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   numero di 07/12/2016
Idee e opinioni

Malmgren (DRMP Group): cosa accadra' dopo il referendum 
Come gli investitori stranieri si muoveranno dopo il voto del 4 dicembre. Sia l'Unione Europea sia l'Italia devono affrontare la crisi delle banche

Non è vero che gli investitori internazionali credono che una vittoria del "Sì" risolverà tutti i problemi di questo Paese, mentre una vittoria del "No" significherebbe che gli italiani non vorranno risolvere niente. Nessuna delle due affermazioni è vera. La realtà è che gli italiani vogliono cambiare, ma non amano la complessità e le implicazioni di questo specifico referendum. Se la risposta referendaria fosse "No", gli investitori stranieri saranno delusi dal voto degli italiani contro il cambiamento. Per contro, ironicamente gli italiani sembrano delusi che il primo ministro Renzi non abbia fatto abbastanza per cambiare le cose. Se non altro, gli italiani sono frustrati dal fatto che il presidente Renzi non sia stato sufficientemente anti-establishment come sperato. E' molto simile alla situazione degli americani frustrati dal fatto che il presidente Obama non si sia dimostrato così anti-establishment come si pensasse, ed è il motivo per cui è stato eletto un presidente che è davvero contro la vecchia politica come Donald Trump. Anche l'Italia potrebbe eleggere un politico davvero contro il vecchio sistema se il referendum fallisse.
In tutta Europa c'è un marcato sentimento di reazione con forti connotati populisti che si sono già visti in Gran Bretagna con il voto sulla Brexit, e anche in America con l'elezione di Trump.
I mercati si stanno muovendo verso una vendita delle azioni italiane, soprattutto per il settore bancario (anche se non solo italiano) nel caso prevalga il "No". Questo perchè perché c'è ancora la paura che un salvataggio (bailout) delle stesse non sia avvenuto. Ma nessuno sta comprando o vendendo titoli di banche italiane basandosi sulla loro profittabilità o business model. Gli investitori internazionali stanno giocando con i policymakers nell'Unione Europea e la BCE. Per dirla in altro modo, i politici europei stanno incoraggiando questi investimenti stranieri attraverso una promessa di salvataggio o passi politici che, francamente, sarebbero efficaci per un giorno o due nelle borse, ma in realtà non vogliono sistemare i problemi del settore finanziario. Sarebbe necessaria una vera soluzione a questi problemi, ma non ci sono opzioni facili da percorrere. Sia l'Unione Europea sia l'Italia devono affrontare la crisi delle banche.
Se vincesse il "No", il mercato metterebbe nel mirino le banche italiane e ci si può attendere che esse perderanno di valore. Ma il problema si estende a tutta l'Eurozona. La vera questione è come stimolare la crescita quando incombono i debiti spazzatura, manca una reale politica fiscale e di aiuti che come in passato poteva portare una boccata d'ossigeno o un raggio di sole all'economia reale. Un altro taglio dei tassi d'interese della BCE non risolverà praticamente niente.
Il problema fondamentale è che il patto sociale tra cittadini e gli stati è saltato. Il patto sociale tedesco preclude l'uso dell'inflazione per risolvere il problema del debito e il contratto sociale in Italia richiede l'uso dell'inflazione per risolvere i problemi del debito. Questa è l'impasse centrale. Finora nessuna banca centrale ha ottenuto l'inflazione desiderata. Ma l'inflazione è  più strisciante negli USA e nel Regno Unito, ma anche nei mercati emergenti e persino in Europa secondo la BCE. Il vero guaio inizia quando i costi iniziano a crescere ma i redditi non si alzano. A quel punto arriveranno dolori e rabbia. Passare dalla deflazione da debiti all'inflazione è un processo sociale che ha delle conseguenze umane molto importanti.

Philippa Malmgren, American policy analyst e fondatrice di DRPM Group e co-fondatrice di H Robotics


L'articolo è accompagnato da un'intervista della Dottoressa Malmgren sul tema del referendum costituzionale con il Professor Valerio Onida, ex Presidente della Corte Costituzionale, e Rodolfo De Benedetti, presidente del CIR Group, con l'obiettivo di analizzare in che modo questa cruciale votazione possa influire sul futuro dell'Italia, realizzato per gli investitori stranieri.



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