22/04/2015

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Pagamenti: solo un'impresa su tre paga alla scadenza

 

Preti (CRIBIS D&B): si è fermata l'impennata dei cattivi pagatori registrata negli ultimi anni ma non si prevede un ritorno ai livelli pre-crisi. Maglia nera al commercio al dettaglio. In Emilia-Romagna le imprese più virtuose, in coda quelle della Sicilia

Oggi solo il 36,3% delle imprese italiane è puntuale nei pagamenti, la peggior performance degli ultimi cinque anni (-4,6% rispetto a un anno fa, ma -18% rispetto al picco positivo del 2012). Il 48% paga con 30 giorni al massimo di ritardo, mentre è stabile al 15,7% la quota di chi salda le fatture oltre un mese dopo la scadenza, un valore che però è quasi tre volte (+185,5%) il dato di fine 2010. E non si prevedono a breve inversioni di rotta.

Pagamenti: solo un'impresa su tre paga alla scadenza

Il sistema dei pagamenti commerciali delle imprese italiane è mutato radicalmente con il perdurare della crisi e a fare maggiormente le spese del nuovo scenario è il commercio al dettaglio, punto finale di tutte le filiere industriali: solo un quarto (25,4%) delle imprese del settore ha rispettato i termini di pagamento alla scadenza, mentre un altro quarto (24,6%) ha saldato le fatture con oltre il mese di ritardo. Il paragone con i dati di fine 2010 è sintomatico delle difficoltà che stanno vivendo gli 1,2 milioni di imprese commerciali (pari a circa un quinto della popolazione imprenditoriale del Paese): la percentuale di ritardi gravi è cresciuta del 232,4%, un dato che rischia di condizionare l'intero sistema economico nazionale.
A diffondere i dati è lo Studio Pagamenti, aggiornato a fine marzo 2015, realizzato da CRIBIS D&B che ha studiato i comportamenti di pagamento delle imprese italiane.

Pagamenti: solo un'impresa su tre paga alla scadenza

Giunto all'11ma edizione, lo Studio Pagamenti ( www.studiopagamenti.com ) rappresenta l'appuntamento annuale organizzato da CRIBIS D&B, in cui i decision maker dell'area finanziaria e delle vendite condividono esperienze e si confrontano sui temi dei pagamenti commerciali, del working capital e del cash management.
Siamo dunque di fronte a una nuova normalità, con un assestamento su valori medi negativi. "La crescita dei ritardi gravi che aveva caratterizzato gli scorsi anni si è fermata, ma non dobbiamo aspettarci che torni ai livelli pre-crisi", ha commentato Marco Preti, Amministratore Delegato CRIBIS D&B. "Durante la crisi le aziende hanno vissuto un fortissimo cambiamento nella gestione dei pagamenti e del credito commerciale e dopo sei anni è possibile oggi tirare le somme di questo nuovo contesto. Da un lato sicuramente, le aziende operano oggi in un ambiente molto più complesso e rischioso rispetto al passato: fallimenti più frequenti, maggiore volatilità dell'affidabilità delle controparti, forte rischio di ritardi e insoluti anche dai clienti storici più fidelizzati.

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Dall'altro, le aziende hanno imparato a gestire meglio il credito commerciale, rendendolo un elemento centrale della gestione della clientela".
La conferma arriva proprio dall'osservatorio di CRIBIS D&B: le aziende che hanno raggiunto i migliori risultati sono quelle che hanno affrontato il problema dei ritardi e degli insoluti con un approccio più evoluto e sofisticato, adottando ad esempio un più attento monitoraggio della clientela e differenziando le strategie in funzione della tipologia di clientela. "In altre parole, le imprese che hanno investito nella gestione del credito commerciale, in procedure, strumenti e persone, possono ora affrontare la ripresa con maggiore sicurezza e fiducia", ha concluso Preti.
L'ANALISI PER AREE GEOGRAFICHE
Il Nord-Est risulta la macro-area geografica più affidabile, con il 45,6% di pagamenti regolari e solo l'8,8% di pagamenti oltre i 30 giorni, mentre le imprese meridionali mostrano le solite difficoltà: solo il 22,4% di pagatori regolari e ben il 27,3% in ritardo significativo.

Il Nord-Ovest è pochi punti percentuali sotto alle performance del Nord-Est: il 43% delle imprese è puntuale, il 10,1% paga con gravi ritardi. Più in difficoltà gli operatori nel Centro Italia: la metà (50%) paga entro i 30 giorni, solo il 31,5% alla scadenza e appena il 18,5% oltre un mese.
A livello di singole regioni, l'Emilia-Romagna si conferma un'eccellenza in tema di pagamenti commerciali con quasi la metà (46,6%) di imprese puntuali. Seguono, ma staccate di pochissime lunghezze, il Veneto con il 46,1% e la Lombardia con il 46% di pagatori virtuosi. Tre regioni in cui i ritardi gravi non superano il 9,2% (dato della Lombardia). Situazione diametralmente opposta per Calabria, Campania e Sicilia, che occupano le ultime tre posizioni nel ranking nazionale con quote che oscillano tra il 18,9% e il 21,3% di buoni pagatori. Nel Centro Italia si distinguono per puntualità le Marche (40,4%, quasi nove punto sopra la media dell'area), mentre il Lazio guadagna la maglia nera: appena un quarto (25,8%) delle imprese paga alla scadenza, mentre il 23,5% si attesta oltre i 30 giorni. Sondrio si conferma la Provincia più puntuale d'Italia, Reggio Calabria la peggiore.

ANALISI PER SETTORI MERCEOLOGICI
Molto eterogeneo l'andamento dei vari settori, secondo l'analisi CRIBIS D&B. Il comparto dei servizi finanziari è quello che gode di miglior salute con una quota del 48,5% di performance virtuose, a fronte di un 10,4% di ritardi gravi. Bene anche i servizi (40,8% di imprese puntuali).
Come anticipato, preoccupano le difficoltà del commercio al dettaglio, che rischiano di condizionare l'andamento di tutte le filiere produttive a monte. Appena un quarto (25,4%) delle imprese appartenenti al comparto è puntuale, a fronte di un altro quarto (24,6%) di ritardatari gravi. In questo settore si registra inoltre una crescita del 232,4% dei cattivi pagatori rispetto al 2010. Andamento negativo anche per il settore edile, che ha visto crescere i ritardi gravi del 178% negli ultimi 5 anni.

L'analisi dei pagamenti per dimensione aziendale sfata alcuni luoghi comuni: le imprese più affidabili dal punto di vista commerciale sono le microrealtà, con una concentrazione del 37,4% nella classe di pagamento alla scadenza. Parallelamente, però, le piccolissime ditte sono anche quelle che presentano il maggior numero di pagamenti con oltre un mese di ritardo (17,4%) con un peggioramento del +200% rispetto al 2010.
Andamento opposto per le grandi imprese, virtuose solo nel 16,1% dei casi ma in grave ritardo in una percentuale pari alla metà (8,4%). Situazione intermedia per le Pmi, che registrano percentuali di ritardi gravi pari al 10,1%, mentre i pagamenti regolari si attestano al 35,6%.
 



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