a renderne impossibile
il funzionamento. Simile
nella tecnica adottata
dagli hacker è stato il caso
del worm Stuxnet, creato
prevalentemente per
colpire i sistemi SCADA che
regolano il funzionamento
delle applicazioni industriali,
comprese quelle utilizzate
negli impianti nucleari.
Questi due episodi sono un
chiaro indice dell’evoluzione
in corso nel mondo del
cybercrimine, non più la
semplice bravata di uno
smanettone ma sempre più
spesso un’attività criminosa
vera e propria, dettata
prevalentemente da finalità
economiche e, ultimamente,
anche politiche.
Se i social network
rappresentano
indubbiamente l’ultima
frontiera del crimine
informatico, ciò non significa
che gli hacker abbiano
messo da parte le vecchie
strategie, prima fra tutte
le molteplici e diversificate
forme di malware diffuse
attraverso siti web trappola
appositamente creati
o sfruttando quelli già
esistenti. Come facilmente
prevedibile, gli Stati Uniti
continuano a guidare la lista
dei dieci Paesi più colpiti
da questo fenomeno, ma
negli ultimi sei mesi Sophos
ha rilevato una crescita
esponenziale del malware
in Europa: sorprende in
particolare il peggioramento
della Francia, assente dalla
top ten nel 2009 con il
3,82% e oggi seconda con il
10%.
“Molti utenti ancora ignorano
quali rischi si possono
correre semplicemente
visitando una pagina online
- conclude Cluley -. Nel
2010 Sophos ha rilevato
una media di 30.000 nuovi
indirizzi URL maligni al
giorno, il 70% dei quali
da siti web attendibili presi
dagli hacker, il che aumenta
esponenzialmente la minaccia
malware: quest’ultima infatti
si diffonde prevalentemente
senza che il singolo utente
ne sia consapevole".