18/10/2017

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Perché per le PMI è vitale diversificare i canali di accesso al credito

 

Secondo BorsadelCredito.it, lo suggeriscono i numeri sui prestiti bancari, lo chiede la Ue, lo impone la rivoluzione FinTech. E' una priorità per le imprese perché contribuisce a rendere il conto economico più equilibrato e la crescita più solida

Il credit crunch? Non è superato, al di là dei proclami di chi dice il contrario. Un numero da solo dovrebbe convincere tutti: in Italia il credito bancario alle PMI è diminuito dai 95 miliardi del 2008 intorno ai 54 miliardi di oggi. Praticamente dimezzato: all'interno di una crisi che proprio nelle banche e nella loro patrimonializzazione ha, nel nostro Paese, il suo fulcro.

Perch per le PMI  vitale diversificare i canali di accesso al credito

Le PMI hanno quindi una grande necessità di fonti alternative di accesso al credito, che sono ormai disponibili sul mercato, e il P2P lending che cresce a ritmi rapidissimi ne è un esempio lampante. Secondo p2plendingitalia, nel primo semestre del 2017, l'Italia ha contribuito al mercato europeo con l'11% dell'erogato, pari a 66 milioni nel semestre (+233% anno su anno), ultimo dato disponibile. Il che porta l'erogato da inception a 160 milioni, di cui 86 attribuibili al segmento dei prestiti alle imprese e sconto fatture. Di questa cifra, oltre 16,5 milioni fanno capo a BorsadelCredito.it, che ha il vantaggio di essere stata pioniera assoluta nel settore in Italia e ha già un track record di due anni.
Ma torniamo ai dati sui prestiti bancari: secondo le rilevazioni di Confartigianato, a luglio 2017 i prestiti alle società sono cresciuti dello 0,5% (e quelli al totale delle famiglie del 2,7%). Gli ultimi dati disponibili per classe dimensionale indicano però che a maggio 2017 i prestiti alle imprese medio-grandi crescono dello 0,7% mentre scendono dell'1,4% quelli alle imprese con meno di 20 addetti. Sono sempre le più piccole, le micro imprese che sono il target di BorsadelCredito.it, le più penalizzate dal sistema bancario.

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Non solo. Il basso dinamismo del credito nell'attuale fase di ripresa, sempre secondo Confartigianato, riduce il rapporto tra prestiti alle imprese e PIL che nel secondo trimestre 2017 è scivolato al 50,2%, in diminuzione di 2,5 punti rispetto al 52,7% lo stesso periodo dell'anno precedente. Nell'arco di sei anni il rapporto credito alle imprese/PIL ha cumulato un calo di 11,4 punti percentuali rispetto al 61,6% del secondo trimestre 2011.
I numeri del P2P lending sono ancora piccoli per poter incidere su queste dinamiche, ma qualcosa si muove finalmente: nell'ultimo periodo non solo le imprese con esigenze di cassa di piccolo taglio si sono rivolte a BorsadelCredito.it, che offre il vantaggio di avere prestiti anche sotto i 100mila euro (che per le banche non sono convenienti, perché sono un costo che non offrono loro alcun margine) ma anche alcune aziende medio-grandi.

Diversificare le fonti di finanziamento dovrebbe essere una priorità per le imprese perché consente di avere più canali per il reperimento di liquidità, oltre a contribuire a rendere il conto economico più equilibrato e la crescita più solida. Secondo CRIF Ratings, nell'ultimo decennio la ridotta disintermediazione dal canale bancario delle PMI italiane ha contribuito a frenarne la crescita. Il profilo finanziario delle PMI (in particolare la ricerca è stata condotta su 15mila imprese con fatturato tra 10 e 500 milioni) mostra un'eccessiva dipendenza dal supporto del sistema bancario per fronteggiare le esigenze finanziarie di breve e lungo periodo. Nel periodo esaminato da Crif (2006-2015) i cambiamenti nelle strategie di finanziamento delle PMI italiane sono stati poco significativi: il debito bancario è rimasto costantemente oltre l'85%. Solo un numero ristretto di aziende, poco più del 5%, ha diversificato le proprie fonti facendo ricorso ai mercati dei capitali. "La percentuale delle obbligazioni sui debiti finanziari per le PMI analizzate (4,1%) - scrive Crif - risulta circa 1/3 rispetto alla media delle aziende italiane non finanziarie (13%), a loro volta molto al di sotto dei livelli rilevati in UK (26%) e USA (41%)". E anche in Europa, il confronto è impietoso: secondo Banca d'Italia "il credito bancario vale, in Italia, oltre due terzi dei debiti finanziari delle aziende, contro un terzo in Francia e nei Paesi anglosassoni e la metà in Germania".

E la diversificazione delle fonti di finanziamento è una priorità anche per l'Ue, come descritto nel piano di azione per la creazione dell'Unione dei mercati dei capitali, entro il 2019. "Vi è la necessità, da un lato, di informare maggiormente le piccole imprese con esigenze di finanziamento sulle opzioni basate sul mercato a loro disposizione e, dall'altro, di aumentare la visibilità delle imprese agli occhi di potenziali investitori locali e paneuropei", si legge nel documento. Ed è proprio quello che il P2P lending sta cercando di fare.



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