veramente vendere.
Mork: Ma dai, si tratta solo
di tenere duro e poi vieni
ripagato: pensa che il padre
di una mia amica negli
anni’70 ha comprato…
Mindy: Scusa Mork, ma ti
interrompo subito: quello
era un altro mondo! Stiamo
facendo storia del mercato
immobiliare o cerchiamo di
capire se in futuro questo
sarà ancora un investimento
“sicuro” così come viene
percepito da una buona
fetta di persone? Tieni conto
che principalmente non ti
sto parlando dell’acquisto
dell’eventuale prima casa
(anche se con qualche
accorgimento il discorso si
dovrebbe estendere anche
a questa tipologia), ma
dell’acquisto di un immobile
come investimento. Io
credo che quello che stiamo
vedendo accadere, per
esempio, negli Stati Uniti o
in Irlanda non capiterà da
noi, ma comunque l’epoca
del mattone come porto
sicuro degli investimenti
potrebbe non ritornare più.
Mork: Ma scusa, che è
successo negli Stati Uniti e
in Irlanda visto che me li citi
in continuazione?
Mindy: Ma come fai
a prendere decisioni
importanti (compro casa,
non la compro, chiedo un
mutuo… ecc.) se vivi con il
paraocchi? Scusa Mork, ma
come fai a ignorare il crollo
dei prezzi del settore
immobiliare che ha
colpito l’Irlanda, con
l’indice dei prezzi in
calo del 40% dal picco
del 2006! E anche
negli Usa il fenomeno
è molto simile: quasi
tutti i distretti urbani
sperimentano una
flessione del valore
degli immobili in media
tra il 30 e il 40%, con
punte del 50% in
alcune città come Los
Angeles o Miami dove
oltre un quarto dei
mutui esistenti è superiore
al valore della casa per cui è
stato contratto!
Mork: E come farà il
mercato a risollevarsi? Ma
potrebbe succedere anche
da noi?
Mindy: In proporzioni così
drammatiche direi di no, ma
ipotizzare un calo dei prezzi
nei prossimi anni mi sembra
abbastanza ragionevole.
Dopo aver letto un’intervista
a Ezio Bruna, docente del
Politecnico di Torino, ho
trattenuto due informazioni,
a mio avviso illuminanti. La
prima è che in buona parte
la domanda di acquisto
di case viene supportata
dalla costituzione di nuove
famiglie, e purtroppo in tal
senso la curva demografica
in Italia ci lascia un quadro
impietoso: a fronte infatti
delle attuali 300.000 famiglie
di nuova formazione ogni
anno, stiamo scendendo
verso le 180.000. Quindi,
domanda scarsa rispetto
agli anni precedenti in
termini di prime case,
tralasciando la rilevante
problematica del precariato
lavorativo che non consente
ai neo nuclei familiari di
considerare l’ipotesi di un
acquisto, quanto piuttosto
quella di un affitto. Il