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11/05/2016

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Dubai: investimenti italiani da 200 milioni di dollari per il fotovoltaico piu' green del mondo

Fra i Paesi che investiranno nel progetto Dubai Clean Energy Strategy 2050 il Kuwait, l'Egitto, l'Oman e l'Italia. Questo mira a fornire il 7% di energia da fonti di energia pulita entro il 2020, per arrivare al 25% entro il 2030 e 75% entro il 2050

Qualche mese fa lo Sceicco Mohammed Bin Rashid Al Maktoum, Vice Presidente e Primo Ministro degli Emirati Arabi Uniti e governatore di Dubai, ha lanciato il progetto Dubai Clean Energy Strategy 2050, che mira a rendere Dubai un centro globale di energia pulita e un punto di riferimento mondiale per la green economy.
"La strategia che stiamo lanciando formerà il settore energetico a Dubai nei prossimi tre decenni e mira a fornire il 75% dell'energia degli Emirati attraverso fonti di energia pulita entro il 2050. Ciò riflette il nostro impegno per stabilire un modello sostenibile a risparmio energetico, che può essere esportato in tutto il mondo, e per sostenere la crescita economica senza danneggiare l'ambiente e le risorse naturali. Il nostro obiettivo è quello di diventare la città con la più piccola impronta di carbonio nel mondo entro il 2050", ha dichiarato Sheikh Mohammed Bin Rashid.
Dubai Clean Energy Strategy 2050 mira a fornire il 7% di energia da fonti di energia pulita entro il 2020, per arrivare al 25% entro il 2030 e 75% entro il 2050.
Il 2050 segna per l'emirato anche un'altra data importante: quella entro la quale per tutti gli edifici ci sarà l'obbligo di avere una copertura fotovoltaica.

Il progetto tetti solari richiederà miliardi di investimenti ma Sheikh Mohammed Bin Rashid è ottimista sulla sua riuscita. Così ottimista da aver accompagnato il lancio della strategia con un secondo annuncio, riguardante la costruzione di una nuova zona franca chiamata Dubai Green Zone.
"L'obiettivo è quello di attrarre i centri di ricerca e sviluppo e le aziende emergenti nel campo dell'energia pulita. Proprio per favorirlo è stato creato un fondo verde da oltre 27 miliardi di dollari, che fornirà prestiti agevolati a quanti vogliano investire nel settore dell'energia pulita", spiega Thomas Paoletti, titolare e Managing Partner dello Studio Paoletti Legal Consultant (nella foto), con sede a Dubai dove si occupa, assieme a un team di professionisti, di assistere le imprese italiane in materia di investimenti all'estero e in fase di internazionalizzazione in Medio Oriente. "I Paesi che si stanno muovendo meglio in questa corsa all'energia pulita, oltre agli Emirati, sono il Kuwait, l'Arabia Saudita e l'Oman, a seguire Iraq ed Egitto. La terza fase di questo ambizioso progetto riguardante il fotovoltaico si concentrerà sulla tecnologia solare e verrà sviluppata come un progetto di alimentazione indipendente, per trasformarsi probabilmente, il più grande regime solare monofase nel mondo", spiega Paoletti.


E l'italia? Il Gruppo Building Energy, leader nelle energie rinnovabili, ha siglato un accordo del valore di 200 milioni di dollari per la costruzione di due impianti fotovoltaici da 50 MW proprio in Egitto, uno dei Paesi maggiormente coinvolti in questo progetto, a partire dall'estate 2016: ogni impianto si prevede generarà circa 143 GWh all'anno, contribuendo alla riduzione di oltre 100.000 tonnellate di anidride carbonica (CO2). Nell'ambito di un accordo di acquisto di energia di 25 anni, gli impianti saranno collegati alla linea ad alta tensione che collega Assuan al Cairo, al fine di soddisfare le esigenze energetiche di 50.000 famiglie. Il progetto creerà più di 1.000 posti di lavoro durante la costruzione e altri 70-80 posti di lavoro a lungo termine durante il funzionamento. Building Energy gestisce e coordina tutti i progetti proprio da Dubai.
Anche se le energie rinnovabili sono certamente una chiave di volta imprescindibile, stando alle parole di Paoletti, il bel Paese per ora ha maggiori guadagni con l'export, soprattutto nei settori della meccanica (per un valore di 1.815 milioni di dollari nel 2014) e dei metalli preziosi (1.


598 milioni di dollari).
"Nel 2014 il valore del commercio bilaterale tra l'Italia e gli EAU è stato pari a 7,9 miliardi di dollari. Le esportazioni hanno registrato un valore di 7,1 miliardi di dollari e sono quadruplicate rispetto al 2001. Al momento sono 33 le aziende italiane partecipate da capitali emiratini e circa la metà riguardano investimenti greenfield, ovvero avviati secondo le normative locali - spiega ancora Paoletti, che aggiunge - è questa la modalità di investimento preferita dalle piccole medie imprese, soprattutto italiane: l'investimento greenfield consente all'azienda di modellare la struttura e l'attività in relazione alla cultura aziendale estera e alla specifica esigenza strategica della casa madre in relazione alla realtà del paese di insediamento".
Il segreto per un successo imprenditoriale costruttivo in un Paese come Dubai? "Senz'altro quello della presenza dell'investitore sul mercato. Le opportunità che il Paese offre sono molteplici, ma solo costanza e perseveranza nel tempo potranno premiare quegli imprenditori che avranno saputo credere e condividere la visione del ruler di Dubai", conclude Paoletti.



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