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25/02/2026

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Decreto sulla trasparenza salariale: obblighi e impatti per le imprese italiane

Soldi e Valdata (SD Worx): un passaggio essenziale per un mercato del lavoro moderno, trasparente e orientato al valore, che diventerà un driver competitivo

Il 5febbraio il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare il decreto legislativo che recepisce la Direttiva (UE)?2023/970, introducendo un sistema di Pay Transparency per le imprese italiane. Le regole principali prevedono l'obbligo di indicare la retribuzione negli annunci di lavoro, il divieto di chiedere lo storico salariale ai candidati e il diritto dei dipendenti di conoscere i criteri retributivi e le medie per genere. Quando il divario di genere supera il5% senza giustificazione, il datore di lavoro deve intervenire subito per correggere la differenza.
Il provvedimento impone a tutti i datori di lavoro, pubblici e privati, con almeno 100 dipendenti di monitorare e comunicare annualmente dati specifici: medie, mediane, componenti variabili e distribuzione per quartili retributivi. L'inosservanza attiva l'intervento dell'Ispettorato del Lavoro, delle autorità di parità e può dare origine a azioni giudiziarie.

Pur riguardando solo una piccola parte del tessuto imprenditoriale (circal'1% delle aziende con più di 100 dipendenti), il decreto colpisce le realtà più influenti: le imprese con oltre 250 dipendenti occupano il24% dell'occupazione privata. Queste organizzazioni dovranno dotarsi di sistemi per raccogliere e analizzare i dati salariali, aggiornare i meccanismi di bonus, formare le risorse HR e instaurare dialoghi strutturati con le rappresentanze sindacali. La trasparenza salariale non è più un adempimento occasionale, ma un processo continuo da gestire e aggiornare.
In questo contesto, SD Worx, leader europeo nei servizi HR & Payroll, evidenzia il clima di insoddisfazione salariale e di scarsa fiducia nella equità retributiva. La ricerca HR?&?Payroll Pulse 2025 mostra che quasi la metà dei lavoratori italiani si sente sottopagata, meno del40% ritiene equa la propria retribuzione rispetto a colleghi in ruoli simili, un terzo percepisce un gender pay gap nella propria azienda e solo il31% crede che l'impresa stia agendo per colmarlo, rispetto al40% a livello europeo. Parallelamente, il50% dei datori di lavoro dichiara di aver avviato iniziative per eliminare le disuguaglianze interne.

SD Worx accompagnerà le imprese in tutte le fasi dell'adeguamento: analisi dei dati attuali, identificazione dei gap, consulenza giuslavoristica, revisione di policy e processi retributivi, e fornitura di strumenti di reporting per monitorare l'evoluzione del divario e valutarne l'impatto economico.
"La Pay Transparency richiede alle aziende un salto di qualità nella gestione dei sistemi retributivi", commenta Maurizio Soldi, Portfolio Manager di SD Worx Italy.  "Non basta raccogliere dati: servono criteri oggettivi, processi formalizzati e strumenti che rendano il sistema retributivo misurabile e governabile nel tempo. Per questo abbiamo sviluppato un modello integrato che permette alle imprese di trasformare la conformità in un processo chiaro, sostenibile e realmente utile alla gestione delle risorse interne".


"Per molte imprese la compliance diventerà un driver competitivo", afferma Chiara Valdata People Director di SD Worx Italy.  "L'allineamento tempestivo permetterà non solo di evitare sanzioni e criticità operative, ma anche di rafforzare attrattività, retention e fiducia interna. Un passaggio essenziale per un mercato del lavoro moderno, trasparente e orientato al valore. SD Worx continuerà ad accompagnare le imprese in questo percorso, trasformando un obbligo europeo in un vantaggio competitivo per il Paese".
 

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