un fattore imprescindibile per salvare le imprese.
Tra le associate ci sono, infatti, aziende che registrano una perdita del fatturato del 70% e anche l'ultimo dei tanti decreti non ha fatto abbastanza. Alle piccole e medie imprese non servono briciole o assistenzialismo per tamponare l'emergenza ma una politica industriale che dia visione di lungo periodo, oltre a risposte chiare e immediate. Basta appunto vedere i ritardi nell'erogare la cassa integrazione, oltre alla mancanza di chiarezza e di norme univoche.
Questa crisi ha fatto venire al pettine i nodi di un'economia già in crisi; lo Stato continua, infatti, a mettere le 'pezze' senza credere nella necessità di tutelare il patrimonio imprenditoriale italiano e soprattutto senza investire nel fare impresa, fonte di lavoro e ricchezza per il Paese
", conclude Galassi.


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