Previsioni 2011 investitori:
un altro anno di transizione
Fondamentale la capacità di gestire posizioni tattiche in
risposta ai nuovi scenari
Il 2011 sarà il banco di
prova delle strategie messe
in atto a livello globale per
uscire dalla crisi che ha
accompagnato l’economia
mondiale nell’ultimo
biennio. Secondo Andrea
Mognon, Gestore Senior
di Banca Zarattini & Co:
“l’anno passato è stato
testimone di un continuo
stillicidio di ipotesi su
quale sia lo scenario in
cui ci stiamo muovendo,
dalla catastrofe deflattiva
all’esplosione di nuovi
eccessi speculativi, dal
“new normal” al nuovo “gold
standard”. Del resto, questa
teoria di congetture spiega
la difficoltà di interpretare
una crisi che riguarda in
profondità soprattutto gli
stati sovrani dei Paesi
più industrializzati. Le
previsioni che riguardano
l’anno prossimo, anche
se positive in alcuni casi,
non permettono di essere
ottimisti. I finanziatori di
ultima istanza, i governi,
si trovano già coinvolti
nello sforzo di risollevare
l’economia, ma allo stesso
tempo i loro bilanci sono
sottoposti a una profonda
tensione finanziaria, tanto
da rendere traballante
una qualsiasi ripresa. Per
questo, l’anno prossimo
sarà necessariamente un
punto di svolta, sia per i
bilanci dei governi sia per
l’economia reale, che non
è più in grado di vivere sul
tempo preso in prestito su
una futura ripresa”.
Gli attori economici
si avvicinano alla fine
dell’anno in ordine sparso,
tra accordi di massima e
profonde idiosincrasie che
mescolano i fini economici
a quelli politici. Mentre la
Germania cerca di spingere
una riottosa Unione
Europea sulla strada del
risanamento finanziario,
gli Stati Uniti si dedicano
alla spesa e alla liquidità,
accompagnata a una
politica di svalutazione della
moneta. I Paesi emergenti,
la Cina in testa, ormai non
sono più semplici spettatori
di queste scelte, ma
decidono secondo i propri
interessi finanziari.
Diversi elementi dovranno
essere fissati l’anno
prossimo. La solidità
dei Paesi europei dovrà
trovare una soluzione,
che sia positiva o
negativa, evitando che
si protraggano situazioni
di virtuale fallimento
all’interno dell’Area Euro.
“La disoccupazione è
l’altro grosso scoglio su cui
si stanno infrangendo le
speranze di una crescita
dettata dai consumi -
continua Mignon -. Non è un
fenomeno nuovo, spesso si
è parlato nelle precedenti
recessioni di riprese con
bassa occupazione, ma
il problema deve ormai
essere affrontato, se non
si vuole tornare a fare i
conti sempre con gli stessi
problemi. La liquidità è un
altro elemento che non
va sottovalutato. L’idea
americana che sostenere
i mercati finanziari aiuterà
anche l’economia reale
probabilmente terrà
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