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   numero di 21/01/2015
Fare Business

Il biogas made in Italy fa scuola in Europa
Tam (Greenway): Gli irlandesi della cooperativa agricola Drinagh studiano il nostro modello. Italia terza per produzione dopo Cina e Germania

Dopo soli tre anni di attività, il caso della centrale a biomasse Greenway si impone all'attenzione degli agricoltori della storica cooperativa irlandese del West Cork, intenzionati a seguire la "via verde" all'energia imboccata dai colleghi del Medio Friuli. Il presidente Greenway Marco Tam ha affermato: "L'Italia è il terzo Paese produttore al mondo, stiamo voltando una pagina di storia nell'uso delle risorse passando dalle fonti fossili alle rinnovabili: non perdiamo l'occasione di promuovere in Europa una soluzione sostenibile che fa bene all'ambiente e all'economia dei territori".
Il biogas made in Italy fa scuola: per studiare il modello di attività su cui, negli ultimi anni, hanno puntato diverse aziende agricole in Italia, gli agricoltori della storica cooperativa Drinagh ( http://drinagh.com   ) hanno scelto Greenway.
La società agricola del Medio Friuli ha realizzato e completato nel 2012 nel Comune di Bertiolo (UD) un impianto a biomasse alimentato da una filiera corta di una quindicina di imprese agricole che hanno reagito alla crisi del settore convertendo la propria attività tradizionale nella produzione di biogas. Una scelta che sta pagando in termini di risultati e che rappresenta una via locale all'energia pulita in cui l'Italia, per produzione, può vantare un lusinghiero terzo posto nel mondo alle spalle di Cina e Germania con 1,8 miliardi di metri cubi di metano equivalente annui, 12mila addetti e 4,5 miliardi di euro di investimenti (dati Consorzio Italiano Biogas).
"Quello di Greenway è un modello vincente che vogliamo provare ad applicare in Irlanda" – ha affermato il responsabile della cooperativa Drinagh, Maurice O'Callaghan, a seguito dell'ultima visita fatta a dicembre alla centrale di Bertiolo. "Anche in Irlanda gli agricoltori conoscono le difficoltà che hanno investito il settore in Italia e stanno provando a riorientare parte della propria attività: il biogas, che da noi non ha trovato ancora diffusione, rappresenta una soluzione di grande interesse che vogliamo percorrere a breve".
"Recentemente il Consorzio italiano biogas ha sottolineato le grandi potenzialità che si schiudono al nostro settore e cui possono dare ulteriore impulso alcuni orientamenti normativi sia a livello comunitario sia nazionale che rispecchiano una sensibilità sempre più marcata verso gli impatti ambientali positivi di questa fonte energetica", ha commentato Tam. "Siamo soddisfatti quindi di mettere il nostro know-how a disposizione di colleghi stranieri interessati sia alle opportunità di business che si schiudono, sia ai temi dell'ambiente e della sostenibilità, centrali in una scelta strategica come quella del biogas, che è a impatto zero e che stimola l'economia dei territori".
Fino a oggi la scelta del biogas fatta da Greenway, si è rivelata vincente permettendo alle imprese agricole che non reggevano più il ribasso delle commodities di restare sul mercato. Queste hanno diversificato il proprio modello di attività e sfruttato le opportunità offerte dalle rinnovabili ricavando dalle biomasse di colture erbacee energia pulita che è stata ceduta alla rete; la prossima frontiera sarà ricavare dal biogas il biometano, il carburante che potrà dare una spinta decisiva alla mobilità sostenibile. Aggiunge Tam: "Considerando che già oggi in Italia il parco auto alimentate a metano è di 750mila veicoli, se si andrà in questa direzione per il settore si apriranno nuove possibilità in termini di occupazione e di innovazione, oltre ad avere evidenti benefici ambientali e di economicità".



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