seguono due direttive. La
prima, relativa al mercato
interno, della quale mi
occupo direttamente
come Vicepresidente della
Commissione per il Mercato
Interno e la Protezione
dei Consumatori, riguarda
l’inserimento delle norme
d’origine nel più ampio
provvedimento relativo
all’etichettatura dei prodotti
tessili, che tutelano i
consumatori europei e
le PMI che realizzano i
manufatti all’interno degli
Stati Membri. Quando si
è iniziato a esaminare il
dossier che avrebbe dovuto
regolamentare l’etichettatura
dei capi d’abbigliamento,
mi sono documentata,
confrontata con gli operatori
del settore sul territorio, mi
sono battuta con tenacia
affinché fosse inserita non
solo l’origine del prodotto,
ma anche una serie di
emendamenti per dare
una definizione di “Made
in Italy” che fosse veritiera,
compatibilmente con la
struttura delle aziende
italiane. Ho suddiviso l’intero
processo produttivo tessile
in quattro fasi - filatura,
tessitura, nobilitazione
e confezionamento - e
ho richiesto che solo
chi effettua almeno due
passaggi di lavorazione
essenziali su quattro potrà
utilizzare il marchio “Made in
Eu” o “Made in Italy”.
Il marchio “100% Made In”
sarà, a ulteriore tutela per il
lavoro artigiano, consentito
solo a chi produce i propri
beni interamente in uno
Stato Membro dell’Unione.
Fino a oggi si poteva
produrre in Cina o in
Vietnam e poi apporre il
marchio Made in Italy o
Made in France: bastava
che un passaggio, anche
formale, della lavorazione
fosse svolto nell’Unione
europea. La norma è già
stata approvata dalla
Commissione mercato
interno, e ha già ricevuto il
via libera anche in seduta
plenaria a Strasburgo con
ben 528 sì, 108 astenuti e
solo 18 contrari. Persino i
tedeschi e i socialisti hanno
votato a favore. Questo
regolamento è ora in fase
di valutazione presso il
Consiglio Europeo, come
previsto dalla procedura
e confidiamo che venga
definitivamente approvato
così com’è per essere
efficace al più presto in
tutto il Mercato Interno,
così più trasparente e
corretto. Sarebbe ora. Per
quanto riguarda, invece,
la merce che proviene
dai Paesi extra Ue, ad
ottobre abbiamo votato in
plenaria il provvedimento
che, finalmente, introduce
l’obbligo di etichettatura di
origine per tutti i prodotti
importati in Europa.
Anche qui si tratterà di
attendere il parere del
Consiglio e sperare che
il provvedimento entri in
vigore così come l’abbiamo
votato.
Quali azioni per le PMI
italiane?
Generalmente si tende
a ragionare per settori
merceologici, ma in effetti la
dimensione delle imprese è
una delle poche variabili che
prendiamo in considerazione
trasversalmente.
Recentemente si è dato il
via all’approvazione della
Direttiva che fissa, per i
ritardi dei pagamenti nelle
transazioni commerciali
tra privati e Pubblica
Amministrazione, il termine
tassativo di 30 giorni solari
rinviabili a 60 per il settore
sanitario o in presenza di
casi eccezionali. Dal 2013,
sulle fatture non liquidate
entro i termini, peserà un
interesse di mora, pari,
come minimo, all’8%,
nonché il diritto di recupero
delle spese amministrative
e il rimborso dei costi interni
sostenuti a causa dei ritardi
di pagamento fissato a 40