09/10/2019

idee

Una vita da limoni

 

PMI, liberi professionisti, commercianti e artigiani nel mirino del fisco per combattere l'evasione fiscale. Ma non si tiene conto dell'effettivo livello di tassazione. E di chi veramente evade

Ogni governo che nasce parla e straparla di lotta all'evasione fiscale. Chiariamo subito che l'evasione (o l'elusione) è una cosa odiosa, che sottrae risorse allo stesso stato che poi si vorrebbe che spendesse per assicurarci i servizi.
Detto questo, la strada intrapresa dal Conte bis sembra basare la sua strategia sulla dematerializzazione della moneta, quasi obbligando ai pagamenti elettronici, e la demonizzazione di commercianti, autonomi e professionisti.
Nei decenni abbiamo visto redditometri, spesometri, studi di settore, controlli "casuali" a campione e altre misure di pseudocontrollo (persino un decreto "manette agli evasori"!) che hanno finito per andare a vessare chi le tasse già le pagava. Vessazioni che hanno persino portato all'evasione per necessità.

Una vita da limoni

Non sono state proprio una questione di equità e neanche risolutiva per le entrate dello stato. Ogni imprenditore o libero professionista lo sa: se arriva un accertamento o una cartella dell'agenzia delle Entrate, si finisce sempre per pagare poco o molto anche se è tutto in regola, grazie all'interpretatività della normativa. E in più ci sono le parcelle di commercialisti, tributaristi ecc.
Quello che forse non si riesce, o non si vuole, capire da parte di chi vuol mettere mano al problema dell'evasione, è che se si vuole realmente far cassa subito occorre andare a controllare chi produce grossi flussi di denaro, non certo commercianti o autonomi a tappeto. Questione di dimensioni d'impresa e di risorse per perseguirli.
L'evasione vera è quella dei grandi gruppi, delle conglomerate finanziarie che mettono o spostano sedi in paradisi fiscali europei (o ancora più fuori) e poi operano, diciamo, con una certa disinvoltura. E' ormai arcinoto che le le vere evasioni, quelle che muovono milioni o miliardi, avvengono con grossi spostamenti bancari, senza coinvolgere un centesimo di contante. 

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Il caso Gucci-Kering è emblematico: 1,25 miliardi di euro di multa. Per raggiungere la stessa cifra non bastavano sanzioni ad una pletora di molte, moltissime migliaia di piccoli evasori.
Prendiamo per buono il fatto che servono molti miliardi per scongiurare le clausole di salvaguardia (e l'aumento dell'IVA) e che servano subito. Si battono a tappeto negozi, artigiani, liberi professionisti e PMI in poche settimane? Oppure sarebbe più efficace dispiegare le risorse non certo infinite di chi è preposto ai controlli, per verificare le multinazionali (o le grandi Cooperative, per rimanere in Italia) in odor di evasione, viste le enormi possibilità che offre la fatturazione internazionale e/o relativa opaca fiscalità? Da questo punto di vista, la tecnologia aiuterebbe parecchio.
E' notizia di questi giorni che il governo dell'Irlanda offre a Apple una copertura legale (in cambio di un po' di soldi ) per evadere 13 miliardi di tasse da utili generati nel resto d'europa. Quindi materiale per cercare - e trovare - ce ne sarebbe.

Certo, questo è puntare il dito, ma cosa altro è la campagna "moralizzatrice" a favore della moneta elettronica, che viene dopo l'adozione (unici in Europa!) della fatturazione elettronica? I "piccoli" non hanno le possibilità muovere voci di bilancio per abbassare l'imponibile come le grandi aziende.
Forse non molti ne saranno a conoscenza, ma per una PMI, un professionista, o anche solo un negoziante, la pressione fiscale, diretta e indiretta, è già oggi ben oltre il 60%, come più volte denunciato dalla CGIA di Mestre. Sono soggetti spremuti come limoni. E per molti, rimanere in regola significa far veri e propri salti mortali solo per star dietro alle mille scadenze fiscali.
Secondo il Rapporto della Banca Mondiale e PwC "Paying Taxes", si evince che in Italia il Total Tax & Contribution Rate (TTCR), che misura il carico fiscale e contributivo per le imprese (non la sola pressione fiscale), per il 2017 era pari al 53,1% (a fronte di un TTCR globale di 40,4 e di un TTCR europeo di 39,3%). Il che significa un ulteriore costo occulto (anche di burocrazia) oltre alla tassazione diretta stessa. E l'Italia è al 118mo posto in classifica a livello mondiale, e in discesa.

Sempre il Rapporto ci dice che "la strada da intraprendere è tracciata, con poche deviazioni possibili: lavorare sui temi di policy fiscale con un'agenda chiara, non emergenziale ma di tipo organico, e tempi di esecuzione rapidi. Il tempo, oltre che la qualità delle riforme, è un fattore sempre più critico".
Proprio il contrario di ciò che questo governo si appresta a fare: in emergenza e con intenti poco amichevoli.
L'esperienza internazionale indica nell'abbassamento delle aliquote fiscali la strada maestra per combattere l'evasione. Pagare meno per non renderla conveniente. Come avviene nei Paesi civili.
Questo farebbe diventare l'Italia anche più interessante per coloro che volessero investire qui. Basterebbe volerlo.
Claudio C. Gandolfo



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