liberamente a tali siti
dal proprio ufficio senza
alcuna restrizione: un dato
paradossale se si considera
che il 59% ritiene che i
social network rappresentino
un pericolo per la sicurezza
della struttura informatica
aziendale e il 57% sia
preoccupato che i propri
colleghi condividano troppe
informazioni con amici e
conoscenti. È sempre più
raro che gli amministratori
IT restringano totalmente
l’accesso ai social network,
perché è in costante
crescita il numero delle
aziende convinte nelle
potenzialità business del
web 2.0, soprattutto per
quanto riguarda aspetti
come la brand awareness
e le campagne di social
media marketing. Al giorno
d’oggi, avere un profilo su
Facebook è un elemento
imprescindibile per qualsiasi
azienda, ma troppo spesso
manca la necessaria
consapevolezza dei rischi
che si corrono sui social
network e delle misure
necessarie per scongiurarli”.
Nonostante l’82% degli
intervistati abbia individuato
nella piattaforma di Mark
Zuckerberg il maggiore
pericolo per la sicurezza
di utenti privati e network
aziendali, secondo Sophos
il più grave “incidente
informatico” del 2010 si
è verificato sulle pagine
di Twitter, il sempre più
popolare sito di mico-
blogging: la famigerata falla
“Onmouseover”, individuata
nel settembre dello scorso
anno, ha infatti dimostrato
con quanta facilità e rapidità
un semplice difetto di
scrittura possa colpire un
numero enorme di utenti.
In questo caso il cosiddetto
cross-site scripting XSS,
ossia la possibilità di inserire
codici javascript all’interno di
un tweet, causava l’apertura
di pop up e siti web esterni
al semplice passaggio del
mouse sopra i link infetti.
Tra le vittime più celebri di
questa falla si ricordano
Sarah Brown, moglie dell’ex
primo ministro britannico,
e Robert Gibbs, addetto
stampa del presidente
americano Barack Obama.
Sul fronte della sicurezza
informatica, l’evento dal
maggiore impatto mediatico
è stato senza dubbio l’affaire
WikiLeaks: a seguito della
pubblicazione dei documenti
secretati provenienti da
ambasciate e altri organi di
stato, infatti, le società che
a vario titolo supportano il
controverso sito di Assange
e soci sono state bersagliate
da numerosissimi attacchi
DDos (Distributed Denial-
of-Service), che sfruttano
le cosiddette reti botnet
per inviare un’imponente
mole di false richieste al
server bersaglio al fine
di sovraccaricarlo, fino
         
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