Viticoltura eroica e terrazzamenti: l'azienda Cappellini nelle Cinque Terre - Vinitor Sapiens
Capellini (Az. Agricola Luciano Capellini): produciamo 12mila bottiglie, puntando all'enoturismo di alto livello in vigna
Da 7 generazioni i Capellini combattono una battaglia stimolante, dura ma alla fine unica e ricca di soddisfazioni. Parliamo di viticultura nei terrazzi che l'uomo ha saputo strappare alla montagna a picco sul mar ligure, lavorando pochi metri quadrati di terra e portando al massimo risultato vitigni del territorio.
Az. Agricola Luciano Capellini di L. Capellini si trova a Volastra, Cinque Terre, sulla collina che sovrasta Manarola a circa 330 m sul livello del mare. Un luogo che ha contribuito in maniera decisiva alla costruzione del paesaggio delle Cinque Terre. "Il nostro vigneto è composto da vari terrazzamenti che circondano l'intero borgo. La coltivazione a terrazza si ricava scavando in piano parti collinari poi delimitate da muri di pietra, costruiti a secco e poggiati sulla roccia viva, che sostengono il terreno formando una sorta di scalino. In questo modo anche le colline più ripide diventano utilizzabili per le coltivazioni" ci raccontano Mirco, classe 1985 (figlio di Luciano Capellini, 68 anni, ancora attivissimo in vigna) e la moglie Laura Ampollini.
I terrazzamenti come li conosciamo oggi sono in realtà una caratteristica molto antica della zona. Alle Cinque Terre è molto difficile lavorare la vite, da qui il nome di "viticoltura eroica", che è stato attribuito proprio per le caratteristiche impervie del territorio dove tutto viene fatto ancora manualmente, in "gradoni" che risalgono a tanto tempo fa. "L'impegno della nostra famiglia si concentra nel rispettare la tradizione contadina e lavorare la terra, rispettandola. Gran parte delle nostre risorse viene impiegata ogni anno per il mantenimento dei muretti a secco, la loro conservazione e, quando necessaria, la loro ricostruzione. Sono proprio i muretti a permettere la formazione dei terrazzamenti sopra i quali nascono i vigneti. Da un territorio impervio, faticoso da domare e da coltivare nascono vini intensi, sapidi, floreali e strutturati" aggiungono.
Complessivamente dai 2,5 ettari di vigna coltivati, si producono circa 12mila bottiglie, per l'80% vendite in loco, in regione e alta Toscana e il 20% all'estero (soprattutto Stati Uniti, Svizzera, Lussemburgo, Cina e Giappone). "La nostra filosofia è di non stravolgere quanto realizzato fin qui da mio padre Luciano, di preservare l'autenticità della nostra produzione e del territorio unico in cui operiamo" chiosano. In effetti una delle attrattive più ricercate per chi voglia apprezzare la produzione di vini sono gli peritivi in vigna, godendo di una vista unica sul mare delle Cinque Terre. Mio padre Luciano ha cambiato la struttura delle vigne, con un filare più basso molto fogliato, proprio per proteggere il grappolo dal vento, amico e nemico al tempo stesso della vigna, e dal calore del sole", sottolinea Mirco.
Etichette e nomi dei vini sono un richiamo al territorio e ai nomi della tradizione. Nomi in dialetto che i paesani davano in passato alle produzioni di specifiche vigne. Le etichette con il tempo sono state rivedute e rese più accattivanti per incontrare l'attenzione e il giusto di fasce nuove giovani di consumatori. Tutte le bottiglie, per certificare il flusso del lavoro che le ha create, sono certificate con blockchain.
4 le etichette prodotte, capaci di dare un mixi unico di produzione ligure. Il Cinqueterre Dop, un vino che esprime le migliori qualità del terroir delle Cinque Terre, prodotto con vitigni di Bosco, Albarola e Vermentino, Menestrun d'Ua, un vino rosso dal lungo passato. Nonostante la vocazione bianchista delle Cinque terre, da tempo immemore si coltivano anche diverse varietà a bacca rossa utilizzate un tempo per il vino cd di casa. Queste, raccolte a fine vendemmia e pigiate insieme, formano il "menestrun". Sciacchetrà Dop, un vino delle ricorrenze e ognuno in paese lo custodisce gelosamente per le grandi occasioni. Lo Sciacchetrà si ricava da uve provenienti dal vitigno autoctono di Bosco con l'aggiunta di piccole quantità di Arbarola e Vermentino. È un vino di pazienza e meditazione, ideale per condividere momenti di festa e serenità. Infine Vin De Gussa, un vin di buccia. Un bianco che deriva dal recupero delle bucce dopo la pressatura dello Sciacchetrà. Le bucce vengono lasciate in una botte con la terza torchiatura del Cinque Terre Dop. Una lavorazione tipica della cultura del saper fare il vino, recuperando profumi e sapori del terroir delle nostre Cinque Terre.
Chiara la linea strategica per il futuro. "Non vogliamo crescere, al primo posto mettiamo la sostenibilità e la conservazione di un piccolo grande patrimonio qual è questo territorio e la sua produzione. Ci piacerebbe sviluppare un enoturismo di qualità e di alto livello, che venga in vigna e gusti l'insieme di questo piccolo mondo a picco sul mare", concludono. In questo un contributo è venuto da Wineppy che ha dato un supporto legale lato legale e, non meno rilevante, per il deposito del marchio in Europa. Una tutela che permette a Cantina Capellini di guardare alla crescita futura con una visione di chiarezza e consapevolezza importanti.
Federico Unnia
Aures Strategie e politiche di comunicazione
