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   numero di 07/12/2016
Idee e opinioni

Le aziende familiari italiane crescono piu' delle altre. E puntano all'estero
Secondo l'ottavo osservatorio AUB, il 45% delle acquisizioni concluse da questo tipo di imprese è realizzato all'estero. Il 9,1% dei leader sono donne, più che nel resto d'Europa

Probabilmente chi ha dato per morta la capacità di stare sul mercato e di crescere in un'epoca di globalizzazione delle aziende familiari, dovrà ricredersi. Infatti, questo segmento di imprese italiane continua a crescere più velocemente di quelle non familiari, soprattutto nelle classi dimensionali medio-grandi (fatturato superiore a ?50 mln). Questo emerge dai risultati dell'Ottavo Osservatorio AUB (AIdAF, UniCredit, Bocconi) sulle aziende familiari italiane curato da Guido Corbetta e Fabio Quarato della Cattedra AIdAF-EY di Strategia delle aziende familiari.
Fatti 100 i ricavi del 2007, nel 2015 le imprese familiari medio-grandi erano arrivate a 145,2, le altre a 131,8. Le stesse cifre, per le imprese tra i ?20 mln e i ?50 mln di fatturato, erano 145,8 per le familiari e 142,6 per le non familiari.
Nel quadro di un mercato interno stagnante, il motivo principale del ritmo di crescita più veloce sembra essere una maggiore propensione a concludere operazioni di acquisizione o joint venture all'estero. Mentre le aziende non familiari concludono in Italia il 73% delle loro acquisizioni e il 27% all'estero, le imprese familiari si spingono all'estero nel 45% dei casi e rimangono in Italia per il 55% delle acquisizioni. Dopo la crisi, inoltre, sono state ancora le imprese familiari a osare di più, spingendosi in paesi più distanti dal punto di vista culturale.
Quest'anno l'Osservatorio mette a confronto le prime 100 aziende familiari quotate di Italia, Francia, Germania e Spagna, ridimensionando alcuni luoghi comuni. L'apertura delle imprese familiari italiane ai manager esterni non è, infatti, dissimile da quella di Francia e Spagna e la percentuale di leader stranieri in Italia è addirittura superiore a quella degli altri due paesi. La sola Germania si distingue dagli altri paesi anche per l'adozione di un modello di governance differente - il modello "duale" - che comporta una presenza più alta di manager non familiari e leader stranieri nel Consiglio di gestione.
Anche per età media dei leader (57,5 anni, in un range che va dai 58,5 anni dei leader spagnoli ai 56,1 di quelli tedeschi) l'Italia non risulta sostanzialmente diversa dal resto d'Europa, mentre si distingue in senso positivo per la diversity: la percentuale di leader donna (9,1%) è la più alta d'Europa.
Infine, l'Osservatorio individua e analizza 200 imprese familiari di ogni dimensione che mostrano performance economico-finanziarie sistematicamente superiori alla mediana del proprio settore dal 2008 al 2014. "Abbiamo individuato tre modelli di successo, a stadi diversi del ciclo di vita di un'azienda", spiega Corbetta. "Per le imprese familiari di prima generazione è essenziale la leadership familiare del fondatore che può anche essere non più giovane. Tale modello funziona indipendentemente dalle dimensioni dell'azienda. In un momento successivo, l'azienda deve scegliere se puntare sulla crescita o diventare un campione di redditività, mantenendo però dimensioni limitate". Ebbene, prosegue il responsabile dell'Osservatorio, "nel caso delle piccole dimensioni risultano premianti il mantenimento di una leadership familiare e un cda chiuso ai non familiari. Le aziende più grandi di maggiore successo sono, invece, caratterizzate dall'assenza del fondatore, sostituito da un leader più giovane, un consiglio di amministrazione aperto e una leadership che può aprirsi ai non familiari".
L'Osservatorio monitora tutte le 15.880 aziende italiane con fatturato superiore a 20 milioni di euro e si focalizza poi in maggiore dettaglio sulle 10.391 aziende a controllo familiare, che hanno un fatturato complessivo di 804 miliardi di euro e impiegano 2,3 milioni di lavoratori.
Elena Zambon, presidente di AIdAF ha dichiarato: "Il contesto economico e sociale di questa nostra era, caratterizzato da un livello di forte complessità in continua accelerazione e senza una leadership valoriale di riferimento, richiede ancor di più la necessità di proporre confronti utili con primarie realtà imprenditoriali europee per analizzare come le imprese familiari italiane reagiscono e vivono la loro rapida evoluzione realizzando ambiziosi obiettivi di crescita. È proprio questo che l'Osservatorio AUB di quest'anno ci invita a decifrare dimostrando che si tratta di imprese che concludono operazioni di acquisizioni anche sui mercati internazionali, aprendosi a paesi sempre più distanti, imprese che raggiungono importanti risultati adottando una governance più manageriale e più moderna. Allo stesso tempo", prosegue Zambon, "l'Osservatorio ci dice che molte sono ancora le sfide, interne ed esterne, alle imprese familiari che ci attendono e che, se esiste una mappa di questo percorso, questa deve essere interpretata, non esistendo una sola strada per raggiungere il proprio traguardo. L'importanza di trovare un sistema di regole interno ad ogni famiglia adatto alla sua specificità con una formula su misura; l'importanza di attrarre, far crescere e ingaggiare continuamente un gruppo di manager che possa contribuire alla crescita dell'impresa ed infine l'urgenza di affrontare i mercati internazionali con una leadership familiare forte, coesa preparata e coraggiosa: io credo siano queste le prove che attendono gli imprenditori e i manager delle imprese familiari nel futuro che è già presente".

"Le imprese familiari", ha dichiarato Alberto Meomartini, vice presidente della Camera di commercio di Milano, "hanno fatto la storia dell'economia italiana e milanese e costituiscono ancora oggi un esempio importante di capacità di adattamento, innovazione ed apertura internazionale. In questo contesto si distingue in particolare Milano, con imprese familiari di dimensioni maggiori, più longeve e propense agli investimenti esteri rispetto alla media italiana. Un territorio rivolto anche al futuro, in cui le imprese familiari continuano a nascere e pesano di più quelle molto giovani".
"Le aziende ELITE analizzate nell'ottava edizione dell'Osservatorio AUB mostrano modelli di governance molto strutturati e strategie imprenditoriali innovative. Sono proprio questi gli aspetti che il programma ELITE mette a fuoco, supportando le imprese ad alto potenziale di crescita e guidandole nei processi globali che stanno cambiando lo scenario economico. Quanto emerge dallo studio, ovvero la capacità delle aziende ELITE di intraprendere percorsi di crescita tramite acquisizioni anche oltre i confini nazionali, rispecchia la crescente propensione delle aziende italiane verso l'internazionalizzazione, un segnale forte per gli investitori internazionali", ha concluso Barbara Lunghi, Head of Primary Markets di Borsa Italiana.



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