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_Gennaio2013

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Cominciamo con più trasparenza questo 2013: basta lamentarsi e rinviare!

 

Cimino (ADICO): Aziende, istituzioni e cittadini devono ognuno fare la propria parte se si vuole realmente far crescere il Paese

Un nuovo anno e iniziato e sarebbe opportuno cominciarlo con la maggiore trasparenza possibile per poter sperare che qualcosa cambi e, soprattutto, che possiamo trovare insieme quelle soluzioni che ci consentano di superare i problemi che ci ha lasciato il 2012.
Questo sia da un punto di vista specifico e particolare per ognuno di noi, sia che si tratti di aziende private di qualsiasi dimensione, oppure che si tratti di pubbliche istituzioni.
A tutti i livelli dovremmo fare una valutazione e una previsione di quello possiamo fare, e di quello che avremmo bisogno come supporto diretto e indiretto dalle istituzioni per raggiungere possibili obbiettivi nel 2013.

Cominciamo con pi trasparenza questo 2013: basta lamentarsi e rinviare!

Dovremmo verificare quello che ci possiamo portare dal 2012, che cosa impostare, cercare di nuovo da avviare nel 2013.
Tutto questo per raggiungere quei risultati necessari alla nostra vita privata ed aziendale, per resistere sui livelli raggiunti e per cercare dove e come migliorare.
Oppure, se proveniamo da una situazione molto negativa, come impostare una attività di sopravvivenza in attesa di tempi migliori.
La prima impressione che si ricava dai media e dai discorsi a diversi livelli è che mi pare che tutti stiamo partendo con il piede sbagliato.
Infatti, è cambiato pochissimo lo scenario generale, perche prevalgono sempre due tipici atteggiamenti nostrani: lamentarsi sempre di tutto quello che è attorno a noi piuttosto che agire concretamente; e propendere costantemente per il rinvio di ogni decisione concreta e coerente con alibi di ogni tipo, in particolare in relazione alla gravità dello scenario italiano e internazionale.

Seguici: 

Il primo fattore esterno sono le elezioni generali del 24 febbraio.
Ma, in effetti, bisognerebbe dire fine marzo, quando avremo probabilmente il governo.
Significa regalare un trimestre ai nostri competitori, ai mercati e alle nostre scelte strategiche.
Lamentarsi e rinviare: è una prospettiva che alletta molti, soprattutto quelli che possono resistere tre mesi su posizioni sostenibili, ma non quelli che sono stati duramente colpiti dalla crisi strisciante del 2012.

E questo stato di necessità riguarda uomini e donne con il posto di lavoro perso o in pericolo, giovani in cerca di una speranza per il loro futuro, aziende e istituzioni che sono stufi di sentir “parlare” di crisi e di crescita, ma che vorrebbero invece qualche fatto più concreto e qualche decisione da condividere.
E’ difficile dividere queste due parole d’ordine (ricordiamole bene: lamentarsi e rinviare) per tipologia di attività o per categoria di persone perché la segmentazione è trasversale, e questo fatto rappresenta un impedimento alla chiarezza e alla trasparenza.
Faccio due esempi: uno relativo alle persone e uno relativo alle aziende.
E chiaro che le tasse sono aumentate, ma la protesta generale si indirizza sempre più su chi sta al governo e le deve mettere piuttosto che su chi non le paga.
Gli evasori fiscali, grandi e piccoli non sono ancora considerati il vero problema di questo paese! Piace segnalare i successi quando si scovano migliaia di persone che non hanno mai pagato le tasse negli ultimi cinque o dieci anni, ma non riflettiamo sul fatto che milioni di persone evadono piccole cifre, ma costantemente negli anni.

L’evasore fiscale è ancora considerato un legittimo cittadino mentre è quello che ci fa pagare più tasse e che assolviamo, sia perché evadiamo anche noi, e sia perché gli diamo credito di arrangiarsi per tirare avanti.
Vale anche la motivazione che non abbiamo una chiara evidenza dell’utilizzo di queste somme da parte del potere pubblico.
Di qui il parlare in questo campo quasi sempre e solo di IMU per la prima casa ma poco della seconda, terza, quarta e via di seguito.
Questo lamento generale quindi finisce per andare bene a tutti!
A livello aziendale continuiamo a sostenere che è necessaria una politica di sviluppo per favorire la crescita economica.
Ma spesso questa viene legata solo a problemi di sostegno governativo, e non sosteniamo invece che la crescita e lo sviluppo del paese passano solo attraverso la crescita della singola azienda, della singola persona e della singola istituzione.

Continuiamo a dire che per crescere ci sono fattori interni ed esterni, citiamo le cose che dovrebbe fare il governo, ma non parliamo mai delle nostre responsabilità.
Per le aziende il governo deve fare delle cose importanti, anzi, fondamentali: pagare i suoi fornitori; vedere come alleggerire il peso dell’IVA avviando il pagamento della stessa per cassa; garantire un mercato del lavoro regolato da norme precise che favoriscano realmente lavoratori e aziende; e ridurre seriamente il costo del lavoro.
Bisogna evitare che per alleggerire il fatidico F24, le PMI in particolare, si organizzino per trovare nuovi modelli di rapporti di lavoro.
Con questa chiarezza di interventi le aziende potranno meglio pianificare le azioni e strategie che devono intraprendere all’interno per affrontare i loro mercati.
Un’altra cosa a livello aziendale, sulla quale sarebbe necessaria una analisi più accurata, riguarda il finanziamento delle aziende.

Oggi quando un’azienda non riceve i finanziamenti delle banche dichiara che probabilmente dovrà chiudere e trovare soluzioni drastiche di rilancio.
Certo, in questi anni la situazione è peggiorata sia per le aziende sia le banche, e per queste sono aumentate le sofferenze in maniera notevole.
Ma ci sono stati molti anni in cui le aziende lavorando sempre con le banche, hanno poco capitalizzato la propria impresa, e non sempre hanno reinvestito gli utili nell’azienda stessa, cercando qualche volta diversificazioni non sempre utili al core business.
Come ci sono imprenditori che non sanno mediato nel tempo i loro flussi finanziari, allo stesso modo ci sono molti lavoratori che pensano ad eventuali evoluzioni della propria attività professionale solo quando forse è troppo tardi, ed è anche diminuita la propensione alla ricerca di un nuovo impiego grazie agli aiuti sociali spesso senza limitazioni.

E ritroviamo a questo punto le due parole chiave positive che riguardano tutti: formazione e crescita professionale.
Sono due fattori precisi, che comprendono l’effettiva conoscenza dell’uso delle tecnologie, capacità di praticare la lingua inglese, seriamente (non come “livello buono” citato di solito nel CV), costante e aggiornata preparazione professionale, per affrontare nuovi mercati e puntare sul mondo dopo aver esplorato l’Europa.
Affrontare questi scenari significa rivedere le strategie, ripensare i prodotti, ridiscutere i canali e le reti di vendita, lavorare sodo con ritrovati entusiasmi, perché la soluzione dei nostri problemi sta in ognuno di noi, nella nostra azienda e dentro le nostre istituzioni.
E’ in questa fase ci può stare una nuova missione per il management e per i manager: basta lamentarsi e rinviare!

Bisogna ritrovare la voglia di essere competitivi e di voler riguadagnare le posizioni perdute in ogni campo e in ogni attività.
Anche a costo di partire con qualche rinuncia: ho sentito ancora poco spontanee dichiarazioni di riduzioni sui beneifici acquisiti negli anni buoni!
Ma quello che si richiede di più al manager oggi è la capacità di creare motivazione a tutti i livelli aziendali, fornendo esempi concreti di impegno e di sacrificio ma, soprattutto, con un occhio molto attento ai cambiamenti del mondo che ci circonda.
Michele Cimino
Presidente ADICO

www.adico.it
Cari amici lettori,
proprio in questo spirito di impegno sulle cose da fare in più per affrontare questo difficile 2013, ho chiesto al nostro editore di concedermi una pausa nella nostra collaborazione per potermi dedicare completamente a ADICO, associazione di cui sono Presidente da moltissimi anni.

ADICO oggi sta affrontando un serio programma di rinnovamento, che passa proprio dalla definizione di una nuova mission, di un impegno per il lancio del nuovo portale www.adico.it, e di una più forte presenza sui social network.
Ho scritto ogni mese dalla nascita di questo magazine e vi ringrazio del tempo che avete dedicato a leggere i miei articoli.
Quindi è solo un arrivederci!

A presto.

 

 



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