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10/11/2021

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Gregorio De Felice (Intesa Sanpaolo): il manifatturiero traina la crescita del Paese

Per il 2021 si prevede una crescita del fatturato del 9,3%. Mentre per il 2022 un +6,9% a prezzi correnti e un +4,9% a prezzi costanti.
Bene l'export e sale l'avanzo commerciale


Nei primi otto mesi del 2021 il manifatturiero italiano ha completato il percorso di ripianamento delle perdite accusate ad inizio pandemia.
La fase di ripresa proseguirà nei prossimi mesi, consentendo al fatturato di portarsi, a fine anno, su livelli superiori al 2019, sia a prezzi costanti (+0,8%) sia soprattutto a prezzi correnti (+9,3%).
La performance 2021 sarà sostenuta in prevalenza dal mercato interno, in particolare dagli investimenti in costruzioni e in macchinari, con effetti a cascata sui settori attivi lungo le filiere.
Positivo, nonostante un contesto internazionale complesso, anche il contributo alla crescita offerto dal canale estero, grazie ai segnali di rafforzamento della competitività del Made in Italy.

Gregorio De Felice (Intesa Sanpaolo): il manifatturiero traina la crescita del Paese

Le imprese italiane sono cresciute a ritmi vivaci sui mercati internazionali: le esportazioni gennaio-giugno 2021 a valori correnti hanno segnato un +4,6% rispetto al 2019.
Tale risultato, migliore di quello tedesco (3,9%) e francese (2,4%), è stato raggiunto grazie alle brillanti performance della filiera dei metalli, favorite dalla spinta dei prezzi, e dei settori influenzati e sostenuti dal cambiamento delle abitudini di consumo indotto dalla pandemia: Mobili, Elettrodomestici e Alimentare e bevande.
Sono alcuni dei principali temi emersi dall'ultimo rapporto Rapporto Analisi dei Settori Industriali di Intesa Sanpaolo presentato insieme a Prometeia.
Ne abbiamo parlato con Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo.

L'Italia sta sperimentando una forte crescita su anno.

Gregorio De Felice (Intesa Sanpaolo): il manifatturiero traina la crescita del Paese

Quali sono i fattori che spingono questa situazione?

L'intensità della ripresa italiana è legata innanzitutto ai progressi del nostro sistema manifatturiero per quanto riguarda il posizionamento su prodotti di qualità più alta e per la capacità di esportare sui mercati internazionali.
Al tempo stesso, abbiamo un sistema bancario mediamente solido che ha garantito la continuità aziendale delle imprese.
Inoltre, il successo della campagna vaccinale che ci vede con una percentuale di popolazione che ha ricevuto una o più dosi di vaccino superiore a Francia e Germania favorisce una crescita degli indici di fiducia di famiglie e imprese.

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Infine, Next Generation EU, il piano SURE per la disoccupazione e altri strumenti di sostegno europeo stanno facendo la differenza rispetto a precedenti crisi e sono la base per un processo di modernizzazione ed efficientamento dell'economia italiana che non possiamo lasciarci sfuggire.

Siamo in territori inesplorati e fare previsioni non è facile.
Che 2022 vi aspettate? Ci sono rischi al ribasso?

Per il prossimo anno prevediamo una crescita del fatturato del manifatturiero pari al 6,9% a prezzi correnti e del 4,9% a prezzi costanti.
I rischi maggiori sono legati alle attuali strozzature nelle catene del valore, al forte rialzo dei prezzi dei metalli industriali e al forte incremento del costo della elettricità.
Un ulteriore rischio è legato alla effettiva capacità del PNRR di attivare investimenti privati.

Il prossimo anno sarà davvero cruciale per l'economia italiana sotto questo profilo.

Quali sono i rischi di implementazione del PNRR?

Le condizioni poste dalla Commissione europea per l'erogazione dei fondi sono oltre 500.
E' una logica nuova per la nostra politica economica.
Se non fai le riforme e non rispetti le scadenze i fondi non arrivano.
Sono convinto che questo approccio determinerà un forte senso di responsabilità per non perdere un'occasione così importante e inedita.
Tuttavia, mi preoccupa la capacità delle amministrazioni degli enti territoriali più piccoli di dotarsi di strumenti adeguati.
Un supporto del Governo centrale sarà quindi indispensabile.

Il consolidamento della ripresa passa dalla domanda interna e dagli investimenti.
Quali prospettive vedete e che ruolo può giocare la liquidità?

Una elevata liquidità - determinata dalla cautela e dalle restrizioni alla mobilità - è una ottima base di partenza per un rilancio della domanda interna.

Per i consumi delle famiglie abbiamo una previsione di crescita del 7,2% per il 2022, in accelerazione dal 5,7% di quest'anno, legata ad una diminuzione consistente della propensione al risparmio.
Gli investimenti dovrebbero crescere del 6,7% dopo il +15,4% dell'anno in corso.

Guardando ai settori del manifatturiero, quali sono quelli più promettenti?

La trasformazione verso un'economia più sostenibile e digitalizzata porterà maggiori opportunità per Meccanica, Elettrotecnica e Autoveicoli e moto, che registreranno i tassi di crescita più dinamici nel biennio 2022-23.
Anche il settore della moda - dopo la fortissima flessione subita nel 2020 - vedrà un recupero importante nei prossimi due anni grazie soprattutto alla dinamica sui mercati esteri.

L'export offre segnali importanti per il 2021.
la copertina di BusinessCommunity.it

Il trend continuerà anche per i prossimi anni, nonostante la crescita dei costi e dei prezzi delle materie prime?

Riteniamo che i rialzi dei prezzi delle materie prime inizieranno da attenuarsi all'inizio del prossimo annuo.
In ogni caso non riguardano solo l'industria italiana e quindi si tratta di un elemento neutro dal punto di vista della competitività.
L'export continuerà a crescere a tassi significativi: +12,3% nel 2021, +7,3% nel 2022 e +4% nel 2023.
Il nostro avanzo commerciale con l'estero è rapidamente aumentato e lo vediamo ad oltre 120 miliardi di euro nel 2023.

Infine, rispetto al 2008 quanto siamo lontani? Ci sono tempistiche di recupero?

A fine anno saremo ancora sotto i livelli del 2008 dell'8,7%.
Avremo quasi recuperato tutto a fine 2023.
La doppia recessione legata alla crisi dei mutui subprime e poi al debito sovrano in Europa sono state ben più pesanti di quella del 2020, che in fondo si è rivelata molto intensa ma relativamente breve.



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