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30/03/2022

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Davide Arduini (Different): la comunicazione deve abbracciare nuove professionalità

Questi due anni hanno avvantaggiato il digitale, ma le aziende di comunicazione hanno bisogno di competenze

Abbiamo incontrato Davide Arduini di Different, per comprendere cosa sta accadendo nel mondo della comunicazione e delle agenzie.

Qual è il ruolo della comunicazione?

Noi che viviamo nel mondo della comunicazione abbiamo un ruolo importante, lo abbiamo avuto anche con la pandemia, ma secondo me non è che abbiamo fatto un gran bel lavoro.
Ci troviamo in una fase di cambiamento, sostanzialmente non c'è una nuova normalità e l'unica cosa che abbiamo ben capito è che non torneremo a quella normalità di prima.

Davide Arduini (Different): la comunicazione deve abbracciare nuove professionalit

La comunicazione è cambiata e cambierà rispetto a prima.
E' completamente differente l'approccio con cui noi ci rivolgiamo al mondo.
Faccio degli esempi concreti.
Una volta non c'era una specializzazione su determinati argomenti sui quali lavoravamo e organizzavamo le nostre aziende di comunicazione.
Questa "terribile opportunità" del Covid-19 - che è una definizione che mi piace molto ricordare che è stata è stata evidenziata dal professore dell'Università di Pavia con cui UNA, l'associazione di cui sono vice presidente ha fatto fatto una ricerca - ci ha fatto cambiare, in maniera esponenziale, le nostre modalità di approccio al mondo della comunicazione.
Soprattutto, sono cambiate in maniera repentina il modo con cui i consumatori si approcciano al mondo della comunicazione.

Può farci qualche esempio concreto?

Circa un anno fa, la gente era diventata "matta" perché era uscito un nuovo social sul quale tutti volevano essere invitati, ClubHouse. Alcuni dicevano che "sarà la rivoluzione del nostro mercato", nascevano iniziative e c'era molto hype.

Seguici: 

ClubHouse è quasi scomparso dai radar, ha la sua nicchia e funziona, ha fatto cambiare gli altri social ma non ha portato nessuna rivoluzione.
Allo stesso tempo, prima della pandemia non usavo i podcast, li conoscevo ma non ero un ascoltatore.
Oggi credo di ascoltare e solo ed esclusivamente podcast! Ce ne sono di straordinari, come i riassunti giornalistici al mattino che fanno una specie di rassegna stampa, la ripetizione di trasmissioni (come il Late Tech Show ndr) e questi sono diventati dei touch point incredibili con i consumatori ed entrano nel media mix di tutti i piani di comunicazione.

Un cambiamento interessante di innovazione.

Ma c'è stata anche la rivitalizzazione di strumenti che si consideravano passati, come i QR-Code.

Siamo tutti consumatori di qualcosa o fruitori di qualcosa e questi codici hanno permesso di comunicare in maniera immediata.
La comunicazione è cambiata, sta cambiando, ma probabilmente tra sei mesi avremo degli altri touchpad che in questo momento non conosciamo.
Questo significa che dobbiamo avere la mente veramente aperta nei confronti del futuro, pensare in maniera positiva e avere la mente aperta, perché io credo che da qui a qualche mese sicuramente incontreremo che modalità nuove di "incontrare" i consumatori.
Noi che facciamo come lavoro i comunicatori, a vario livello, dobbiamo avere la mente totalmente libera e accettare anche eventualmente situazioni che sono un po' più vecchie, ma che in questo momento stanno funzionando bene.
Dobbiamo essere molto tattici e strategici.

La comunicazione è tornata centrale?

Ho la fortuna di lavorare in un'azienda di comunicazione e di far parte di un'associazione come UNA che mi permette di avere una visione ampia del mercato.

Noi vediamo i momenti di crisi prima degli altri, ma vediamo se c'è una ripresa nello stesso modo.
Un mese mese fa è scoppiata una guerra che ha delle conseguenze sulla vita di tutti, anche delle aziende, ed ha un impatto nella comunicazione.
E' una crisi, ma anche un'opportunità per cambiare, innovare, migliorare.
Bisogna considerare che in questo momento c'è un problema di offerta che è inferiore alla domanda, significa che il mercato sta andando molto bene e le aziende sono pronte a comunicare, magari facendolo in maniera completamente differente rispetto al passato.

Quali sono le aziende che hanno maggiori esigenze?

Sostanzialmente non ci sono distinzioni in termini di dimensioni, dalle PMI che sono il cuore pulsante d'Italia a quelle che si occupano di B2B o alle multilazionali, tutte le imprese sono totalmente aperte a sperimentare nuove opportunità di comunicazione.

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Inoltre, non hanno più tante barriere all'ingresso.
Per esempio una volta la multinazionale voleva lavorare solo con gruppi multinazionali, in questo momento sto vedendo che in realtà vogliono lavorare con chi garantisce loro un'ottima qualità.
Questa, insieme alla professionalità fanno la differenza, perché le aziende hanno bisogno di raggiungere risultati in tempi rapidi.

Different è una realtà nuova.

E' una startup che nasce a dicembre scorso, però ha 25 anni di storia alle spalle! Ha destato un po' di curiosità e tanti brand ci cercano e che vogliono lavorare con noi.
Le agenzie in generale hanno tanto lavoro, c'è voglia di comunicare e di cercare qualcosa di diverso.
Certo, la guerra influirà sul business, come imprenditore non posso non essere preoccupato, di certo lato eventi ci sarà qualche sofferenza, come è accaduto anche durante la pandemia.

Mancano, per esempio, i materiali per costruire gli allestimenti.

C'è un problema di talenti da gestire, da cercare, da formare e da trattenere.

E' un argomento che mi vede molto attento, sia come imprenditore sia come membro di un'associazione.
Noi stiamo prendendo tantissime persone in maniera continuativa, ma i talenti rappresentano uno dei tre punti del mio programma per le future elezioni di UNA.
Come attirare, come essere un settore attrattivo per il mondo dei talenti non sono questioni facili.
Quando io ho finito l'Università nel lontano '94 lavorare nelle agenzie di pubblicità e comunicazione era considerato, passatemi il termine che non è molto politically correct, "figo", e tutti erano molto attratti da questa situazione, poi in questi 20-25 anni in realtà i giovani sono stati più attratti dal mondo delle aziende rispetto al mondo delle aziende di comunicazione.

Dobbiamo tornare ad essere attraenti, perché rispetto a tutti gli altri mondi siamo i più grandi contenitori e sviluppatori di curiosità. Nell'arco di una giornata una persona che lavora in un'agenzia di comunicazione può cambiare anche dieci settori industriali differenti, e se si è curiosi per natura dell'azienda è un'esperienza unica.
Come associazione vorrei rendere più attrattivo il nostro settore.

La responsabilità è cambiata nel tempo?

La comunicazione ha sempre avuto un ruolo importante, forse non abbiamo espresso al meglio il nostro lavoro durante gli ultimi anni, non solo per colpa nostra perché è un po' colpa di tutta la filiera.
Potremmo ora avere l'opportunità di diventare il baluardo delle "cose belle" che si possono fare.
Sono convinto di questo perché in questi anni ho conosciuto imprenditori straordinari attraverso le mie esperienze in Confindustria per Elite di Borsa Italiana, aziende che hanno capacità incredibili e che hanno l'esigenza di far conoscere agli altri quello che fanno quotidianamente.

Noi abbiamo un ruolo veramente molto importante, la possibilità di raccontare delle storie di successo.
Se vogliamo, è anche la storia di UNA, che nasce dalla passione e abbiamo pensato di metterci insieme per creare un valore aggiunto, qualcosa che unisce e non divide come è accaduto in passato.

Uno sguardo rivolto al futuro.

Certo, perché credo che tutti abbiano compreso l'importanza del nostro mestiere. L'esempio della campagna di comunicazione per le vaccinazioni è una dimostrazione pratica.
Se l'avessero chiesta a chi si occupa di comunicazione e non a chi si occupa di architettura, forse i risultati sarebbero stati diversi.
Quando si rompe qualcosa si chiama un tecnico specializzato, deve succedere la stessa cosa con la comunicazione, non è un lavoro che si improvvisa.
Credo che la comunicazione potrà essere protagonista, con tutte le verticalizzazioni del caso perché questo è un settore che sta cambiando molto.

Il digitale è entrato prepotentemente nella vita di tutti quanti, ma anche qui l'innovazione è sempre presente. Nei giorni scorsi ho incontrato ragazzi che sviluppano progetti nel metaverso e anche qui ci sarà bisogno di comunicare.
Dobbiamo essere bravi, avere un'apertura totale verso il nuovo, esplorare ed essere molto veloci ad accogliere il cambiamento.
All'interno dell'associazione vorrei che venissero accolte le nuove professionalità, provenienti dal mondo digital tech, perché il lavoro sta davvero avendo un cambiamento epocale.
Un consumatore tocca tantissimi touch point e dobbiamo essere capaci di misurare l'efficacia dei messaggi, un compito non semplice perché la complessità aumenta.
Devono passare i messaggi giusti, poi ci sono altri temi, come il valore dell'informazione, della sua qualità, della faziosità.

Il lavoro del comunicatore è un percorso che deve essere intrapreso con tutti gli operatori della filiera, dobbiamo interfacciarci maggiormente col mondo delle istituzioni e dobbiamo stare attenti a non diventare troppo autoreferenziali.
C'è tanta strada da fare, ma il percorso è tracciato.



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