06/05/2015

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Liscia (Netcomm): per le imprese italiane l'eCommerce B2B e' fondamentale

Le aziende che acquistano online sono circa 30mila, solo il 4% delle 745mila imprese europee. Siamo oggettivamente in ritardo ma possiamo recuperare. Anche nel B2C

Il Netcomm eCommerce Forum è stata l'occasione per verificare lo stato di salute del commercio elettronico in Italia. In un mondo in cui aumentano fortemente gli scambi economici digitali tra imprese, l'Italia, pur crescendo, rimane ancora indietro, con grandissime potenzialità inespresse. Potenzialità che avrebbero un enorme impatto di crescita su PIL e occupazione. Ne abbiamo parlato con Roberto Liscia, Presidente di Netcomm - Consorzio del Commercio Elettronico Italiano
Come si presenta il mercato internazionale rispetto a quello italiano?
Per il mercato internazionale quest'anno abbiamo visto una crescita del 15%, arrivando a circa 2mila miliardi di euro di fatturato nel mondo. Attualmente ci sono circa un miliardo e 200 milioni di di eShopper. Ma se teniamo conto che complessivamente ci sono circa 4 miliardi di persone su Internet, il mercato internazionale possiamo dire che sia entrato nell'età adulta. Un comparto in cui ci sono grandi player, piattaforme e operatori che in realtà si stanno contendendo i mercati emergenti.

Liscia (Netcomm): per le imprese italiane l'eCommerce B2B e' fondamentale

Nella torta internazionale vediamo di fatto che Cina, Giappone ed Estremo Oriente sono molto interessanti anche per gli operatori italiani. Basti pensare ai soli 500 miliardi di euro di fatturato in Cina, che è diventato il primo Paese per acquisti di prodotti in forma digitale.
In questo momento l'Europa sta correndo anch'essa. C'è una crescita digitale importante, con un fatturato complessivo vicino ai 400 miliardi di euro, dove chi la fa da padrone sono Gran Bretagna, Francia e Germania, mentre l'Italia è rimasta decisamente indietro. Oggi nella torta europea rappresenta solo il 3%.
E' evidente che c'è una chiara difformità tra il peso reale dell'economia italiana in quella europea rispetto al peso che abbiamo nel comparto digitale: non siamo rappresentativi. E questo di fatto è un peccato, perchè significa perdere competitività per le nostre imprese e per le nostre merci. Tant'è che oggi online importiamo più merci di quante ne esportiamo sul canale digitale. C'è una differenza nel saldo della bilancia commerciale di circa un miliardo di euro di fatturato di merce.

Eppure il nostro Paese sta correndo. Oggettivamente gli italiani online crescono, soprattutto attraverso la digitalizzazione avvenuta grazie agli smartphone, che hanno creato un nuovo abilitatore di accesso a internet, che oggi è superiore a quello da PC. L'Italia è stato il Paese in cui c'è stata la maggiore crescita: il 68% degli accessi al web avvendono tramite smartphone, contro la media europea del 61%, Quindi l'Italia è stato il Paese che si è maggiormente "smartphonizzato", se vogliamo usare questo termine bizzarro.
Di fatto, però, questa crescita del comportamento digitale, che ha portato ad avere 16 milioni di consumatori che acquistano online, non trova corrispondenza nella crescita delle imprese.
Le aziende che acquistano online sono circa 30mila, solo il 4% delle imprese europee, poichè oggi in Europa contabilizziamo circa 745mila imprese, e questo ci porta a rilevare che in Italia le aziende sono rimaste oggettivamente in ritardo.

Come si migliora la dinamica del B2B?
Questo comparto è quello che, sotto sotto, a livello mondiale sta crecendo di più e rappresenta probabilmente quattro volte il B2C. E' chiaro che l'Italia - in cui noi stiamo facendo l'Osservatorio eCommerce B2C Netcomm - Politecnico di Milano - ha un'opportunità di crescita importante, anche perchè questo comparto è un segmento fondamentale della filiera per arrivare al consumatore finale. La trasformazione sta avvenendo, le imprese però sono piccole e quindi hanno difficoltà ad affrontare sia il B2C sia il B2B. Di fatto però ci sono sempre di più processi terzializzati che stanno trasformando le relazioni tra imprese: parliamo di pagamenti, logistica e fatturazione, che come sappiamo è il primo fenomeno che è avvenuto in Italia (anche per legge).

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Possiamo fare un identikit del consumatore italiano?
Ormai non c'è più un profilo unificante. Tutti sono potenziali consumatori. Sicuramente c'è ancora una concentrazione nella fascia di età 25-45, che nella distribuzione sono sicuramente coloro che usano di più internet per acquistare. Però, nelle rilevazioni che facciamo mensilmente, notiamo che anche la fascia della cosiddetta "terza età" e quella dei giovanissimi stanno diventando a tutti gli effetti ambiti di interesse per gli operatori dell'offerta digitale.
In questa contingenza di crisi e disoccupazione come può l'eCommerce intervenire proattivamente?
Noi abbiamo visto che a livello europeo le 745mila imprese digitali hanno creato complessivamente più di due milioni e mezzo di posti di lavoro. In Italia, la nostra impressione è che siamo intorno circa ai 50mila. Quindi, se imprese non investono nel digitale, di fatto non creano occupazione e tendono addirittura a perdere competitività e a perdere occupazione. La disoccupaione italiana, soprattutto quella giovanile, può e deve essere compensata da una trasformazione digitale delle imprese. Ma mancano le competenze. Noi, come Netcomm, abbiamo recentemente fatto un annuncio importante, poichè abbiamo creato un master post-laurea con due università prestigiose (Suor Orsola Benincasa di Napoli e l'Università del Sannio), per un management dell'eCommerce. Rappresenta una risposta al problema che in Italia c'è occupazione ma mancano le competenze.

 



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