Non era scontato.
I ritardi iniziali, le polemiche sulle infrastrutture, lo scetticismo internazionale: il percorso verso questi Giochi è stato costellato di ostacoli che avrebbero potuto trasformarsi in un disastro annunciato.
Invece, il comitato organizzatore ha risposto con i fatti. Impianti consegnati nei tempi previsti, logistica impeccabile, trasporti efficienti tra le sedi alpine e metropolitane, sicurezza garantita senza intoppi.
Gli atleti hanno gareggiato in strutture all'avanguardia e hanno usufruito della nostra cucina, con il Tiramisù re incontrastato sui social.
Gli spettatori hanno vissuto un'esperienza fluida, dall'acquisto dei biglietti all'accesso alle venue, senza attese di mezz'ora per comprare i - diciamolo pure: costosi - biglietti.
I media internazionali hanno potuto lavorare in condizioni ottimali.
Ogni ingranaggio ha funzionato come doveva.
È la dimostrazione che l'Italia, quando decide di fare sistema, sa competere ai massimi livelli. Non solo nella bellezza dei paesaggi o nell'eccellenza enogastronomica, ma nella capacità di pianificare, coordinare ed eseguire progetti complessi, anche molto arditi, visto che sono state le prime olimpiadi con l'intelligenza artificiale.
Questo è forse l'eredità più preziosa di Milano-Cortina 2026: aver restituito credibilità a un Paese troppo spesso associato a inefficienze e improvvisazione.
Uno spot globale che vale più di qualsiasi campagna promozionale.
Ora arriveranno le paraolimpiadi, ma il messaggio lanciato dall'Italia resterà: sappiamo far funzionare le cose.
Nonostante tutto, anzi, quasi contro ogni previsione.

