solito si trasferisce agli
altri manager operanti sul
territorio. D’altra parte,
il country manager delle
multinazionali è sempre
più stimolato a percorsi
formativi di tipo generalistico
ed è meno disponibile a
impegnarsi nel dibattito sulla
cultura manageriale italiana.
Sono arrivato a questa
conclusione perchè ho
notato che nei dibattiti e
nei convegni (di diverse
tipologie) è sempre più
ridotta in Italia la presenza
di top manager delle
multinazionali. Viene così
a mancare un importante
elemento di confronto e
di crescita professionale
per loro stessi e per i
partecipanti manager
italiani.
Rispetto a questo scenario
per i top manager delle
multinazionali, vediamo cosa
succede ai corrispondenti
livelli delle aziende medio/
grandi italiane e nelle PMI.
Per le prime, parliamo di
aziende che hanno obiettivi
internazionali, e quindi un
carattere multinazionale,
e possiamo equipararle a
quelle straniere, anche se
con minori livelli di fatturato
ma con gli stessi pregi e
difetti. L’impegno lavorativo
in Italia o all’estero per
questa categoria di
manager, è la motivazione
principale per non vederli
quasi mai sul palco di eventi
significativi nazionali e sono
poco portati ad assumere
questo ruolo negli eventi
all’estero.
Le PMI hanno invece
trovato il bandolo della
matassa organizzativa
e si stanno preparando
a seguire la crescita per
il mercato italiano, ma
subiscono tutti i problemi
della globalizzazione
e del processo di
internazionalizzazione. Che
vuol dire operare non più sui
mercati vicini o tradizionali
per l’economia italiana, ma
operare a 360 gradi e in
particolare nei mercati del
BRIC (Brasile, Russia, India,
Cina).
I principali problemi sono:
la distanza dei mercati
potenziali da seguire, la
lingua, la tecnologia, la
scarsa propensione a fare
sistema e a lavorare con
altre realtà imprenditoriali.
Sono fattori che definiscono
la capacità dell’azienda
di trasferire la sua
competenza italiana ai
mercati esteri. Anche qui
il primo provvedimento da
prendere è la formazione
dell’imprenditore e del
manager della PMI. In
particolare il manager deve
stabilire nuove relazioni
con la proprietà, in Italia
e all’estero, con i nuovi
clienti sparsi per il mondo.
Non vedo problemi sulla
formazione per acquisire le
competenze necessarie sui
prodotti e servizi da vendere
all’estero. Più difficile
è fare l’identikit del top
manager che serva alla PMI
italiana per il nuovo corso
economico.
Che ci sia bisogno della
conoscenza della lingua
inglese l’abbiamo già detto
da tanti anni, aggiungerei
che è necessario per il
manager sapere la lingua
inglese per poter fare una
presentazione efficace
in pubblico, per una
conversazione di affari e per
trasmettere quella carica di
emotività, di passione e di
comunicatività che serve
per vincere la trattativa.
Una seconda caratteristica
importante è la capacità
del manager italiano di
gestire le proprie relazioni
personali. Questo difetto è
più grave quando il manager
è chiamato a svolgere il
suo lavoro all’estero e in
città interessanti ma difficili
da vivere come Mosca,
Shanghai, San Paolo o
Nuova Delhi.
Io credo che nei prossimi
anni questo possa diventare
         
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