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   numero di 15/05/2019
Finanza e investimenti

Permangono rischi per la crescita economica a medio termine
Petersen (AllianzGI): un temporaneo miglioramento dei dati macroeconomici non sarebbe sufficiente a mettere in discussione lo scenario fondamentale di un rallentamento di fine ciclo

Nell'emisfero boreale la primavera è entrata nel vivo, ma, mentre la natura germoglia e fiorisce, sinora sul fronte congiunturale la situazione è stata meno rosea. Pertanto, gli investitori guardano con un giustificato scetticismo al rally delle borse da inizio 2019.
Non va trascurato il fatto che tale rally sia stato alimentato dai toni accomodanti delle Banche Centrali mondiali - ovvero dalle probabilità di una svolta espansiva sul fronte monetario - e non tanto dalle dinamiche di crescita economica e utili aziendali, ormai in decelerazione nel quadro di una ripresa congiunturale in fase avanzata.
Perché il clima sui mercati azionari nel medio periodo rimanga sereno, tuttavia, non bastano le "colombe" della politica monetaria. Ci vorrebbero quantomeno un risveglio degli indicatori congiunturali e una riduzione dell'incertezza politica. Ma proprio con l'inizio del mese di maggio i dati sembrano attestarsi in territorio più positivo.
L'economia globale "si ispira sempre più alla natura": ultimamente i principali indicatori anticipatori, tra cui gli indici dei responsabili degli acquisti globali, appaiono prossimi al punto di inversione. In Cina, la seconda economia mondiale, le misure fiscali e monetarie stanno finalmente iniziando ad avere effetto, con potenziali ricadute positive non solo in Asia ma anche sui Paesi dell'Area Euro orientati all'export.
Allo stesso tempo, occorre comunque considerare il recente rincaro del petrolio che potrebbe ripercuotersi sui consumi, sinora robusti grazie alla solidità del mercato del lavoro e all'aumento dei salari.
Per quanto riguarda le principali questioni politiche, si riscontrano una certa distensione (conflitto commerciale Cina-USA) o anche una riduzione almeno temporanea dei rischi (rinvio del termine per la Brexit al 31 ottobre 2019). Per le aziende manifatturiere dipendenti dalle esportazioni è fondamentale che i toni tra Washington e Pechino rimangano costruttivi, sia su Twitter che nelle sedi istituzionali, così da superare la fase di debolezza.
In sintesi: una nuova accelerazione della dinamica congiunturale nel breve periodo sembra possibile, anche se la ripresa economica in atto ormai da quasi dieci anni ha probabilmente superato il picco e permangono rischi per la crescita a medio termine.
I nostri modelli previsionali a medio termine sulla recessione per l'economia USA, strutturali e basati sul mercato finanziario, indicano una probabilità di recessione del 30-35% su un periodo di un anno. Per contro, in base al nostro approccio ciclico di breve periodo, nei prossimi sei mesi il rischio si attesta solo al 6%.

Quali implicazioni sulle decisioni di investimento?

Di per sé, un temporaneo miglioramento dei dati macroeconomici non sarebbe sufficiente a mettere in discussione lo scenario fondamentale di un rallentamento di fine ciclo nella crescita economica. Ci aspettiamo tuttora un beta di mercato più moderato rispetto all'ultimo decennio, con oscillazioni più ampie. In tale scenario, l'allocazione attiva diversificata nelle diverse asset class e la selezione attiva dei titoli assumono un ruolo sempre più rilevante per gli investitori.

I prossimi mesi potrebbero comunque rivelarsi una finestra temporale favorevole alle asset class rischiose, considerando da un lato l'atteggiamento più paziente delle autorità monetarie, il miglioramento del momentum sulla crescita e i rischi contenuti di recessione a breve, e dall'altro il posizionamento ancora prudente degli investitori.

Ann-Katrin Petersen Vice President, Global Economics & Strategy presso Allianz Global Investors

 



Finanza e investimenti

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