L'equilibrio fragile tra commercio e sostenibilità del Mercosur
Il 9 gennaio 2026, dopo oltre vent'anni di negoziati, il Coreper ha approvato l'accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia), nonostante l'opposizione di Francia, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda. L'intesa coinvolge un mercato di 780 milioni di persone e rappresenta un quarto del PIL globale.?
Il trattato eliminerà progressivamente i dazi sul 91% delle esportazioni europee verso il Sud America, garantendo alle imprese europee risparmi superiori ai 4 miliardi di euro annui. Le aziende del continente beneficeranno di procedure doganali semplificate, accesso agli appalti pubblici sudamericani e fornitura preferenziale di materie prime critiche come il litio. L'Italia ha strappato concessioni rilevanti, tra cui l'azzeramento dei dazi sui fertilizzanti e l'abbassamento della clausola di salvaguardia dal 8% al 5%.
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Le organizzazioni ambientaliste denunciano rischi concreti: l'aumento delle importazioni di carne bovina e soia incentiverebbe deforestazione in Amazzonia, Cerrado e Pantanal, con conseguente incremento delle emissioni di gas serra. Greenpeace e ClientEarth evidenziano come l'accordo contraddica gli impegni climatici europei. Le comunità indigene sottolineano che l'83% della biodiversità nelle aree amazzoniche è minacciata dall'espansione agricola promossa dal trattato, senza garanzie vincolanti sui diritti territoriali. Gli agricoltori europei temono concorrenza sleale da prodotti con standard ambientali e sanitari inferiori.?
L'accordo, in attesa della ratifica parlamentare prevista per fine gennaio 2026, rappresenta un test cruciale per verificare se la liberalizzazione commerciale possa conciliarsi con transizione ecologica e tutela dei diritti, o se prevarrà la logica del profitto immediato a scapito della sostenibilità.
Una scommessa significativa per l'Unione Europea, per capire se esistono solo le chiacchiere o c'è anche un distintivo, per fare una citazione.

