Intesa Sanpaolo prevede manifatturiero stabile nel 2026 e crescita fino al 2030 | BusinessCommunity.it
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27/05/2026

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Intesa Sanpaolo prevede manifatturiero stabile nel 2026 e crescita fino al 2030

Nel comparto dovremmo arrivare a 1.168 miliardi di euro, con crescita moderata. Fondamentale sarà il contributo della domanda interna, soprattutto degli investimenti in beni strumentali

Intesa Sanpaolo e Prometeia hanno pubblicato il Rapporto Analisi dei Settori Industriali. Il documento indica che il fatturato manifatturiero italiano resterà stabile a prezzi costanti nel 2026, ma crescerà del 3,8% a prezzi correnti, raggiungendo 1.168miliardi di euro.
La prima metà del 2026 è stata segnata da alta incertezza globale, in parte per il conflitto in Medio Oriente. Le tensioni hanno ridotto la fiducia delle imprese, soprattutto quelle che producono beni strumentali. Anche se il conflitto dovesse durare poco, le interruzioni nella catena di fornitura energetica e la necessità di ricostruire le infrastrutture rallenteranno il ritorno alla normalità.

Il mercato interno sarà il principale motore di sostegno per la manifattura. Gli investimenti cresceranno grazie agli incentivi fiscali, al PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e al nuovo schema di iper-ammortamento per i beni strumentali. Gli investimenti in beni immateriali e in costruzioni legate a opere infrastrutturali continueranno a spingere la domanda. Gli acquisti di veicoli, invece, dovrebbero rallentare per la diminuzione dei noleggi a lungo termine e delle immatricolazioni di veicoli pesanti.
Le esportazioni subiranno pressione a causa della debolezza della domanda globale. La guerra in Ucraina e le tensioni energetiche hanno ridotto gli ordini dall'Eurozona e dalla Germania, mercati tradizionalmente importanti per l'Italia. Tuttavia, i settori più diversificati a livello geografico e orientati alla doppia transizione (digitale e sostenibile) manterranno una crescita dell'export: Elettrotecnica (+2,6% a prezzi costanti), Elettronica (+1,1%), Meccanica (+0,7%). Anche Largo consumo, trainato dalla cosmesi, e i settori tradizionali del Made in Italy (Mobili, Alimentare e bevande) vedranno un aumento delle vendite estere.

Nel quadriennio 2027-2030 il manifatturiero italiano dovrebbe crescere a un tasso medio annuo dell'1% a prezzi costanti. La chiave sarà l'esportazione verso nicchie ad alto valore aggiunto e la diversificazione dei mercati di sbocco. Si prevede un saldo commerciale di 125miliardi di euro entro il 2030, +21% rispetto al 2019. La Meccanica contribuirà per più della metà dell'avanzo, beneficiando della ripresa della domanda europea e di possibili progetti di ricostruzione post-conflitto.
Gli indicatori di redditività rimarranno solidi. Il MOL (Margine Operativo Lordo) dovrebbe attestarsi al 9,7% nel 2026, leggermente inferiore al 10,7% del 2024, e a 9,9% entro il 2030. Il ROI (Return on Investment) è stimato all'8,5%, mentre il ROE (Return on Equity) raggiungerà il 7,5% nel 2030, indicando capacità di finanziare la modernizzazione dei processi.


Ranking settoriale 2027-2030 (prime cinque posizioni):

- Farmaceutica (+2,5% a prezzi costanti) - crescita trainata da export e domanda interna.
- Largo consumo (+1,4%) - includendo la cosmesi, in crescita sopra la media.
- Elettronica (+1,9%) - beneficiata dalla doppia transizione.
- Meccanica (+1,5%) - sostenuta da investimenti in tecnologie avanzate.
- Elettrotecnica (+1,3%) - spinta da progetti di efficienza energetica.
Se le tensioni in Medio Oriente dovessero protrarsi, il fatturato deflazionato dell'industria manifatturiera potrebbe contrarsi dell'1,5% nel biennio 2026-27. I settori più colpiti sarebbero quelli dei beni durevoli e d'investimento, mentre alimentare, bevande, farmaceutica e largo consumo sarebbero più resilienti. I margini unitari scenderebbero al 7,4% nel 2027, con un recupero parziale nel 2028.


Per mantenere la competitività, le imprese dovranno intensificare gli investimenti in digitalizzazione, sostenibilità e autonomia energetica, sfruttando gli incentivi agli investimenti in macchinari fino al 2028.

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