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06/10/2021

leisure

Quante età ci sono nel mondo digitale?

In un mondo con nuove tecnologie sempre più intelligenti, vite più lunghe e più sane, occorre ripensare tutte le dinamiche del mondo del lavoro, con un'attenzione assoluta alla formazione continua e agli aspetti sociali

I cambiamenti cui siamo sottoposti da alcuni anni a questa parte sono davvero rilevanti. La tecnologia che rivoluziona il lavoro e il tempo libero.
L'economia che mette al primo posto il concetto (costoso e complesso, ma irrinunciabile) di sostenibilità.
I progressi medico-scientifici che, ante covid, hanno allungato l'aspettativa media di vita nell'economia occidentale.
Tutto questo come si riverbera nella vita professionale? I cambiamenti indotti dall'innovazione tecnologica metteranno a rischio la qualità della nostra dimensione sociale?
Se lo chiedono nel loro nuovo scritto "La nuova longevità.

Quante et ci sono nel mondo digitale?

Un modello per prosperare in un mondo che cambia", edito da FrancoAngeli, Andrew J.
Scott e Lynda Gratton
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Un mondo con nuove tecnologie sempre più intelligenti, vite più lunghe e più sane, dovrebbe portare solo ottimismo e fiducia.
In realtà, pensando al mondo del lavoro non è sempre così.
Questo progresso incide sulla progettualità ed evoluzione della carriera professionale, oltre che della formazione, che le persone devo possedere, costruirsi e mantenere aggiornate per essere sempre al passo con i tempi.
I nostri lavori sono minacciati?
Se la vita si allungherà progressivamente ancora di qualche anno, come cambierà il modo di organizzare le nostre vite?
Secondo gli Autori, i progressi tecnologici non sono stati accompagnati da adeguate innovazioni delle strutture sociali.
In quest'era di cambiamenti senza pari non abbiamo ancora individuato nuovi modi per vivere e lavorare.

Come se ne esce?
La proposta poggia su tre concetti fondamentali: raccontare, esplorare e relazionarsi.
Gli Autori identificano cinque azioni che è consigliato intraprendere per affrontare al meglio questa nuova dimensione esistenziale: agire in modo previdente (il futuro dipende da noi); orientarsi al futuro (abbiamo orizzonti più lunghi innanzi a noi rispetto alle generazioni passate); essere consapevoli delle molteplici proprie identità possibili (più possibilità ci sono, più opzioni di scelta abbiamo, conoscerle non è un vantaggio da poco), concentrarsi sulla malleabilità e sulla ricorsività (le nostre azioni possono influenzare le opzioni e le scelte future).

Seguici: 

Ultimo, accettare le transizioni (vivremo più a lungo, le novità non ci debbono spaventare la dobbiamo essere pronti a gestirne le conseguenze).
Questo nuovo paradigma richiede una migliore formazione, la possibilità di aggiornarsi con regolarità più volte nel corso della propria vita professionale.
Impone un ripensamento della stessa organizzazione del lavoro, spingendo per una riformulazione dello stesso percorso, fatto di più entrate ed uscite.
Senza che tutto questo assuma una connotazione valoriale ed un giudizio sulle qualità della persona.
Infine, devono essere riveduti gli strumenti dell'assistenza pensionistica, gli stessi armonizzatori sociali.
Vivere a lungo è un fatto positivo, il cui costo non deve essere solamente a carico della collettività; occorrono nuovi strumenti e un nuovo concetto valoriale di longevità e delle sue peculiarità produttive.

La crescita e l'evoluzione sociale devono essere almeno pari a quella tecnologica, con il lavoro in prima fila nel gestire questa nuova fase esistenziale.
Titolo: La nuova longevità.
Un modello per prosperare in un mondo che cambia

Autori: Andrew J.
Scott e Lynda Gratton
Editore: FrancoAngeli
Pagine: 232

@federicounnia - Consulente in comunicazione
@Aures Strategie e politiche di comunicazione
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