09/09/2020

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Mazzalai (Icebergfinanza): debito e disuguaglianze fattori comuni di tutte le crisi

In una Debt Deflation le banche centrali dovrebbero intervenire per proteggere occupazione e salari, ma sembrano più interessate a sostenere la bolla azionaria

Come le banche centrali affrontano l'emergenza economica causata dalla pandemia, le elezioni negli Stati Uniti, la corsa sfrenata delle borse, la trappola della deflazione da debito e l'assurda situazione in Europa. Sono alcuni dei temi che abbiamo affrontato nell'intervista con Andrea Mazzalai, Consulente finanziario e autore del seguitissimo e pluripremiato blog Icebergfinanza.
Per tentare di alleviare i disastri della pandemia le banche centrali hanno messo in campo politiche estremamente espansive. In una crisi di deflazione da debito, quanto potrà essere efficace?

Mazzalai (Icebergfinanza): debito e disuguaglianze fattori comuni di tutte le crisi

Per iniziare a comprendere l'attuale contesto macroeconomico e finanziario inizierei partendo da quello che è stato il mio principale cavallo di battaglia in questi anni, la Debt Deflation (deflazione da debito) che mi ha permesso di comprendere prima di altri l'arrivo della crisi subprime e il susseguirsi degli eventi in questi anni attraverso la crisi del debito europea sino a raggiungere l'attuale crisi economica, che non dimentichiamo era già in atto prima dell'arrivo della pandemia, che è stato solo un acceleratore.
La storia insegna che quattro sono gli episodi attraverso i quali si può tentare di risolvere una deflazione da debiti, che non è altro che un contesto nel quale le garanzie date in contropartita perdono valore a seguito del crollo del valore degli asset e aziende o famiglie che non riescono più a pagare le rate dei mutui e le ipoteche a coprire i finanziamenti.

Mazzalai (Icebergfinanza): debito e disuguaglianze fattori comuni di tutte le crisi

Ad oggi siamo ormai vicini ai record di fallimenti del 2009 e se anche i tassi dei mutui sono ai minimi storici il crollo dei fatturati ad opera della pandemia e fine ciclo economico, non permette di onorare i debiti, salvo ristrutturarli o rimandare il pagamento delle rate.
Le dichiarazioni di fallimenti aziendali alla data del 17 di agosto secondo il Financial Times sono molto più alte che rispetto a qualsiasi anno recente, comprese le crisi e le recessioni 2002 e 2009, raddoppiate rispetto al 2019 con in testa società energetiche soprattutto legate al settore petrolifero e di vendita al dettaglio. Da notare che il tutto avviene nonostante enormi stimoli fiscali e monetari e prestiti della Federal Reserve che ha salvato direttamente società come Carnival, il che sottolinea l'entità della crisi nonostante i record dei mercati azionari e finanziari.

Seguici: 

Le economie vedono una caduta di PIL epocale, con aziende che chiudono e tagliano personale. Eppure le borse e altri asset di investimento macinano un record dopo l'altro. Come è possibile?
Riduzione del debito, inflazione e aumento della crescita sono opzioni miseramente fallite in questi ultimi 10 anni, fallimenti e ristrutturazioni del debito sono oggi una realtà.
Oggi abbiamo solo 5 titoli del principale indice americano, lo S&P500 che hanno avuto performance strabilianti, ma almeno 80% delle altre società sono in difficoltà con calo delle vendite e dei fatturati, molte di esse sono a rischio fallimento.
Solo per fare qualche esempio, oggi Tesla vale oltre 150 volte gli utili previsti ed è una società che sino allo scorso anno produceva perdite e che quest'anno ha visto un calo delle vendite soprattutto in Germania. In Europa, a fronte di un aumento del 34% nel primo trimestre delle vendite di autovetture a zero emissioni, Tesla ha subito un calo del 18%.

Apple invece ha raddoppiato la capitalizzazione da 1000 a 2000 miliardi in due anni a fronte di 40 anni di quotazioni, valendo quanto il Pil del nostro Paese e potrei proseguire all'infinito, non c'è nulla che giustifichi queste quotazioni tranne la solita mania speculativa che finirà inevitabilmente con un crollo finanziario.
Il rendimento reale del principale indice americano, lo S&P500 è al livello più basso in un decennio!
Le azioni non sono mai state ai massimi storici con i fondamentali gravemente depressi come oggi, ma sappiamo che allo stesso tempo mai come oggi la Fed ha ricoperto di liquidità il mercato, senza alcun criterio visto che compra anche obbligazioni Apple con la scusa di sostenere il settore corporate.
Non c'è alcun reale sostegno all'occupazione da parte della banca centrale americana, tranne inviare qualche dollaro a casa a chi ha perso il lavoro in questi mesi attraverso il Tesoro. Per esempio, il settore aereo, i tre principali vettori, negli ultimi 5 anni hanno tagliato 57.000 posti di lavoro, riacquistato azioni proprie per 35 miliardi di dollari e ricevuto salvataggi per oltre 16 miliardi, non c'è alcuna logica in questo solo la privatizzazione dei guadagni e la socializzazione delle perdite

Nel settore immobiliare i tassi di insolvenza aumentano mentre i prezzi delle abitazioni raggiungono livelli record. Le linee di credito per le piccole imprese stanno diventando drasticamente più costose. Il Nasdaq è cresciuto del 48% nell'ultimo anno, mentre gli utili sono diminuiti del 30%. Gli analisti di Wall Street prevedono che gli utili del 2021 cresceranno del 120%! Tutto perfettamente normale.
L'indice dell'industria del software è ora del 65% al di sopra dei livelli di follia della bolla tecnologica del 2001, ma i banchieri centrali ti dicono che loro guardano solo all'occupazione che scende e che non c'è alcuna bolla.
In tutto questo negli USA si avvicinano le elezioni.
Abbiamo parlato di debito come denominatore comune di tutte le grandi crisi, ma la disuguaglianza, l'iniquità nella distribuzione del reddito sono da sempre l'altra variabile che fa esplodere le bolle, fa nascere le crisi economiche. Un terzo degli americani oggi o è disoccupato, sussidiato, vive con i food stamps (buoni pasto) o è costretto ad accettare lavori a tempo determinato o part-time, spesso solo per qualche ora alla settimana. Sono centinaia di migliaia gli americani che ogni giorno di mettono in fila con le loro auto alle regionali food banks e le file aumentano di settimana in settimana.

Ma questo conta poco o nulla in un Paese dove la propaganda e la manipolazione mediatica è all'ordine del giorno, come in Italia. Difficile credere ad alcuni dati macroeconomici degli ultimi 2 mesi, ma è chiaro che Trump non può permettersi da qui alle elezioni passi falsi, la sua rielezione dipende dal contesto economico e sociale, "law and order" o "law and (dis)order".
Difficile che un candidato anonimo come Biden possa vincere, ma la partita si gioca tra il Deep State e Trump, Biden conta poco o nulla. Se qualcuno punta sulla sconfitta di Trump, deve rendere un inferno economico i prossimi due mesi. Arizona, Florida, Michigan soprattutto, ma anche North Carolina, Wisconsin e Pennsylvania saranno l'ago della bilancia.
Non solo, esiste anche l'incognita enorme del voto postale con regole che cambiano da Stato a Stato, addirittura da Contea a Contea. Se davvero come dicono alcune stime il 30% degli americani voterà per posta per paura del COVID, prepariamo all'esito più contestato della storia delle elezioni americane.

C'è chi propone ricette diverse per affrontare la crisi.
Recentemente è uscito il libro di Stephanie Kelton, la sacerdotessa della Teoria Moderna della Moneta (MMT), "The deficit Myth", un libro che rade al suolo tutte le teorie di moda sino a ieri, sull'austerità espansiva e il pareggio di bilancio, anticipando quello che sta accadendo in parte in America, dove la Fed è diventata il braccio operativo del Tesoro americano monetizzando buona parte del debito pubblico USA.
Abbiamo già assistito in parte alla prima fase della MMT ovvero il famigerato "helicopter money", con l'invio diretto di risorse straordinarie sui conti correnti delle famiglie americane. Questo a differenza di quanto è accaduto in Europa dove a fronte di un'iniezione di 3000 miliardi di dollari nell'economia USA, ci sono voluti 4 giorni da incubo per produrre 750 miliardi di Recovery Fund che non verranno messi in circolazione prima della seconda metà del 2021.

Vincoli di bilancio e una BCE espansiva sono il nulla rispetto a quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi in America.
Non che sia una novità, da anni lo proponiamo sul blog come ultima opzione per distruggere la Debt Deflation, prima dell'esplosione dell'inflazione salariale. Ma ora anche due ex economisti della Fed come Simon Potter e Julia Coronado in un articolo arrivano proporre iniezioni dirette di liquidità nei conti correnti a fondo perduto da parte della Fed (saltando il Tesoro americano) nel caso la seconda ondata di COVID dovesse bloccare l'America. Con tanti saluti al reddito di cittadinanza o a quota 100: pensioni e reddito per tutti.
La Coronado propone questa cura shock quando i tassi saranno diventati negativi, segno che anche se Powell e altri banchieri non contemplano questa opzione, negli ambienti accademici è data per scontata.

Potter addirittura senza mezzi termini suggerisce che la Fed debba acquistare i titoli di Stato americani emessi per creare occupazione senza passare dal mercato attraverso emissioni riservate.
Nella sostanza una vera e propria fusione e riedizione di quel matrimonio tra Tesoro italiano e Bankitalia che attraverso il divorzio nel 1981 ha fatto esplodere il nostro debito pubblico sequestrando politiche economiche per intere generazioni.
Non solo, recentemente Lael Brainard, membro del consiglio economico della Banca Centrale americana è arrivata a mettere sul tavolo la creazione di una valuta digitale alla quale stanno lavorando i ricercatori del MIT e la Fed di Boston per sostituire completamente il contante con il dominio digitale completamente in mano alle banche, preludio secondo me alla messa al bando delle cripto monete.

Il futuro appare incerto.
La fine del dollaro e dell'America, Cina e Russia che detronizzano l'impero commerciale e finanziario USA, l'Europa che diventa continente rifugio con il suo euro, sono solo alcune delle leggende metropolitane che circolano da 20 anni, sistematicamente smentite.
Nei prossimi mesi solo i beni rifugio come l'oro e i titoli sovrani costituiranno l'ultima opzione in mezzo al panico se Trump dovesse perdere le elezioni o la seconda ondata del virus fosse il cavallo di Troia artificiale introdotto dal Deep State.
In tutto questo l'Europa che ruolo avrà?
Sull'Europa è meglio non dire nulla, confinata come un giapponese su un'isola deserta, ancora intenta a combattere una guerra da tempo finita contro l'inflazione, insieme all'ortodossia tedesca fatta di inganno e manipolazione sistematica, scaltrezza politica e feroce premeditazione. Un sistema predatorio basato sul dumping sociale e commerciale, per favorire l'eterna sete di dominio e rivalsa della Germania.

Un vecchio elefante che balla in mezzo alla cristalleria, un intero continente che combatte una depressione economica con vincoli anacronistici e ricatti e minacce inaccettabili per chi vuole davvero costruire gli Stati Uniti d'Europa.

 



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