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   numero di 15/05/2019
Cover story

Rentocchini (AMD): 50 anni di innovazione e visione della tecnologia

Da Jerry Sanders a Lisa Su la ricerca è sempre stata rivolta alle necessità del mercato

Tecnologia e innovazione: i microprocessori rappresentano il cuore del comparto. In occasione dei cinquant'anni di AMD, abbiamo intervistato Gabriele Rentocchini, Senior Sales Manager del segmento consumer.

Cinquant'anni, un'età importante per un'azienda: cosa significa per AMD?

Certamente è un traguardo importante, che in realtà cade in un momento storico in cui l'azienda si sta espandendo. Nella nostra storia abbiamo fatto cose buone e cose meno buone, ma abbiamo sempre imparato qualcosa e abbiamo sempre estratto del valore per progredire. In questo momento, vediamo un trend positivo e segnali di crescita davvero interessanti. Il 2019 è per noi un anno chiave perché abbiamo davvero molte novità in arrivo che aiuteranno a rivoluzionare ed arricchire il mercato. Se penso all'Athlon, il primo processore a superare 1GHz di velocità, oppure all'architettura x86 a 64 bit, ebbene la stessa innovazione dirompente la vedo con i prossimi processori AMD Ryzen a 7 nanomentri e con le attuali soluzioni grafiche Radeon già disponibili a 7 nanometri.

Il mercato in questi anni è cresciuto, da quel 1969 in cui Jerry Sanders fondò l'azienda, ne è passata di innovazione.

Per noi l'innovazione è una ragione di vita, nel senso che il nostro mercato si regge molto sull'innovazione, la ricerca delle prestazioni migliori al costo migliore. É un mix tra ricerca e sviluppo e capacità di produrre, ed in questi anni abbiamo vissuto sulla nostra pelle cosa significa innovare, visto che la dimensioni dei transistor, le componenti base dei processori, si è ridotta drasticamente. Abbiamo anche allargato la base clienti, passando dalle soluzioni PC più tradizionali al cuore pulsante dei server, dell'Intelligenza Artificiale e del cloud. In questi anni, sono cambiate più volte le prospettive dell'azienda, ma con un unico obiettivo di innovare ed anticipare le tendenze di mercato.

Qual è stato, secondo lei, l'elemento epocale che ha fatto scattare la scintilla di AMD?

Ce ne sono stati tanti, l'architettura x86 a 64 bit, le soluzioni multi-core, ma credo che l'evoluzione che abbia mostrato al mercato cosa significa fare davvero innovazione sia stato combinare la potenza di un microprocessore a quella della grafica, in un unico componente denominato APU. Questa nuova soluzione ha portato una serie di importanti novità che troviamo applicate ancora oggi e che nascono proprio per rispondere alle esigenze degli utenti. La potenza dei dispositivi è cambiata tantissimo, non solo intesa come numero di processori e velocità, ma anche di tutte le componenti, e noi oggi siamo l'unica azienda al mondo in grado di offrire sia microprocessori sia chip grafici.

Essere il cuore pulsante dei dispositivi significa anche molta responsabilità.

Non si diventa leader in settori, come per esempio il gaming, se non ci fosse una grande capacità di innovare,  ma anche una grandissima affidabilità. Si tratta di prodotti che devono funzionare al massimo della potenza per parecchio tempo, prodotti che nascono combinando la nostra esperienza accumulata nel segmento dei chip grafici alle competenze in ambito server e PC. Oggi le nostre tre differenti linee di prodotti (Computing, Server, Embedded) vivono in osmosi, potendo scambiare le esperienze nei vari ambiti. La responsabilità che abbiamo è quella di fornire prodotti affidabili, che garantiscano le prestazioni nel tempo, che consumino poca energia e che scambino calore il meno possibile. Sono sfide incredibili, perché coniugare performance con consumo e temperatura non è facile.

Computer sempre più potenti, macchine da gioco, Internet of Things e performance computing: come si fa a gestire tutto quanto?

La cosa migliore è avere delle partnership molto strette con le migliori aziende a livello mondiale, perché ci permette di non essere dei semplici fornitori di tecnologia ma di poter confrontarci per portare sul mercato, insieme, i prodotti migliori per rispondere alle esigenze dei clienti. Se guardiamo i server, per esempio, molti delle nostre innovazioni sono nate proprio dall'aver eliminato determinate barriere del passato, gestendo tipologie di memorie nuove, architetture di processori completamente diverse. Non è una questione di applicare l'innovazione, ma di renderla flessibile per andare a risolvere problemi concreti. Se penso al cloud, le nostre soluzioni sono apprezzate proprio per la loro flessibilità e abbiamo portato un'innovazione enorme in un mercato che sembrava assolutamente statico. É dal rapporto con i partner che nascono davvero le migliori idee, perché si ha da subito la conferma o smentita da parte del mercato.

Qual è la nuova frontiera oggi?

Se proseguo nell'idea di assecondare le esigenze del mercato, vedo nelle nuove forme dei computer uno spazio enorme per innovare. Facciamo parte del progetto "modern device" di Microsoft e credo molto nella possibilità di portare innovazione anche in termini di forma e di uso dei computer nei prossimi anni. Già vediamo computer che possono venire indossati, penso alla realtà virtuale, ma anche computer che saranno nascosti all'interno degli schermi, introducendo nuovi design. Eravamo follower qualche anno fa in questo mercato, oggi siamo protagonisti e i nostri partner stanno apprezzando molto la nostra tecnologia perché non è calata dall'alto, parte da richieste ed esigenze concrete.

La competizione è sempre stimolante?


In questi anni sono cambiati più volte i paradigmi della potenza di calcolo e della grafica e la concorrenza è stata determinante per creare nuovi prodotti, servizi e mercati. Quando abbiamo visto che c'erano delle occasioni per innovare, penso per esempio ai server, abbiamo accelerato e abbiamo ottenuto risultati importanti con i processori AMD EPYC. La nostra road map di cinquant'anni dimostra che abbiamo avuto successo, ma che abbiamo anche fatto qualche errore. É normale, ma per la Silicon Valley gli errori sono delle medaglie, valgono spesso più di un successo, perché è più facile imparare dagli errori che dai successi. 

Cosa significa essere manager in una multinazionale in un settore così innovativo?

É una bella esperienza, ma anche una grande responsabilità. La nostra CEO, Dr. Lisa Su, ha una grande determinazione nel raggiungere gli obiettivi, di business ma anche di differenziazione. AMD è un'azienda di oltre 10.000 persone che lavora per raggiungere dei primati nel settore, ma deve avere sempre un occhio sul mercato, sulle richieste e disponibilità economiche degli utenti. E avere anche uno sguardo molto in avanti, anticipando le tendenze. Però come sostiene proprio lei, mi considero fortunato perché "non c'è mai stato un momento migliore per essere nel settore dei semiconduttori e siamo pronti ad affrontare i prossimi 50 anni con soluzioni di elaborazione e grafica ad alte prestazioni che trasformano tutte le nostre vite".



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