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   numero di 08/02/2017
Cover story

Donato (Deloitte): la capacita' finanziaria e' il fattore di successo della startup digitale

Le aziende italiane si caratterizzano per la creatività e per il fattore umano, che le rende diverse da altre realtà europee. Per il loro sviluppo essenziale il ruolo del credito bancario


Startup digitali italiane crescono. E con una certa efficacia. E' quello che emerge dalla sedicesima edizione della Deloitte "Technology Fast 500 EMEA", una delle più autorevoli classifiche nel settore tecnologico che premia gli sforzi e la dedizione delle aziende appartenenti a più di venti Paesi. Quest'anno l'Italia è stata rappresentata da dieci aziende: Beintoo, Marketing Arena, Caffeina, Afinna One, Filoblu, Motork Italia, Sardex, Eis, 01s e Crestoptics. Si tratta della conferma che il nostro Paese è in grado di competere in un contesto internazionale caratterizzato da una forte tendenza a innovare. Ne abbiamo parlato con Alberto Donato, Partner Deloitte e Responsabile Deloitte TMT per l'Italia.

Classifica Fast 500: quali le maggiori differenze emerse a livello EMEA dalla ultima edizione?

A livello di Paesi, non ci sono state grosse modifiche. Francia e Gran Bretagna sono ai primi posti, mentre l'Italia guadagna una posizione e si classifica come 12° Paese nella regione EMEA. La grande differenza che notiamo rispetto a un anno fa è relativa alla tipologia di business in cui operano le aziende prime selezionate. Per il primo anno iniziamo ad avere una presenza importante di startup che hanno avuto questa crescita impressionante nel mondo digitale. Negli anni precedenti erano state invece aziende appartenenti al settore della tecnologia. Il digitale è quindi il futuro.

Quali sono stati i parametri presi in esame per la classifica?

Un solo parametro: la crescita del fatturato nei precedenti quattro anni. Questo lasso di tempo lo giudichiamo utile per capire che non sia una crescita troppo breve, e che ci sia un consolidamento di crescita nei ricavi.

Perché vincono sempre realtà da Francia e UK?

Sono sicuramente i Paesi che riescono a valorizzare meglio le startup. Sicuramente offrendo dei benefici fiscali importanti nelle prime fasi di crescita. Poi sono posti in cui il sistema bancario offre sicuramente un maggior accesso alle startup. Si tratta di Paesi dove rispetto agli altri riescono a far confluire i fondi europei. Ovviamente questa considerazione è ante-Brexit.

Quali sono le differenze tra le startup ICT in Italia e all'estero?

A mio parere, la principale caratteristica italiana è sicuramente la creatività. A livello di Paesi esteri è la capacità di organizzare. Un altro fattore importante credo che sia quello umano, nel senso che in Italia le aziende ICT sono nate e cresciute con personale tipicamente non proprio, quindi ricorrendo a terzi piuttosto che con personale a tempo determinato o a partita Iva. Questo significa che in Italia le aziende ICT non sono riuscite sempre a creare un asset vero e proprio, quello del fattore umano, essenziale nel settore, cosa che in altri Paesi sono riusciti a fare. Evidentemente con una organizzazione di tutela dei propri asset e quindi del proprio personale.



In altre nazioni le startup godono di benefici fiscali importanti nelle prime fasi di crescita



L'Italia e il digitale: cosa si porta dietro in termini di creatività?

Tipicamente l'Italia riesce a differenziarsi rispetto agli altri Paesi proprio per la creatività. Assimiliamo il settore del digitale a quello del Luxury. L'Italia ci mette quel qualcosa in più che gli altri non riescono a metterci. Gli altri Paesi ci mettono organizzazione, processi e serietà, noi ci mettiamo la creatività. E' la caratteristica del nostro Paese e riusciamo ad inventarci sempre qualcosa in più.

Perché a livello di sistema da noi non funzionano gli investimenti diretti esteri (IDE)? Non credono in noi o ci sono altri fattori?

Non credono in noi. Vedono nel Paese una serie di barriere. Queste sono sicuramente il problema fiscale, poiché non abbiamo una struttura fiscale costante nel tempo. Ogni anno vediamo modificate tutta una serie di imposizioni. Un altro problema è il discorso del personale: siamo ormai uno dei pochi Paesi al mondo in cui abbiamo una forte rigidità, con l'articolo 18 che non consente un turnaround in qualsiasi tipo di azienda. Un'ulteriore criticità è quello dei processi giudiziari: per qualsiasi problema che si viene a creare nel Paese i Fondi non capiscono assolutamente quali siano i tempi della nostra giustizia. Tempi troppo lunghi che rischiano di far fallire un'azienda in tempi brevi. Questi problemi interessano tutta l'industria, al punto che i fondi esteri non stanno più investendo in alcun tipo di settore, salvo poche eccezioni. Negli ultimi anni stiamo vedendo che più che altri sono aziende estere multinazionali che entrano in realtà italiane, anche strategiche. Si veda Vivendi nel caso Telecom Italia, oppure Bulgari acquisita dai francesi. Sicuramente se parliamo di attrazione tra Paesi direi che siamo attrattivi soprattutto per le aziende dalla Francia, che hanno fatto le maggiori operazioni di M&A.

Perché il sistema bancario italiano si sta muovendo solo adesso per le startup e le aziende digitali?

Secondo me perché la spinta viene dal sistema centrale europeo. Le indicazioni sugli impieghi date da Draghi stanno inducendo le banche ad aprire il portafoglio. E' evidente che se il futuro è digitale, il fabbisogno di denaro ce l'hanno le aziende che stanno entrando o provando ad entrare in questo mondo. Quindi è in quella direzione che vanno i finanziamenti. C'è da dire che la disponibilità non è poi così ampia. Il portafoglio inizia ad aprirsi in fase di startup in maniera contenuta. Sicuramente il sistema bancario italiano vuole vedere, dopo gli ultimi anni, dei risultati positivi prima di ampliare il proprio credito.

Quanto ha influito il Jobs act sulla crescita delle startup?

Molto in termini di valore di asset di fattore umano. Finalmente le startup iniziano a lavorare con personale proprio, non dovendo ricorrere a terzi o partite Iva. Il fatto di avere in casa personale che si sente tutelato e garantito in termini di continuità del proprio percorso professionale - e anche economico - può consolidare nell'azienda digitale la creatività, che è l'aspetto più importante di questo nuovo business.

Quali sono i principali elementi di successo e di insuccesso di una startup digitale?

Sicuramente il successo lo stiamo vedendo nel coinvolgimento di imprenditori giovani o relativamente giovani. Perché da lì nascono le migliori idee, c'è creatività, apertura al cambiamento e alle esigenze del cliente finale. Se pensiamo al digitale come all'uso delle app, è ovvio che questo va ad incidere sulle nuove generazioni. Si farà più fatica a farle utilizzare agli over 65. I fattori di insuccesso sono prevalentemente correlati, e questo lo diciamo

L'abbiamo visto con le aziende premiate, uno dei principali fattori di successo è stato la capacità di finanziamento proprio o di facilità al ricorso bancario. Chi non ce l'ha fatta, non ha avuto la capacità di investire inizialmente né l'assistenza del sistema bancario. Tipicamente i primi 3-4 anni di startup servono per andare a breakeven. La capacità finanziaria è quindi il fattore di successo, e quindi di insuccesso, della startup digitale.

Il sistema Industria 4.0 che effetti potrà avere sulle aziende?

Sicuramente quello dell'Industria 4.0 è un disegno ben fatto, fatto sotto il governo Renzi e che poteva esser messo a rischio dalle dimissioni dell'ex premier. Il fatto che Calenda sia andato avanti, ne dovrebbe garantire l'implementazione. Un progetto sul quale c'è la massima attenzione di tutte le associazioni che vi ruotano intorno. Per esempio, per noi consulenti c'è Assoconsult che sta lavorando molto con tutte le aziende di consulenza italiane, per dare un supporto e per investire a supporto delle aziende per indirizzare l'Industria 4.0. Ci dobbiamo credere, nella speranza di una continuità dell'attuale gestione. E' ovvio che occorre continuità. Diciamo che un progetto ben disegnato sta riuscendo a partire poiché è passato in due governi differenti. Se questo venisse meno nel breve termine, potrebbe essere un altro flop.

Le 10 aziende italiane nella classifica Deloitte Fast 500 EMEA 2016

BEINTOO http://www.beintoo.com 2068% Media
MARKETING ARENA http://www.marketingarena.it 1088% Communications
CAFFEINA http://www.caffeina.it 1083% Media
AFINNA ONE http://www.afinnaone.it 1008% Communications
FILOBLU http://www.filoblu.com 977% Media
MOTORK ITALIA http://www.motork.co.uk 858% Media
SARDEX http://www.sardex.net 333% Software
EIS http://www.eisworld.eu 291% Software
01S http://www.01s.it 244% Software
CRESTOPTICS http://www.crestopt.com 229% Life Sciences



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