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25/11/2015

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Sharing Economy in Italia: l'utente al centro di un processo di ridefinizione

Capeci (TNS): il 70% degli italiani la conosce, il 25% già la utilizza. Ma è importante la necessità di ridefinizione di tutto il fenomeno: stiamo parlando di beni o di servizi?


La Sharing Economy si ridefinisce e si struttura.
E' quanto è emerso a Sharitaly, l'evento organizzato da Collaboriamo e TRAILab.
"In Italia, i Servizi di condivisione sono conosciuti dal 70% degli intervistati ed utilizzati dal 25%: circa 1 milione di individui in più dell'anno precedente", ha affermato Federico Capeci, Chief Digital Officer & CEO Italia, TNS.

Sharing Economy in Italia: l'utente al centro di un processo di ridefinizione

"La crescita è sempre sostenuta, ma sicuramente più timida.
Un mondo eterogeneo di beni e servizi, usati in condivisione, che raccontano un profondo cambiamento sociale, l'emergere di motivazioni diverse sottostanti l'utilizzo di questi nuovi modelli di business".
In Italia, l‘utilizzo di queste tipologie di servizi di condivisione è abbastanza trasversale, con punte naturalmente fra i più giovani: i Millennials.
Hanno una forte sensibilità ai fenomeni di peer-economy e sono molto vicini e confident verso l'online ed i pari: all'interno degli utilizzatori, il 46% è costituito da italiani fra i 18-34 anni.
Sono vicini al digitale ed hanno valorizzato da subito i nuovi servizi disponibili.
Ma quali sono le motivazioni sottostanti l'uso? La crisi ha sicuramente sostenuto e dato visibilità a ai nuovi modelli di business in condivisione e la motivazione di "saving", menzionata dal 41% resta la principale.

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E' seguita da quella "esperienziale", che si sostanzia come innovatrice ed intelligente (39%), oltre che apprezzata risposta al consumismo (33%).
E non solo: sono valori importanti i legami sociali, il valore della fiducia verificata, il "feedback" ed i commenti che danno affidabilità al servizio/all'utente in sharing, come succede per le piattaforme di condivisione della mobilità o dell'accomodation.
La prospettiva poi, è ancora di crescita: 4 intervistati su 10 che oggi non sono ancora utilizzatori (45% degli intervistati) sono propensi all'uso in futuro o necessitano di maggiori informazioni per farlo, ma sono comunque aperti a queste nuove forme di business.

Solo il 5% degli intervistati non pensa di utilizzarli in futuro.
E di quali servizi parliamo e quanto pesano sul panorama italiano? "Quello che emerge è uno scenario molto frammentato", ha evidenziato Capeci.
"Gli utenti dichiarano di aver usato le piattaforme di scambio e baratto di oggetti vari (10%), di accomodation (10%), di mobilità collettiva e condivisione di costi di viaggio (9%), di mobilità con servizi forniti da aziende/enti in abbonamento/compenso (9%), di mobilità con servizi forniti da altre persone dietro compenso (8%).
Emergono anche i servizi di crowdfunding, raccolta collettiva di fondi, con un 7% di utilizzo, così come il social lending, peer-to-peer lending (4%), realtà concrete che iniziano a farsi vedere".
"L'adozione della Sharing economy segna un certo rallentamento.
E' un mondo in forte evoluzione, che sta delineando una sua realtà, un mondo che necessita di ridefinizione", ha continuato Capeci.

"Il buon livello di apertura di chi non ne ha ancora fatto uso e l'esiguità di quanti se ne discostano, permettono di predire un trend futuro di crescita. I settori della mobilità e del leisure, nonché del baratto/scambio (di oggetti vari) risultano essere particolarmente potenziali".
La regolamentazione dei servizi resta un elemento critico: a gran voce si chiedono maggiori informazioni, garanzie e tutele che permettano un avvicinamento al modello in maggiore sicurezza e tranquillità.
"Ma quello che ci sembra importante sottolineare - ha concluso Capeci - è la necessità di ridefinizione di tutto il fenomeno.
Stiamo parlando di beni o di servizi? Stiamo focalizzandoci su nuovi approcci sociali, nuovi modi di fare business fra pari, o ricomprendiamo anche i business model delle aziende che "affittano" beni per brevi periodi di tempo (un'ora o anche meno, come bike sharing o car sharing)? Il punto di vista cambia drasticamente, come cambiano le motivazioni sottese, siano esse, la solidarietà, il collaborativismo, l'approccio green, la scelta economica, la rete relazionale e sociale …dobbiamo comprendere le diverse realtà e focalizzare una singola motivazione su cui ingaggiare l'utente, unico grande giudice sul futuro dello sharing".



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