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   numero di 04/10/2017
Finanza e investimenti

Giappone: il turismo la nuova risorsa dell'Abenomics
Koll (WisdomTree): ma per renderla effettiva il governo ha bisogno di uno yen più debole e aumentano i politici che supportano questa idea

Il boom del turismo in entrata in Giappone è probabilmente il successo più tangibile della cosiddetta "Abenomics". Sospinti da un flusso costante di deregolamentazione in materia di visti, iniziato proprio nella settimana in cui il "Team Abe" si è insediato nei propri uffici nel dicembre 2012, gli arrivi di turisti sono quasi quadruplicati, passando da una media mensile di 697.000 nel 2012 ai 2,6 milioni di quest'ultimo periodo. In termini di denaro speso, dal 2012 la spesa dei turisti in entrata ha rappresentato il 16% circa della crescita nella spesa per i consumi (esclusa la spesa per gli affitti). Sebbene, in termini assoluti, la spesa dei turisti sia ancora relativamente piccola, rappresentando meno dell'1,5% di tutti i consumi, il suo eccezionale tasso di crescita ha avuto un impatto più che positivo sul mercato interno del Giappone, con un effetto moltiplicatore particolarmente elevato sulle economie regionali.
Una conseguenza importante del successo della strategia di Abe in materia di turismo sarà l'abbandono di una preferenza politica di vecchia data in materia di tasso di cambio. Mentre, in passato, l'establishment politico considerava il deprezzamento dello yen come un fattore fondamentalmente negativo per il Giappone, poiché il risultante aumento dei prezzi all'importazione deprimeva ulteriormente le imprese locali e le economie regionali, la svalutazione valutaria è ormai considerata come uno strumento incisivo di politica monetaria, in grado di guidare la crescita interna in generale e quella regionale in particolare. Da qui, dato che l'impatto dei cambiamenti strutturali che hanno innescato il boom del turismo si sta attenuando, l'importanza dello yen come driver del potere d'acquisto dei turisti in ingresso è destinato a crescere. Per mantenere un settore turistico forte, il Giappone avrà bisogno di uno yen più debole. Detto ciò, i leader politici locali - che rappresentano la spina dorsale del partito Liberal Democratico adesso al potere - sono destinati a diventare fautori ancor più convinti di un deprezzamento dello yen.

Dalla spinta strutturale alla crescente sensibilità valutaria

La strategia per il turismo del Giappone è probabilmente la politica di crescita regionale top-down di maggior successo attuata in un'economia avanzata. In un primo momento, la progressiva deregolamentazione in materia di visti di Abe per i turisti cinesi e dei paesi ASEAN aveva sbloccato una domanda strutturale repressa: quella di una nuova destinazione turistica per una classe media asiatica in costante ascesa. Allo stesso tempo, il governo ha spinto per una deregolamentazione anche dal lato dell'offerta, con più slot aeroportuali, codici edilizi più semplici per gli hotel, ecc. Il risultato: dopo decenni di "prosciugamento", le economie regionali del Giappone stanno adesso ricostruendo e re-inventando se stesse come destinazioni turistiche. Tutto ciò non a causa di ingenti programmi di spesa governativa una-tantum, ma grazie a vere e proprie opportunità di profitto per il settore privato create dalla deregolamentazione.
Il "Team Abe" merita credito non solo per aver avviato il ciclo, ma anche per aver cercato di ancorare le aspettative di crescita della domanda degli imprenditori privati del settore dell'ospitalità impostando obiettivi aggressivi a lungo termine: il Giappone vuole infatti 40 milioni di visitatori entro il 2020 e poi 60 milioni entro il 2030, un enorme salto dai 24 milioni dell'ultimo anno. Questi dati sembrano avere senso se si considerano le dinamiche di crescita economica e demografica della popolazione asiatica.
Tuttavia, non vi è spazio per l'autocompiacimento: nonostante tutti i positivi fattori strutturali, il tasso di cambio svolge già un ruolo importante nel determinare il ciclo di turisti in entrata in Giappone. Uno yen forte taglia immediatamente il potere di acquisto dei turisti, mentre uno Yen debole lo fa aumentare. Di quanto? La nostra analisi suggerisce che una rivalutazione dello yen incide sia sui visitatori in arrivo che sull'importo medio di spesa: 10 yen di rivalutazione paiono ridurre gli arrivi mensili di circa l'1,2% e i soldi spesi da ogni turista di circa l'8%. Mentre l'impatto sui volumi di turisti appare trascurabile, l'impatto negativo sui soldi spesi è significativo. Ciò ha importanti implicazioni negative per gli imprenditori del settore dell'ospitalità in materia di definizione dei prezzi e strategie di profitto.

Naturalmente, da una pura prospettiva di analisi, è ancora troppo presto per giungere a conclusioni statisticamente significative sui vari fattori che contribuiscono alla spesa dei turisti in entrata. Il cambiamento strutturale determinato dalla deregolamentazione in materia di visti è ancora troppo recente - nei primi mesi del 2017 le regole sui visti per i cittadini cinesi sono state alleggerite ulteriormente - e i cicli valutari sono stati relativamente limitati nel periodo 2012-2017. Tuttavia, il fatto che la sensibilità dei cambi dimostri già di avere un impatto significativo, nonostante i potenti fattori strutturali ancora in atto, suggerisce che, da qui in avanti, l'importanza del tasso di cambio dello yen come chiave del successo della strategia turistica del Giappone non possa far altro che aumentare.
Non facciamoci quindi illusioni: per mantenere e amplificare il boom del turismo, il Giappone ha bisogno di uno yen più debole. I fautori politici di un deprezzamento dello yen in Giappone sono destinati a crescere.

Jesper Koll, Head of WisdomTree in Japan



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