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21/01/2026

economia

Tensioni geopolitiche e mercato: Venezuela, Iran, Groenlandia e la Fed sotto pressione

Willis (Columbia Threadneedle Inv.): finché l'attenzione resterà focalizzata sull'economia reale e sulla crescita degli utili societari, lo scenario dovrebbe rimanere costruttivo

Il mercato globale mostra una sorprendente capacità di assorbire le tensioni geopolitiche emerse all'inizio del 2026. Nonostante le notizie provenienti da Venezuela, Iran e Groenlandia, gli indici azionari hanno mantenuto una stabilità relativa, mentre gli operatori monitorano da vicino le evoluzioni politiche.
In Venezuela, a poco più di una settimana dalla destituzione del presidente Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, le grandi compagnie petrolifere americane hanno avviato colloqui con il nuovo presidente Delcy Rodríguez. "Al momento non sembra esserci volontà di intervento diretto da parte dell'amministrazione statunitense, ma il controllo del Paese resta sotto un'ombra di possibile pressione", afferma Anthony Willis, Investment Manager di Columbia Threadneedle Investments . La ripresa della produzione richiederà investimenti ingenti, stabilità politica e tempi lunghi; il recente rialzo del petrolio riflette l'aspettativa di un processo complesso e di lungo periodo.

Le proteste in Iran si sono intensificate da fine dicembre, dopo la chiusura di numerosi esercizi commerciali per contestare l'aumento del costo della vita. Il rial ha perso circa il 40?% rispetto all'estate scorsa, alimentando una più ampia contestazione contro il governo. Le dichiarazioni degli Stati Uniti su un possibile intervento aumentano il rischio di un'escalation, che potrebbe pesare sul sentiment di mercato, soprattutto in considerazione di una probabile reazione iraniana verso Washington e Israele.
Per quanto riguarda la Groenlandia, la sua posizione strategica nell'Artico la rende oggetto di interesse da parte di Cina e Russia. "Esistono ampi margini per una soluzione di compromesso, dato che l'isola fa parte della Danimarca e quindi della NATO", commenta Willis. Washington mantiene una presenza militare di circa 200 unità, ma la capacità di incrementarla rapidamente resta una leva di deterrenza.

Nel frattempo, il presidente della Federal Reserve, Jay Powell, è stato indicato in un'indagine penale per presunte dichiarazioni fuorvianti al Congresso sui costi di ristrutturazione dell'edificio centrale. "Questo rappresenta probabilmente la minaccia più immediata per il sentiment di mercato, poiché qualsiasi dubbio sull'indipendenza della Fed viene penalizzato dagli investitori", continua Willis. Powell ha respinto le accuse, sostenendo che la questione non riguarda frodi ma pressioni per ulteriori tagli dei tassi di interesse.
Il quadro macroeconomico di fondo appare nel complesso solido e le aspettative per l'imminente stagione delle trimestrali restano ancorate a risultati robusti, con i mercati azionari che hanno finora dimostrato una buona resilienza, sebbene ci si trovi ancora nelle prime fasi dell'anno. "A nostro avviso, finché l'attenzione resterà focalizzata sull'economia reale e sulla crescita degli utili societari, lo scenario dovrebbe rimanere costruttivo; qualora tuttavia dovessero riaffiorare preoccupazioni di natura politica o timori legati all'indipendenza della Federal Reserve, il sentiment potrebbe rapidamente deteriorarsi, con un conseguente aumento della volatilità sui mercati", conclude Willis.

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