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25/02/2026

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Capitalizzare il capitale umano con l'AI - Libro "Leadership e capitale umano"

Tonizzo (per Tecniche nuove): nuova opera spiega come valorizzare le persone usando AI e soft skill

In un'epoca in cui le aziende competono sia sul mercato, sia nella ricerca dei talenti, la valorizzazione del capitale umano è diventata una necessità cruciale e strategica. La ricetta, semplice sulla carta, è però più complessa da mettere a terra, soprattutto in un contesto tanto difficile e all'interno di un sistema economico caratterizzato da Pmi e grandi imprese. Occorre un mix di competenze e di capacità di trasformazione dell'impresa non comuni a molti. In soccorso arriva fresco di stampa il testo Leadership e capitale umano di Guido Tonizzo, mental & business coach, edito da Tecniche nuove. Con un approccio originale, il libro raccoglie le voci di imprenditori, manager ed esperti, offrendo esempi concreti di come una leadership orientata a valorizzare le persone possa generare risultati straordinari e duraturi. Attraverso metodiche e riflessioni mirate, l'autore approfondisce poi temi cruciali tra cui: comunicazione e collaborazione efficace, leadership e soft skills, employer branding, innovazione digitale, work-life balance e molto altro. Si tratta di una lettura importante per aziende, imprenditori, manager, responsabili delle risorse umane e per chiunque voglia crescere professionalmente.

Come è nata l'idea di questo scritto? 

L'idea di scrivere Leadership e capitale umano è la naturale conseguenza di ciò che vedo continuamente all'interno delle aziende, nel mio lavoro. Da business coach e consulente strategico, il mio compito è aiutare leader, manager e team, dando supporto grazie ad una serie di modalità, affinché le rispettive realtà si consolidino, guardando con maggior consapevolezza e fiducia al futuro e facilitando il raggiungimento di risultati ambiziosi. Ogni giorno sono sempre più convinto che la forza di un'azienda sia rappresentata dalle persone. Tutto, infatti, avviene grazie alla collaborazione, alla formazione e all'interazione di diverse persone, per un fine più alto. Questo è magnifico, ma si scontra con alcuni fatti: l'incertezza del mercato, lo stress e la difficoltà ad avere un'adeguata cura del lato più umano e legato alla coesione interna; spesso poi vi è una mancanza parziale di competenze trasversali, come la capacità di gestire il proprio stress, di comunicare in modo efficace, di superare al meglio i picchi di lavoro, di dare e ricevere feedback e molto altro. Spesso ci si trova ad avere team dalle grandi capacità, o comunque con un bel potenziale in visione futura, ma non si riescono ad affrontare i cosiddetti nemici interni, che rallentano e appesantiscono la quotidianità del lavoro: conflitti, antipatie, stress per l'appunto, comunicazione che non fluisce adeguatamente, mancanza di visione strategica, sono alcuni esempi. È un peccato perché, presi uno ad uno, questi nemici rappresentano invece dei segnali, dei sintomi che indicano dove andare a lavorare per migliorare. Migliorare è possibile, con il giusto know-how ed esperienza.
Leadership e capitale umano vuole testimoniare proprio questo: il cambiamento è possibile. 

Come far emergere questo convincimento anche nelle realtà più piccole?

Se un imprenditore si ferma un attimo, e pensa alla sua azienda, non dal punto di vista dell'operatività ma di come sta funzionando internamente, di quante cose potrebbero fluire meglio e di quanto, se così fosse, se ne guadagnerebbe tutti, probabilmente avrebbe già le sue risposte. A questo punto, l'unico ostacolo sarebbe quello di organizzarsi a livello di tempistiche, in modo che percorsi come quelli che realizzo, siano diluiti in modo da non impattare nelle attività quotidiane. Pongo personalmente molta attenzione a questo: armonizzare i miei interventi di coaching, formazione e affiancamento, per impattare in modo minimo sullo scheduling dell'azienda. È assolutamente possibile. Un altro tema, sul quale le piccole imprese (e non solo) si stanno progressivamente rendendo sempre più conto, è quello dell'attraction e retention dei talenti: è spesso difficile trovare le persone da assumere, mentre il fenomeno del licenziamento è aumentato negli anni.

Ecco che fidelizzare e saper comunicare diventano esigenze lampanti, e non v'è alternativa. 

I consigli per valorizzare il capitale umano Un mio consiglio è quello di parlare di questi temi: oggi si parla molto di intelligenza artificiale, ed è doveroso, ma anche questo è un tema connesso in vari modi con le soft skills e l'esperienza umana. È tutto connesso. Bisogna dare risalto al lato umano di ogni persona, di ogni lavoratore: è questo infatti il tesoro delle aziende. Bisogna parlarne, però, senza gli slogan tipici di una versione stereotipata e vecchia di coach, che ha fatto il suo tempo e che non funziona. Bisogna parlare da professionisti a professionisti, da persone a persone. È importante che il dibattito (attraverso articoli come questo, letteratura, eventi e quant'altro) riporti del capitale umano, perché è da lì che tutto il resto prende forma.
Questo dibattito, in un modo o nell'altro, darà l'input giusto a chi in azienda deve decidere come far crescere la squadra. Bisogna trovare il modo, quindi, di facilitare il pensiero strategico e fornire quei messaggi che sensibilizzano a passare all'azione e far crescere sé stessi e le proprie risorse. 

Gli strumenti per la trasformazione 

Il libro parla molto, e da diverse prospettive, proprio di questo. La prima parte del testo raccoglie interviste ad imprenditori autorevoli. La seconda parte del libro approfondisce temi cruciali e fornisce tecniche e consigli. Ecco alcuni aspetti su cui si può sempre, a qualsiasi livello, lavorare: la formazione in comunicazione efficace, intra-aziendale e verso i clienti; il coaching per la gestione e la diminuzione di dinamiche stressogene e di lamentela stagnante; le competenze di leadership per gestire meglio il team, unire la squadra sapendo valorizzare le caratteristiche di ognuno in modo connesso alla mission aziendale; il farsi seguire nel favorire i passaggi generazionali e di ruolo.


Senza dimenticare l'employer branding, selezione e onboarding del personale: curare ogni parte dell'esperienza a contatto con l'azienda, al meglio delle proprie possibilità. 

Questo lavoro, come è comprensibile, richiede la presenza di un occhio esterno, esperto, che si occupa di queste dinamiche ed obiettivi. Sono tra i temi che porto avanti e che divulgo, con questo libro e con i miei servizi (che si possono conoscere su business.choiceacademy.it). Nel libro lo dico più volte e senza giri di parole: è con le giuste competenze, consulenze ed expertise che si può ambire a una svolta positiva, reale e consistente nel tempo. A conferma di ciò, uno degli ospiti intervistati nel testo, l'imprenditore Roberto Corciulo, dice una frase che ritengo perfetta: "la premessa fondamentale è questa: l'azienda deve avere la vocazione a formare le persone, pur accettando che la mobilità sia aumentata". La crescita delle competenze, non solo quelle tecniche, dev'essere non un palliativo, ma una parte determinante della strategia d'impresa, al pari del lancio di un nuovo servizio o prodotto. 

Il fabbisogno formativo per i manager del futuro 

Vedo due trend, trasversali ad ogni contesto e impresa, e sono questi: l'innovazione digitale e la valorizzazione delle risorse umane, che poi rientra nel più ampio scenario della sostenibilità (che, come ne parlo nel libro stesso insieme ai miei ospiti, va trattata in modo realistico e oggettivo). Sono Coach e Trainer, ma ho anche un background aziendale e una pregressa formazione tecnica in Ingegneria elettronica. Questo mix di competenze mi fornisce una visione chiara su dove credo stia andando il futuro. I manager vanno rispettati perché gestiscono importanti responsabilità, che sentono sulle proprie spalle. Per svolgere al meglio il proprio ruolo, è importante che siano consapevoli dei propri pregi e dei propri margini di miglioramento, e ci lavorino su. Questa autoconsapevolezza diventa la base per un piano di sviluppo delle soft skills necessarie, a partire da una comunicazione che dev'essere sopra la media. Allo stesso tempo, viviamo in un mondo in cui l'innovazione è l'elemento acceleratore degli investimenti e della produttività. La tecnologia e il suo inserimento nei diversi compartimenti delle aziende, va analizzata in modo responsabile, ma va studiata, compresa nelle sue potenzialità, e saputa cavalcare. 

Capitale umano e AI: come possono andare a braccetto?

Questa domanda si collega perfettamente a quanto detto poco fa. L'AI è una realtà che non si può non vedere. In un paio di anni sta cambiando la società. In quanto al capitale umano, alle persone, beh noi siamo e restiamo il centro di tutto. L'AI ha imparato da noi quello che sa. È importante utilizzare questi strumenti, in molti casi, per accelerare il lavoro e per far sì che il tempo che ne viene liberato possa essere utilizzato da noi per attività di maggior valore, togliendo invece alcuni compiti ripetitivi e riproducibili. Quello che però è importante, anche individualmente al di fuori del proprio lavoro, è mettere dei confini: se ci limitassimo alle risposte date dall'AI senza metterci del nostro, ci adatteremmo a degli standard, non sfruttando la nostra creatività e le nostre capacità. Questo sarebbe drammatico: il mio lavoro, e la mia passione, è far emergere le potenzialità delle persone, che sono quelle che possono distinguere un team da un altro, una persona da un'altra, eccetera. Quando ognuno fa emergere le proprie potenzialità, non può che trarne soddisfazione, crescere e dare beneficio a chi gli sta intorno. L'AI può essere utilizzata per aiutare, accelerare e migliorare questo processo. L'importante è che al centro rimangano le persone. La responsabilità, in questo, è di ognuno di noi in ogni ruolo. Investiamo quindi sulle nostre competenze. 



Federico Unnia 
Aures Strategie e politiche di comunicazione


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