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17/07/2024

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Boom degli investimenti digitali negli studi professionali: quasi 2 miliardi nel 2024

Rorato (Politecnico Milano): è il momento di correre per accelerare la digitalizzazione e sostenibilità

Gli studi professionali italiani continuano a investire in tecnologie digitali, con una spesa complessiva che nel 2023 ha raggiunto 1,888 miliardi di euro, segnando un incremento del 7% rispetto all'anno precedente. Le previsioni per il 2024 sono ancora più ottimistiche, con una stima di spesa che dovrebbe sfiorare i 2 miliardi di euro (1,982 miliardi, +5% rispetto al 2023).Secondo la ricerca condotta dall'Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, gli studi multidisciplinari si confermano i maggiori investitori in tecnologia, con una spesa media di 25.100 euro. Seguono i consulenti del lavoro (12.900 euro), i commercialisti (12.100 euro) e gli avvocati (9.500 euro).L'analisi dettagliata rivela che il 41% degli studi multidisciplinari investe più di 10.000 euro in tecnologia, mentre tra i consulenti del lavoro questa percentuale si attesta al 31%. Per i commercialisti, il 23% supera la soglia dei 10.000 euro, mentre solo l'8% degli avvocati raggiunge questo livello di investimento.

La categoria legale sembra essere quella più in difficoltà anche sul fronte della redditività, con il 40% degli studi che registra una diminuzione del reddito nell'ultimo biennio, contro percentuali inferiori per le altre categorie professionali.L'intelligenza artificiale sta suscitando grande interesse tra i professionisti, con oltre l'80% degli studi che si sta documentando sulla tecnologia. Tuttavia, solo una piccola percentuale (tra il 3% e l'8%) ha effettivamente avviato progetti concreti in questo ambito.Claudio Rorato, Responsabile scientifico e Direttore dell'Osservatorio, sottolinea l'importanza di agire rapidamente: "Il progresso tecnologico e gli obiettivi di transizione digitale e green avranno un impatto crescente sul mondo professionale, che deve agire in fretta su modelli organizzativi, relazionali e di business per adeguarsi ai nuovi paradigmi e produrre nuovo valore per la clientela".Francesca Parisi, Ricercatrice dell'Osservatorio, evidenzia alcune tendenze consolidate: "La ricerca conferma alcune tendenze degli scorsi anni nella diffusione delle tecnologie digitali negli studi professionali: le soluzioni verticali, tipiche di ciascuna professione sono ormai presenti in più di 8 studi su dieci, ma le restanti tecnologie al massimo nel 50%, quelle avanzate in rari casi, con l'eccezione dei grandi studi".

Sul fronte della sostenibilità, gli studi professionali mostrano ancora ampi margini di miglioramento. L'80% sta agendo sulla riduzione del consumo di carta, il 60% sul riciclo dei rifiuti, ma solo il 30% sul risparmio energetico. Lo smart working è diffuso solo tra il 20% e il 30% degli studi.Le Piccole e Medie Imprese continuano a vedere negli studi professionali un punto di riferimento per la trasformazione digitale, con il 34% delle PMI che dichiara di collaborare con questi soggetti esterni per progetti di digitalizzazione.Nonostante le difficoltà dichiarate nel trovare personale adatto, una quota significativa di studi non ha inserito giovani negli ultimi due anni, in particolare tra i micro-studi. Al contrario, gli studi di medie e grandi dimensioni mostrano una maggiore propensione all'assunzione di giovani talenti.L'Osservatorio ha anche assegnato il "Premio Studio Digitale 2024" a tre studi che si sono distinti per capacità innovativa: La Scala Società tra Avvocati di Milano, Studio Previti Associazione Professionale di Roma e Studio Piscaglia di San Mauro Pascoli.


In conclusione, il settore degli studi professionali sta vivendo una fase di transizione digitale, con investimenti in crescita ma ancora margini di miglioramento significativi, soprattutto nell'adozione di tecnologie avanzate e nella promozione della sostenibilità.


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