banco ancora per qualche
mese. Ma l’acquisto
indiscriminato di asset crea
delle distorsioni notevoli,
che rendono instabili e
volatili i mercati. Dovesse
venire a mancare la fiducia
nelle manovre attuate, in
un attimo la situazione
precipiterebbe nuovamente
senza possibilità di
recupero. Dovesse invece
questa liquidità entrare
finalmente nell’economia
reale, la crescita dei prezzi
non tarderà a venire”.
D’altra parte altre forze
si stanno muovendo.
Le strutture dei Paesi
emergenti sono più solide
di quanto si pensasse, e
già ora questi Paesi sono
i finanziatori anche della
crescita occidentale. “Va
ricordato però
- precisa
Mignon -
che questa
solidità
è stata
raggiunta
grazie alle
profonde relazioni
commerciali con i Paesi
industrializzati. Non è
ancora credibile uno
scenario in cui il destino
delle economia asiatiche
o latino-americane sia
separato da quello
dell’Occidente. Per cui
gli investimenti nei Paesi
emergenti, fatti con criterio,
rappresenteranno sì una
forma di diversificazione,
ma non proteggeranno
dagli scenari più negativi.
E, infine, tornerà a
ripresentarsi il conto salato
della globalizzazione e
della crescita dei consumi
che avevamo lasciato nel
2007”. Già ora il livello delle
commodity e dei prezzi
alla produzione è tornato a
crescere. Tre anni fa questa
crescita, improvvisa e per
certi versi speculativa, fu
una delle cause del tracollo
successivo. Questa volta
dal versante americano la
liquidità creata dovrebbe
servire a sostenere
un’economia i cui margini
sono sotto pressione. Il
condizionale è d’obbligo,
trattandosi di scenari mai
sperimentati prima, ma il
materializzarsi dell’inflazione
sarà, per necessità,
uno degli argomenti di
discussione.
“Quello che ci si deve
aspettare dal 2011 quindi
– conclude Mognon - sono
soprattutto risposte ai
quesiti posti dagli squilibri
e dalla precarietà di questi
ultimi anni. Una risposta,
positiva o negativa che sia,
servirà a fare chiarezza
su quali saranno le nuove
strutture economiche.
Dopo anni di esasperazioni
finanziarie è necessario
quel riassetto globale che
si pensava sarebbe venuto
dopo la crisi del 2008
ma che continua a non
realizzarsi. Nel frattempo,
sarà ancora fondamentale
la diversificazione, la
capacità di gestire posizioni
tattiche in risposta ai
nuovi scenari cui andremo
incontro. Nell’azionario
sarà necessario prestare
attenzione allo stock picking
e alle strategie alternative.
Nell’obbligazionario
è ancora più forte la
spaccatura tra uno scenario
deflattivo, che porta a
sottostimare fortemente
il rischio duration, e
uno scenario di crescita
speculativa che sottostima
il rischio credito e liquidità.
A questo si aggiunge
un possibile aumento
dell’inflazione, anche senza
una vera ripresa economica,
che giocherebbe a sfavore
di titoli non indicizzati”.
BusinessCommunity.it - Magazine - Dicembre 2010 | | | SOMMARIO | | | ENGLISH