Il futuro per il management
italiano: andare all’estero?
E’ il momento che i manager “liberi” pensino a una possibile
emigrazione verso i mercati internazionali
Questa volta mi piacerebbe
polemizzare con i manager
italiani. Quando si parla
di ripresa economica
italiana, si collega questa
attesa ripresa a tanti fattori
come la globalizzazione,
il PIL, il costo del petrolio
e dell’energia, l’apertura
di nuovi mercati, ecc.
Secondo me si parla
poco o quasi mai del
ruolo del management
e in particolare del top
management delle aziende.
E mi chiedo quale sia
realmente il panorama delle
aziende italiane.
Oggi assistiamo al
rafforzamento delle
multinazionali straniere che
hanno deciso di restare in
Italia, con un grosso sforzo
nella razionalizzazione
delle strutture, nella
ricerca di economie di
scala a livello industriale
e un potenziamento
nel settore distributivo.
È ormai prevalente la
struttura verticale per
competenza della gerarchia
manageriale ed è ormai
diffusa la direzione EMEA,
che comprende Europa,
Middle East e Africa. Con
questo scenario il manager
di una funzione ha ormai
il suo diretto referente
quasi sempre in una sede
diversa dalla sua, spesso
in giro per il mondo,
mentre il ruolo del country
manager è notevolmente
ridotto. Questo significa
che abbiamo tanti manager
italiani a livello di country,
quindi residenti in Italia,
tanti manager (magari
stranieri) a livello EMEA
(anche loro residenti in
Italia), ma molti di meno
come responsabili di una
funzione verticale a livello
mondiale o macroregionale
e quindi residenti all’estero.
Questo tipo di struttura delle
multinazionali sta riducendo
i livelli manageriali in Italia
per la parte gestionale
e sta portando alla
centralizzazione di tante
funzioni di staff come nel
caso del marketing, della
comunicazione e della
gestione delle Risorse
Umane. Inoltre, la presenza
di “top manager” italiani
nelle multinazionali ha
meno appeal di qualche
decennio fa. Anzi,
sta avvenendo il fatto
contrario con l’aumento di
manager provenienti da
altri Paesi nelle funzioni
e nelle attività verticali,
mentre il top manager
nelle multinazionali ha
sempre più un ruolo di
rappresentanza nelle
relazioni industriali
dell’azienda.
Conseguenza di questo
disegno aziendale è
che la formazione dei
manager di primo livello
è sempre più spostata a
livello di corporate della
multinazionale. I piani di
formazione sono omogenei
per persone che operano
in molti Paesi, basati su
contenuti di competenze
verticali e con un respiro di
trasversalità organizzativa.
Perdiamo quindi a livello
italiano questo business
di formazione e perdiamo
l’indotto formativo che di
         
BusinessCommunity.it - Magazine - Aprile 2011 | | | SOMMARIO| | | NOMI | | | ENGLISH