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22/06/2022

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Embedded finance: la prossima frontiera dei servizi finanziari

Andrea Papa (Opyn): oggi le fintech possono fornire un pacchetto completo, fatto di tecnologie e licenze, per abilitare i servizi finanziari e trasformare in banca qualsiasi attività produttiva

Software o Platform as-a-service?
Dimenticatelo: la prossima frontiera del fintech è il pure as-a-service.
Un concetto nuovo e diverso dai precedenti.
Le fintech, che nel loro percorso di crescita sono giunte oggi alla fase 2, quella della collaborazione fattiva con gli incumbent bancari, sono pronte ad andare oltre.
E si pongono come abilitatori della necessaria digitalizzazione a tutto tondo della finanza, chiunque sia il soggetto che ne eroga prodotti e servizi.
È questo il fulcro dell'embedded finance, la finanza incorporata che fluisce sotto i core business delle aziende di ogni settore merceologico e che diventa una fonte di reddito, anche importante, in un'epoca in cui i margini sono sotto pressione ed è sempre più difficile crescere senza innovare.

Un mercato da oltre 7mila miliardi, che abilita un nuovo modo di erogare finanza e fruirne

Secondo le stime più accreditate, entro il 2026 il 96% delle imprese avrà lanciato una sua offerta di embedded finance e il mercato potenziale ha un valore stimato di oltre 7mila miliardi di dollari al 2030 (le stime sono di Dealroom e Abn Amro), un valore che corrisponde al doppio di quello delle prime 30 banche e assicurazioni del mondo.

Embedded finance: la prossima frontiera dei servizi finanziari

Ma al di là di questi numeri, quello che si rileva è che l'embedded finance consente di rispondere alla domanda di un'esperienza sempre più snella, disintermediata e time-saving dei clienti corporate.
E allora, di cosa parliamo?
Della possibilità di pagare a rate, sottoscrivendo un prestito direttamente mentre si finalizza la transazione con Amazon; di un'assicurazione che viene erogata contestualmente al noleggio di un'auto; di un pagamento automatico, senza carta di credito, quando ci si serve di un autista Uber.
Tutte cose che già esistono ma che sono destinate ad ampliarsi enormemente sfruttando i modelli di business che le Fintech sono già in grado di offrire.

Perché tutti vogliono integrare l'offerta finanziaria nel proprio business

A generare questa corsa che porterà la quasi totalità delle aziende non bancarie a integrare una propria offerta finanziaria nel proprio business sono stati gli eventi dell'ultimo biennio.

Seguici: 

Il primo è l'entrata in vigore della PSD2, la direttiva europea sui pagamenti digitali che ha il merito di aver riportato la disponibilità dei dati in capo ai clienti bancari.
Sono questi ultimi che possono decidere di dare accesso alle informazioni del conto corrente a terze parti perché queste possano offrire loro servizi su misura.
Ancora, l'introduzione della fatturazione elettronica obbligatoria per le partite Iva che dal primo luglio si estenderà anche ai detentori del regime forfettario, rendendo universale e normale il ricorso allo strumento digitale.

Ultimo, ma non meno importante, tutti questi fattori abilitano il modello dell'open banking, aperto a operatori diversi dagli incumbent che sono in grado di sopperire alle inefficienze di questi ultimi.
Il Covid e il bisogno di operare da remoto sono stati il suggello finale di questi trend già in atto: la digitalizzazione è diventata una necessità per le aziende che vogliano continuare a crescere e una possibilità che ha consentito alle persone di continuare a lavorare, fare acquisti, vivere, anche nei lockdown.

Il pure as-a-service: che cos'ha di nuovo e di diverso

Abbiamo usato in apertura la definizione di pure as-a-service: cosa intendiamo?
Un modello in cui la società fintech non si limita a fornire la tecnologia proprietaria che consente tecnicamente di offrire un particolare servizio finanziario, ma anche le licenze per poterlo erogare praticamente.

Dunque, in sostanza un pacchetto completo che permette a chiunque di svolgere attività finanziaria, che finora è stata invece riservata a particolari categorie di operatori sul mercato (come appunto le banche o gli istituti di pagamento o le società di factoring e così via).
Con tecnologia e licenza un eCommerce, un autonoleggio o un negozio di abbigliamento possono erogare prestiti, assicurazioni, servizi di pagamento.

La grande occasione per le filiere italiane

E in questo contesto diventa chiara la grande opportunità per l'azienda Italia.
Offerte ad hoc possono essere pensate per il tessuto imprenditoriale italiano, costruito sulle microimprese e basato sul modello della filiera.
In passato, a partire dal 2018, Opyn ha lavorato a prodotti realizzati per filiere specifiche.
Come quello studiato per finanziare la filiera dei "padroncini", piccoli trasportatori che si occupano delle consegne nell'ultimo miglio: imprese, micro o piccole, a gestione prevalentemente familiare - come d'altronde sono la maggior parte (58mila) delle 90mila società operanti nel settore, secondo i più recenti dati dell'Albo dei Trasportatori.

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Opyn aveva formulato un prodotto di anticipo di fatture di norma pagate tra 60 e 90 giorni, a cui avevano aderito i cento trasportatori di Italmondo, leader nella logistica in Italia, con clienti come Nespresso, Disney, Dalani (Westwing).
La stessa logica è stata applicata nella collaborazione con City Post, Operatore Postale attivo in servizi per privati, professionisti e imprese.
Anche in questo caso Opyn, attraverso dei finanziamenti bullet, ha permesso, da un lato, alla casa madre di finanziare il ciclo passivo ed incassare a vista, e dall'altro, ha concesso maggior respiro alla filiera che, a fronte di un piccolo tasso d'interesse, ha potuto dilazionare i pagamenti.
Un prodotto che si rivolge alle aziende e che consente di fare finanziamenti a clienti e fornitori di filiere diverse sarebbe la naturale evoluzione di questi primi esperimenti.

In sostanza, Opyn si posizionerebbe come fornitore di tecnologia, licenze per fare quest'attività di lending o anticipo fatture e di tutti i servizi collegati (consulenza, personalizzazione della piattaforma e analisi creditizia con il team di esperti di Opyn).
È una grande opportunità di crescita per i capofiliera, che possono aumentare il business solo se trainano con sé tutti, fornitori e clienti, sulla catena del valore.
E possono farlo, se hanno liquidità che possono usare per supportare la filiera.
È un valore aggiunto, soprattutto in tempi come quelli attuali caratterizzati da un pesante ritorno dell'inflazione e dall'aumento di tutti i costi di produzione, dalle materie prime all'energia.
Perché non si trovi in situazione di shortage di componenti, il capofiliera può fare prestiti ai propri fornitori, e per non veder eroso il fatturato può vendere facendo credito ai clienti.

Senza considerare che gli stessi servizi possono essere forniti lungo la catena come strumenti di fidelizzazione.
Insomma, è sempre più chiaro che i servizi finanziari diventano strategici e che ogni azienda li dovrà inserire in un piano di investimenti strutturato nel lungo termine.
Andrea Papa, Business Operations & Development Manager Opyn



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