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04/03/2026

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Calzature italiane: fatturato 2025 in calo ma segnali di ripresa

Ceolini (Assocalzaturifici): abbiamo davanti a noi un anno cruciale in cui dovremo essere bravi a resistere, a innovare e, soprattutto, a proteggere la nostra filiera

Confindustria Accessori Moda ha pubblicato il preconsuntivo 2025 del settore calzaturiero italiano. Il fatturato complessivo è stimato a 12,84miliardi di euro, con una contrazione del -2,8% rispetto al 2024. Il trimestre finale ha invertito la tendenza, registrando un +1,1% di crescita rispetto al trimestre precedente, primo segno positivo dopo nove trimestri consecutivi in ribasso. "In un panorama macroeconomico dominato da incertezze geopolitiche, inflazione residua e un rallentamento globale dei consumi di moda, il settore ha saputo gestire le perdite, mostrando nel finale d'anno i primi (timidi) segnali di una possibile inversione di tendenza", spiega Giovanna Ceolini Presidente di Assocalzaturifici.  "Il dato che osserviamo con maggiore attenzione è quel +1,1% registrato dal fatturato nell'ultimo trimestre dell'anno. Si tratta di un segnale incoraggiante, che interrompe la sequenza in calo durata nove trimestri consecutivi. Ci dice che stiamo iniziando a risalire la china, anche se la strada sarà complessa. Tuttavia, non possiamo ignorare il prezzo che il nostro tessuto produttivo sta pagando: dopo le chiusure del 2024, la perdita nel 2025 di altri 173 calzaturifici e di 2.500 posti di lavoro in dodici mesi è un dato rilevante. Ogni competenza che va perduta indebolisce quel vantaggio competitivo che ci rende unici al mondo".

Le chiusure del 2024 hanno comportato la perdita di 173 calzaturifici e di 2500 posti di lavoro entro dodici mesi, un impatto che indebolisce il vantaggio competitivo del comparto. L'uso degli ammortizzatori sociali è diminuito del -6,2% rispetto al 2024, ma rimane alto con 33,8milioni di ore di cassa integrazione nella filiera pelle, ancora quattro volte superiore ai livelli pre-pandemia.
L'export resta la spina dorsale del settore, assorbendo circa l'85% della produzione nazionale. Le vendite oltreconfine hanno raggiunto 11,5miliardi di euro, limitando la perdita di valore al -1,1%. La geografia dei mercati mostra una divisione netta:

- Unione Europea: valore +1,9%, volume +7,6%.

- Medio Oriente: valore +12,9%, con gli Emirati Arabi che registrano +18,6%.
- Stati Uniti: valore +4,4%, volume -2,4%, con incertezza dovuta ai nuovi dazi post-accordo USA-UE.
- Far East: valore -18%.
- Cina: valore -23,4%, colpita da una crisi di fiducia dei consumatori locali.
La produzione nazionale è scesa a 118,3milioni di paia, un calo del -5,5%. Sul fronte dei consumi interni, le famiglie italiane hanno aumentato la spesa del 0,5% in valore, ma i volumi sono rimasti stabili (-0,1%). Il segmento sportivo e sneakers è l'unico a registrare una crescita complessiva, con +1,4% in valore, superando i livelli del 2019.


Le previsioni aziendali per la prima metà del 2026 mostrano che solo 13% degli imprenditori si aspetta una crescita del fatturato, mentre il 52% prevede stabilità. Il sentimento dominante indica che una ripresa strutturale non si concretizzerà prima del 2027.
Le imprese dovranno affrontare un 2026 di transizione, puntando su sostenibilità e innovazione per essere pronte al rilancio. "Chiediamo alle Istituzioni un supporto concreto, non solo ammortizzatori sociali ma politiche industriali mirate per il passaggio generazionale, la digitalizzazione e la sostenibilità. Il Made in Italy calzaturiero ha tutte le carte in regola per continuare ad essere protagonista sui mercati mondiali", conclude Ceolini.


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