è sensibilmente inferiore
a quello medio dell’area
euro (95%) e a quello delle
principali economie dell’area
(Regno Unito 150%,
Spagna 125%, Germania
91%, Francia 75%). Circa il
70% della ricchezza totale
delle famiglie è costituita
da attività reali e di queste
oltre l’80% sono abitazioni.
La crisi economica si è
riflessa principalmente sui
volumi di compravendite:
le aspettative riguardanti
possibili futuri incrementi
dei prezzi si sono ridotte
portando le famiglie ad
aumentare la liquidità,
mentre il peggioramento
delle condizioni di accesso
al credito ha causato
un totale blocco degli
investimenti. Gli italiani
sono da sempre un popolo
di risparmiatori: solo il 30%
delle famiglie acquista
casa tramite mutuo. Chi
deve vendere non ha
generalmente necessità
di farlo in tempi brevi:
può aspettare momenti di
mercato più favorevoli.
Sempre secondo i dati
REAG, nel 2010 in quasi
tutte le grandi città italiane
e per tutte le tipologie, a
eccezione degli immobili
industriali, non si sono
registrati ulteriori ribassi
dei valori; nel 1° semestre
2010 le compravendite
di abitazioni sono tornate
a crescere e già nel 2°
semestre 2009 la discesa
dei prezzi era stata inferiore
rispetto a quanto registrato
nella prima parte dell’anno.
Nel 3° trimestre 2010 però
gli scambi sono tornati a
essere negativi in tutti i
comparti compreso quello
residenziale. La contrazione
delle compravendite di
abitazioni (-2,7%) a livello
nazionale dipende dalla
decrescita registrata nei
comuni di provincia e nelle
regioni del Sud: nel Centro
e nel Nord (rispettivamente
+1% e +2,6%) la ripresa
è continuata anche se a
tassi ridotti rispetto al 1°
semestre 2010, mentre
al Sud si è registrato un
-13,8%. Nei capoluoghi è
stato scambiato il 4,9% delle
abitazioni in più rispetto allo
stesso periodo del 2009,
mentre i Comuni minori
hanno fatto registrare una
perdita del 5,8%. I dati sulle
compravendite dimostrano
l’importanza del fattore
economico: dove l’economia
è più attiva e in ripresa, cioè
nelle grandi città e nel Nord
del Paese, le compravendite
sono tornate a seguire un
trend positivo consolidando
la ripresa del 1° semestre.
Sui mercati residenziali e
commerciali pesano poi
moltissimo le previsioni
relative al mercato del
lavoro: in tutte le economie
avanzate si è verificato un
innalzamento del tasso
di disoccupazione e ciò
ha influito direttamente
sulle decisioni di spesa
delle famiglie. I maggiori
istituti di ricerca economica
prevedono già dal 2011
un lento rientro della
disoccupazione, ma si
tornerà sui livelli del 2008
solamente nel 2015.
Una contrazione delle
vendite o una sostanziale
stagnazione dei consumi
potrebbe prolungarsi fino a
tutto il prossimo anno, con
conseguenze sui prezzi
degli immobili commerciali
non ben localizzati.
“Nel corso del 2011 e del
2012 e come già avvenuto
in passato, il settore
residenziale guiderà la
ripresa dell’intero comparto
continuando a essere
il naturale sbocco della
liquidità delle famiglie -
commenta Civelli -. Per
quanto riguarda invece il
comparto degli immobili
per le attività economiche,
la ripresa sarà più lenta e
direttamente proporzionale
all’evoluzione del quadro
macroeconomico che
appare ancora incerta”.
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