Investire nell’agroalimentare:
imparare dalla crisi del grano
Per non ripetere i recenti errori, occhi aperti sui problemi
climatici e precise linee di investimento
Come mai c’è voluto così
tanto tempo perché gli
investitori si rendessero
conto della drammatica
carenza nella produzione
mondiale di frumento,
per poi farne balzare il
prezzo del 25% nel giro
di pochi giorni e di oltre
il 50% nel giro di un
mese? Ricordiamoci che
prima di luglio si sono
verificate precipitazioni
avverse in Canada e
un’invasione di locuste in
Australia, che facevano
presagire una situazione
dei rifornimenti tutt’altro
che ottimale. Questo
fatto sorprende ancora di
più se si considera che
oltre 100 persone hanno
partecipato al tour dei
raccolti nel Midwest USA.
A dimostrazione della
superficialità dei mercati,
guardiamo alle regioni di
Orenburg, Ulyanovsk e
Tatar (Russia): la siccità
è cominciata all’inizio del
2010 e si era già resa
evidente non più tardi di
maggio. La reazione dei
mercati è seguita, con
un cambiamento brusco
delle posizioni relative
al frumento, solo a fine
giugno.
Chi fa le campionature
della qualità dei raccolti
in Brasile, Argentina,
Cina, Russia e Europa
continentale? Ovviamente
ci troviamo di fronte a
informazioni non solo
asimmetriche, ma
soprattutto incomplete,
o forse sarebbe meglio
chiamarle imprecise e
approssimative. I costanti
progressi della tecnologia
(immagini dai satelliti,
campionature presso le
aziende agricole, test
di qualità del terreno,
previsioni climatiche
e meteorologiche)
suggeriscono una maggiore
efficienza informativa,
che si realizzerà nel corso
del tempo. Ciò potrebbe
implicare una minore
volatilità nei movimenti
dei prezzi degli asset
nell’upstream.
Previsioni per il 2011
Per il 2011 sono evidenti
i problemi climatici in
America Latina, Australia -
le cui regioni coltivate sono
devastate da imponenti
inondazioni -, Europa e
Stati Uniti, ricoperti da neve
e ghiaccio. Ci aspettiamo
inoltre che le problematiche
della piantumazione dei
raccolti ereditate dal
2009/2010 continuino
a penalizzare l’Europa
dell’Est e la Russia. Questo
onere dovrebbe portare a
un volume di produzione
media dei raccolti che
tutt’al più sarà piatto. Con
la domanda in aumento
del 2%, potremmo trovarci
di fronte a uno scenario di
livelli di scorte ancora più
scarsi, prezzi dei raccolti
tra stabili e leggermente al
rialzo e ulteriore inflazione
degli alimentari a livello dei
consumatori finali. In questa
fase, sembra prematuro
assumere un atteggiamento
positivo nei confronti della
lavorazione alimentare, in
cui non vediamo nessun
         
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